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Italia, Paese di naviganti, poeti e imbecilli


12 novembre 2017 autore: Luciano Scateni



bebe

Di italiani idioti, ebeti con travasi di bile per vocazione genetica, ce n’è a tonnellate nel Paese masochista che riammette nell’agone della politica un imprenditore sceso in campo per “farsi gli affari suoi”, pluri indagato, processato e condannato, privato del titolo di cavaliere e del diritto a rappresentare il suo elettorato in Parlamento. Ce, n’è, altrettanto e di più pericolosi, nella palude della destra neofascista, nel mondo dei bigotti ostili alle coppie di fatto, nell’arcipelago che include razzismo, omofobia, sessismo. Ne è pieno il complesso dei social, che in assenza di vigilanza insultano, molestano, popolano l’ignobile sottospecie umana della pedofilia, dei predatori nascosti sotto mentite spoglie di amici in cerca di compagnia, cioè stupratori e assassini.

Sentite questa: in un cartello l’immagine di Bebe Vio, la più volte campionessa paraolimpica mondiale di fioretto. Il troglodita di turno l’ha imbrattato con la scritta “Bebe Vio, ti stai facendo i soldi sulla tua disgrazia. Vergogna”.

Beatrice Maria Adelaide, Marzia Vio è una giovane, coraggiosa donna che il destino ha punito ingiustamente con menomazioni gravissime, conseguenza di una forma invalidante di meningite. Bebe, come altri uomini e donne nelle sue condizioni, è diventata un simbolo eclatante di affermazione della parità intellettuale e nel suo caso fisica con i “normali”. Portabandiera degli sportivi con handicap ha ottimizzato i successi sportivi a favore dell’impegno a scuotere le coscienze della società perché cancelli la discriminazione nei confronti dei meno fortunati. L’intelligenza, la simpatia, la gioia di vivere di Bebe si fonde manifestamente con la straordinaria forza d’animo e la forte personalità di Alex Zanardi, pilota di formula 1 vittima di un incidente di gara che lo ha privato delle gambe. Bebe e Alex hanno combattuto e vinto la difficile guerra della “rinascita” come persone e atleti. La sensibilità per il problema che impersonano ha indotto il mondo della comunicazione a farne espressione di rivincita sulla sfortuna e li ha impegnati in trasmissioni televisive, da conduttori, ispirate all’ottimismo da infondere a quanti traggono dal loro esempio la forza per superare enormi difficoltà. Non secondario è l’obiettivo di rappresentare la coscienza critica nei confronti di inerzie e omissioni istituzionali che ostacolano la vita dei portatori di handicap. L’imbecille del cartello citato purtroppo non è solo. Gli fanno compagnia troppi suoi simili che non sono solidali con i “diversi”: ragazzi e ragazze down, gay e migranti.

Succede a Torino, su un bus di linea. Un uomo di sessant’anni insulta una ragazza dalla pelle scura, figlia di un’italiana e di un africano, promessa del basket, zaino scolastico sulle spalle. Le grida “Che vai a fare a scuola, tanto finirai sulla strada”. Il becero razzista non si accontenta dell’ingiuria razzista e le sferra un calcio, che colpisce la gamba della ragazza, accompagnato dalla frase “Togliti dalla mia vista, negra di m…a”. Nel bus affollato nessuno è intervenuto contro il passeggero razzista. L’episodio, uno di tanti raccontati dalla cronaca di un Paese per fortuna abitato in maggioranza da antirazzisti, induce a tifare per programmi televisivi condotti da uomini e donne di colore, per analogia con “La vita è una figata” di Bebe Vio




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