CASO ABU OMAR / ITALIA E USA D’ACCORDO PER IL RAPIMENTO

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Il rapimento dell’iman Abu Omar, voluto dagli Usa, è stato portato a termine con la piena collaborazione delle autorità italiane, a cominciare dai servizi segreti di casa nostra.

La clamorosa conferma arriva dall’unico agente della Cia che abbia pagato un prezzo per quel rapimento, Sabrina De Sousa, portoghese con passaporto americano, condannata a tre anni di pena da scontare ai servizi sociali. Inizialmente la condanna era stata di sette anni, poi ridotti a tre per un indulto e una grazia presidenziale. Indulti e grazie che hanno baciato gli altri agenti Cia coinvolti, i quali l’hanno passata del tutto liscia.

Per quella vicenda sono stati indagati i vertici dei nostri servizi, a partire dall’allora capo del Sismi Niccolò Pollari, che l’ha sempre fatta franca invocando il segreto di Stato. Pollari, poi, è stato coinvolto in un’altra brutta storia, quella relativa allo spionaggio e dossieraggio di decine e decine tra magistrati, giornalisti italiani e stranieri, qualche politico di opposizione: tutti accusati di aver costruito una rete sovversiva anti Berusconi, allora premier (parliamo del quadriennio 2002-2006).

Secondo Pollari e il fido Pio Pompa sarebbe stata proprio la Voce al vertice della piramide di controinformazione. Il processo che ne è scaturito, celebrato a Perugia, s’è risolto in una bolla di sapone, grazie al solito “segreto di Stato” salvatutti anche in una vicenda che niente aveva a che fare, stavolta, con la sicurezza dello Stato: sono invece stati utilizzati soldi pubblici per fini privati, ossia lo spionaggio-dossieraggio di tanti cittadini, alla faccia di tutte le privacy.

Ma torniamo a Sabrina De Sousa. Ecco alcuni passaggi del suo racconto.

“L’unica mia attività in quella vicenda è stata aver partecipato ad una riunione con funzioni di interprete tra uomini della Cia e del Sismi, in cui si parlò di extraordinary rendition. Avvenne nel Consolato di Milano, dove io ero stata trasferita da un anno”

“Nel giorno in cui è avvenuto il sequestro, a febbraio del 2003, io ero fuori città, in settimana bianca, e quando sono tornata mi hanno detto che c’era stata un’operazione andata a buon fine. Poi sono rientrata negli Usa e non ho saputo più nulla fino all’inchiesta della magistratura italiana”.

A proposito di Abu Omar: “Un musulmano pericoloso, che stava progettando un attentato a uno scuola-bus in Italia, era stato prelevato e portato via dopo essere stato interrogato. Solo dopo abbiamo saputo che non era vero, come hanno ammesso le stesse autorità egiziane che lo hanno torturato, e oggi Abu Omar scrive tweet di solidarietà in mio favore”.

Eccoci al Sismi e a Pollari: “Secondo il nostro capo centro Jeff Castelli, Pollari era d’accordo, mentre lui ha detto di no, ma senza poterlo dimostrare per via del segreto di Stato confermato dal governo”. Confermato da tutti i governi, come è successo – incredibile ma vero – per i dossieraggi, con un segreto di Stato apposto via via dagli esecutivi Berlusconi, Pordi, ri-Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e, a quanto pare, confermato anche da Gentiloni. Tutti insieme appassionatamente per avallare e dare copertura ad operazioni criminali.

Continua De Sousa: “Io non so cosa sia accaduto, ma so per certo che un’operazione come quella su Abu Omar in un Paese alleato come l’Italia non si può portare a termine senza l’approvazione e il coinvolgimento delle autorità italiane”.

“Quella è gente esperta; a Beirut o altrove hanno fatto operazioni di cui non s’è saputo nulla. Se in Italia hanno lasciato tracce è perchè c’era la sicurezza di muoversi senza subire conseguenze”.

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