ENI SUPER STAR PER GENTILONI / E LE CORRUZIONI INTERNAZIONALI? 

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Orgoglio Italia. In Africa Paolo Gentiloni gonfia il petto e visita la gigantesca piattaforma petrolifera griffata Eni. “E’ l’esempio del meglio del nostro Paese, è l’Italia che sa lavorare, il nostro vanto”.

Trombe, fanfare e tric trac.

Peccato che il nostro premier non sia a conoscenza delle varie inchieste per corruzione internazionale che, come un tornado, stanno investendo l’Eni. Ben nascoste dai grandi media che preferiscono, of course, non disturbare i manovratori e non distrarli dai loro affari.

Ha parlato, Gentiloni, di “affari”, “business” improntati alla massima trasparenza e nel pieno rispetto dei paesi – in questo caso – africani.

Dimentica le maxi mazzette dall’Algeria alla Nigeria, pagate da Eni a faccendieri, intermediari e recapitate ai vertici politici di turno per ottenere le maxi commesse. Lo sta documentando con una gran quantità di dettagli la procura di Milano, al lavoro da oltre due anni su quelle piste in terra d’Africa.

Dilma Rousseff

Dilma Rousseff

Anche se la mazzetta del secolo riguarda il Brasile e il super appalto Petrobras. Ma non c’è solo la procura di Milano ad aver accesso i riflettori, sempre per corruzione internazionale. Si sta muovendo come un carrarmato anche quella carioca, un’inchiesta – Lava Jato –  che ha portato all’impeachment del presidente Dilma Roussef, a pesantissime accuse per il mitico presidente Ignacio Lula da Silva e all’incriminazione di mezza classe politica e dirigente verdeoro.

Sul fronte di casa nostra alla sbarra, con Eni (e l’ex presidente Paolo Scaroni), c’è consorella Saipem, leader nella realizzazione di impianti petroliferi, e la corazzata privata Techint, che fa capo a Gianfelice Rocca. La procura meneghina indaga anche sul tesoro svizzero di San Faustin, il crocevia internazionale di rapporti & affari di casa Rocca. E tramontata EMA,  per i Rocca c’è già  nel mirino l’Human Technopole di Milano, a bordo della big per la sanità privata (che conta molto sui fondi pubblici), Humanitas.

Ma tutte queste cose il nostro gentil premier non le sa.

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