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Bugie, mezze verità


13 novembre 2017 autore: Luciano Scateni



Trump-Putin

Torto o ragione? Per fortuna la Rai ha cancellato dai palinsesti il programma del pomeriggio ambientato nella parodia delle aule di tribunale, con tanto di magistrato giudicante, avvocati accusa-difesa, cosiddetti esperti (inclusi l’ex pugile Oliva, la Parietti e un vecchio psichiatra ben oltre il limite del pensionamento), testimoni e contendenti di liti tra padri, madri, figli, suocere, amici di famiglia, ex mariti ed ex mogli, fidanzati/e traditi/e, condomini l’un contro l’altro armati, eredi in lite per l’eredità, eccetera eccetera. Il format ha rappresentato farse tra il comico e il tragico, concluse con la sentenza del magistrato e il verdetto di una giuria di aficionados, presenzialisti a oltranza. Tutto falso: in un salotto televisivo non può e non deve essere emessa una sentenza e la condanna del magistrato chiamato a dare credibilità al “processo” non ha alcun valore. Inoltre, a orecchie e occhi attenti i litiganti somigliavano molto ad attori chiamati a esibirsi in performance televisive.

Bugie veniali e colossali bufale inondano ogni segmento di questa società del fittizio. Il funambolico Trump nega il Russiagate e di ritorno da un rendez vous con l’“amico” Putin ha ripetuto più volte “ “Gli credo, nessuna interferenza nelle elezioni”. Sputtanato dalla Cia è costretto a un rapido dietro front. Dichiara Brennan, ex capo dei servizi segreti americani che “Il presidente Trump appare intimidito da Putin e mette in pericolo la sicurezza del Paese”

Quante bugie, mascherate con il top secret della sicurezza nazionale, quante omissioni nel capitolo buio delle stragi di stato, delle contiguità politica-mafia, quanti segreti non rivelati sugli assassini di Falcone e Borsellino, sull’omicidio dell’inviata della Rai Ilaria Alpi, sui morti in fabbrica per l’insulto sottaciuto di sostanze tossiche, il malaffare incancrenito nel pianeta del clero corrotto, su guerre e aggressioni legittimate con la menzogna di esportare democrazia. Che dire della grande evasione fiscale consentita con complicità sotterranee, delle promesse elettorali (milioni di nuovi occupati,). Peggio, come sopportare il negazionismo neonazista dell’olocausto?

Terra, terra, è sempre più fitto lo sciame di denunce di donne dello spettacolo molestate, stuprate, vittime di violenze sessuali subite da produttori, registi attori, fotografi, dirigenti con licenza di assumere o respingere aspiranti attrici. Primi imputati di questa tornata di denunce il potente Weinstein, l’attore (dichiaratosi gay) Kevin Spacey, premiato con due Oscar. Appena dopo la prima rivelazione una valanga di donne costrette a sottostare a “ignobili voglie” di Weinstein in cambio di lavoro nel mondo del cinema e più in generale dello spettacolo. Tutto vero? E’ difficile immaginare che un’attrice affermata inventi un abuso perché si parli di lei, o che menta per preconcetta ostilità verso il maschio, ma non si possono neppure escludere esagerazioni o intenzioni vendicative a fronte di “no” che avrebbero tarpato le ali ad attrici e attori.

Il caso più recente coinvolge il regista Brizzi, accusato da una decina di giovani attrici di molestie e violenze sessuali. L’ “imputato” risponde di non aver mai fatto sesso con chicchessia se non consenziente e condiviso. Commenta l’attrice Nancy Brilli: “Non accusate se non avete le prove”. Sull’altro fronte racconti raccapriccianti che si sovrappongono nella descrizione di un Brizzi satiro assatanato.

In tanti si interrogano sul perché di questa improvvisa ondata di denunce tardive. “Perché abbiamo provato orrore e vergogna” rispondono le vittime.

Sullo sfondo di una vicenda di così grande squallore si delinea la scandalosa sequenza di ricatti, comune a sezioni diffuse nella società: “Ti assumo, se accetti il licenziamento in caso di maternità”, “Fai carriera nel giornalismo se eviti di rivelare eventi scomodi per la proprietà della testata e i suoi referenti politici”. Sono solo un paio di esempi e offrono una tra molteplici risposte all’improvvisa esplosione di scandali venuti alla luce per il coraggio di donne che, come chi le ha precedute con le battaglie femministe, assaltano il bunker del machismo a cui ogni cosa è permessa.




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