E io pago…verbo non coniugato da reali, star, grandi e piccoli evasori

Condividi questo articolo

Noi fessi, noi che paghiamo le tasse, o meglio, noi espropriati dal fisco alla fonte, prelevando dalla busta paga. Loro, i furbi, sghignazzano ogni volta che mettono in tasca soldi “in nero”, che siano medici, ingegneri, dentisti, elettricisti, idraulici o falegnami, avvocati, commercianti, tecnici Tv, parcheggiatori abusivi. Loro, grandi e medie imprese, assi del pallone, attori-attrici, trafficanti di armi e droga, che inventano società di comodo per mettere al sicuro somme milionarie al riparo dell’erario, in ospitali paradisi fiscali. Loro che se non evadessero riscatterebbero l’intero deficit del bilancio statale, loro che nessun governo ha mai osato indagare per snidarli.

Il prologo di questa nota riporta la protesta dei leali contribuenti italiani e le lagnanze diventano rabbia ogni volta che un’indagine di settore svela il bubbone degli inadempienti. Se poi si tratta di reali, anche il più fervido simpatizzante della monarchia, impreca contro, magari in inglese dal momento che a evadere è nientemeno la venerata Elisabetta II. La regina è in buona-cattiva compagnia di big della politica e dello spettacolo. Qualche nome? Alcuni Reali, George Soros, ministro del commercio di mister Trump, Bono Vox, Madonna, migliaia di imprenditori, ministri, centoventi politici, giganti dell’informatica (tra gli altri Apple, Nike, Uber).

La fonte? Documenti acquisiti dal giornale tedesco Suddeutsche, condivisi con il Consorzio dei giornalisti investigativi e rivelati in Italia dal settimanale L’Espresso, che ne ha l’esclusiva insieme al programma Report della Rai. I big dell’evasione? L’Appleby, nato nelle Bermuda, esportato in nove filiali (paradisi fiscali), l’Asiaciti Trust di Singapore, isole Cook, Hong Kong, Panama, Samoa.

A curiosare nel pacchetto investimenti della regina Elisabetta si scopre che avrebbe investito qualcosa come dieci milioni di sterline nelle isola Cayman, servendosi del Ducato di Lancaster. Coinvolti nello scandalo generale anche il fondatore d Microsoft, Wilbur Ross , segretario al Commercio di Trump in affari con il genero di Putin.Tra i democratici c’è Wesley Clark, generale dell’esercito americano in corsa per le elezioni presidenziali del 2004. Risulta “director”, cioè amministratore, di una società di gioco d’azzardo legale collegata a strutture offshore.  Il segretario al Commercio di Donald Trump, Wilbur Ross, è coinvolto nella nuova inchiesta sulla gestisce affari con il genero del presidente russo Vladimir Putin.

Non risulta nell’elenco dei mega evasori il nome di Luke Tang, turista in quel di Venezia, che intenzionato a zittire le impellenti richieste dello stomaco, ha scelto di soddisfarle in una trattoria nelle vicinanze di piazza San Marco. L’affamato avventore ha scelto il meglio, si è orientato per un pranzo a base di pesce e affini. Terminato la lauta soddisfazione dell’apparato digerente, il signor Tang ha chiesto il conto e se non è rimasto secco, stecchito, si deve all’evidente abitudine di nutrirsi di pesce, alimento che tutela il sistema cardiocircolatorio. Il totale? 526,50 euro. Proprio così anche con i centesimi. Il turista ha pagato e ha scritto una lettera salata, come il conto, al sindaco di Venezia. “Non chiedo rimborsi, ma attenti a questi abusi, contrari alla reputazione della città”. Il ristoratore si difende: hanno chiesto tre porzioni di pesce fresco, venti ostriche crude, molluschi alla griglia, bis di pesce. I prezzi? Sono documentati nel menu. Sarà, ma con mezzo milione di euro, l’ingenuo turista sarebbe diventato socio della trattoria.

Condividi questo articolo

Lascia un commento