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SANITA’ NEGATA / STORIA DI UN CALVARIO ANNUNCIATO


10 novembre 2017 autore: Redazione



ospedale

Storie di malasanità. Di più: di sanità totalmente negata. Di disprezzo della vita altrui. Di negazione dei più elementari diritti. Quando un essere viene calpestato e gettato in discarica, e nessuna giustizia arriva mai. Massacrato, quindi, una seconda volta. E sempre in guanti bianchi. Chiamale, se vuoi, mafie bianche. 

Da un lettore, Vittorio C. di Bracciano, ci è arrivata questa ricostruzione, che riproduciamo integralmente, in tutta la sua drammaticità. Un calvario annunciato, stazione dopo stazione, violenza su violenza, in un clima di totale indifferenza per il valore della vita umana. Ecco il testo.  

A mia madre era stato diagnosticato un tumore all’utero, non in fase terminale. Era curata e poteva essere operata. Dopo un anno il tumore era stabile, come dimostrano gli esami ai quali si era sottoposta. All’ospedale di Rimini le hanno prescritto un farmaco antitumorale che le ha provocato una trombosi. Ricoverata all’ospedale San Filippo di Roma, hanno sottoposto mia madre ad un intervento di toracentesi per asportarle il liquido che si era formato nei polmoni.  Durante tale intervento le hanno provocato un pneumotorace (le hanno sfondato un polmone).

Hanno provato a curarla tenendo tutta la vicenda nascosta a noi familiari,  contando probabilmente sul fatto che il suo eventuale decesso poteva essere attribuito al tumore. Mia madre ha sofferto tantissimo. Il liquido le si riformava appena tolto, essendo il polmone sfondato. E’ stata allettata più di 4 mesi. Ricoverata all’ospedale di Bracciano per un’altra toracentesi, la hanno messa in carico in un Hospice di Nepi come paziente domiciliare, dicendoci che la avrebbero curata meglio. Invece era stata mandata a morire.

L’Hospice ha ricoverato mia madre senza effettuare una stadiazione. Non avrebbero mai dovuto ricoverarla. Hanno rubato anche i soldi pubblici. Mia madre non era malata terminale e non era sottoposta a cure palliative. Era a casa e faceva le cure per il tumore ed era in attesa di intervento. Era assistita anche dall’ASL di Bracciano domiciliarmente.

Pochi giorni prima di morire ha fatto un esame che indicava il tumore stabile e allo stadio 3. Ricoverata all’Hospice per una toracentesi ha avuto un malore ed è stata trasportata all’ospedale di Civita Castellana con codice giallo. Aveva gravi problemi respiratori. Hanno tenuto mia madre in un corridoio per 15 – 16 ore, a digiuno senza portarla in bagno. Invece di trasportare mia madre in un ospedale dove potevano curarla, su richiesta del primario dell’Hospice la hanno rimandata all’Hospice dove la hanno lasciata agonizzare per un giorno intero.

Poi le hanno somministrato una sacca di gelofusine, un sostituto del plasma che si somministra a chi ha gravi emorragie. Mia madre non aveva perso sangue, quindi il plasma in eccesso le ha provocato un coagulo. E’ morta tra le mie braccia poco dopo. Ho chiamato medici ed infermieri per soccorrerla, ma non è venuto nessuno.

Ho presentato un esposto alla procura di viterbo. Il pm ha chiesto l’autopsia.

Il medico incaricato ha presentato una relazione vergognosa. Ha omesso tutti gli esami strumentali ai quali era stata sottoposta mia madre e che dimostravano le colpe dei medici, ha omesso i documenti che dimostravano lo stato di salute di mia madre. L’autopsia evidenziava il polmone sfondato, ma il medico ha sorvolato sulla questione. Cosa più grave è che ha riportato in autopsia il fatto che mia madre avesse un polmone di 250 grammi con 1500 cm3 di liquido, cosa impossibile visto che un polmone pesa almeno 600 o 700 grammi. Inoltre un polmone così piccolo può contenere al massimo 600 o 700 cm3 di liquido. Quindi il medico, insieme al medico legale da me nominato, ha asportato la parte di polmone sfondata, rendendo così impossibile il ripetere di una autopsia. Il pm da canto suo ha tenuto mia madre più di 10 giorni all’obitorio dopo l’autopsia e ha omesso tutta la documentazione in suo possesso che smentiva la relazione del ctu.

Ho presentato opposizione al gip che la ha accolta, ma a distanza di un anno non ha ancora fissato l’udienza in camera di consiglio.




Una risposta a “SANITA’ NEGATA / STORIA DI UN CALVARIO ANNUNCIATO”

  1. Vittorio C. scrive:

    Buonasera Dottor Cinquegrani. La ringrazio per aver dato voce alla vicenda che mi ha colpito in modo così profondo. Lei ha pubblicato la lettera che le ho mandato insieme all’esposto che ho presentato in Procura. Ci tengo a sottolineare che per quanto riguarda alcuni aspetti, tipo i soldi pubblici spesi, la parte di polmone asportata, il polmone sfondato e tutti gli altri aspetti che ancora non sono stati dimostrati in Tribunale, sono deduzioni che credo chiunque possa fare leggendo i documenti sanitari. Ho avuto già tanto male dalle istituzioni. Spero che non me ne venga altro nella mia ricerca di Verità e Giustizia.

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