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DARIO FRANCESCHINI / IL QUASI NOBEL E LE SUE GEMME


7 novembre 2017 autore: MARIO AVENA



Dario Franceschini con la moglie Michela Di Biase. In alto lo vediamo nel fotomontaggio con Valter Mainetti e, sullo sfondo, la sede di Sorgente Group

Come narratore e romanziere è noto soprattutto in Francia, dove dieci anni fa ha vinto, al suo esordio, il “Premier Roman” di Chambery. Si tratta del nostro ministro per i Beni culturali Dario Franceschini, che ormai non riesce più a frenare la sua vena letteraria ed è in tour per presentare la  nuova creatura, “Disadorna e altre storie”, che esce a bordo della Nave di Teseo.

La sua prima opera, “Nelle vene dell’acqua d’argento” era stata invece pubblicata sulle rive della Senna dalla celebre editrice francese Gallimard. Che, non soddisfatta, volle editare un’altra opera del Balzac di casa nostra, “Daccapo”, uscito nel 2011 e – secondo i suoi biografi – “uno dei 30 romanzi più venduti in Francia”. Il portabandiera della nostra Cultura: e i solitamente scorbutici francesi si sono sciolti in un brodo di giuggiole leggendo le soavi parole del Maestro.

Non apprezzato solo da noi, per la serie nemo profeta in patria. Tanto che Carlo Freccero parla di “visibilità zero”, non riuscendo neanche lontanamente a intuire il talento allo stato puro che sgorga dalle sue pagine.

Come dimostra – un foglio magico dopo l’altro, 96 in tutto – con l’ultima fatica letteraria, “Disadorna” appunto. Microstorie senza titolo, non c’è bisogno: si gustano da sole, si bevono d’un fiato come acqua cristallina. Venti incipit di racconti, descrivono alcuni; lampi di genio e via, non c’è bisogno di inutili, fastidiose appendici.

Uno dei primi rimandi va subito ad Hemingway. Ma qui c’è di più, altro che quel noioso americano de “Il vecchio e il mare”. Qui il mare è presente in tutta la sua bellezza, che ispira a pieni polmoni il Maestro. Ed è allora che ci lasciamo cullare dall’immagine di quell’azzurro e di quel vecchio, e ci soffermiamo con lui “sulle pause, i piccoli gesti, i frammenti”.

Impegnato tra faldoni ministeriali e quisquilie culturali quotidiane, presto l’Autore riceverà una telefonata da Stoccolma: il Nobel è lì ad aspettarlo. Basta prendere il volo.




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