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NAPOLI / A PROCESSO PER CAMORRA I FRATELLI CESARO


31 ottobre 2017 autore: Cristiano Mais



cesaro

Un affare da 40 milioni di euro, un maxi appalto nel cuore di Marano, il comune alla periferia nord di Napoli storicamente nella mani dei clan, prima i Nuvoletta poi i Polverino.

Per i lavori riguardanti il Pip (Piano di insediamento produttivo) comunale è stato chiesto, dalla procura di Napoli, il giudizio immediato per Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli dell’ex presidente della Provinca di Napoli e plenipotenziario di Forza Italia nell’hinterland partenopeo, quartier generale a Sant’Antimo, dove sorgono il maxi albergo e ha la sua roccaforte Igea, un grosso centro sanitario super convenzionato.

Pesantissima l’accusa, 416 bis, ossia associazione a delinquere di stampo camorristico.

Secondo gli inquirenti, i pm Mariella Di Mauro e Giuseppe Visone, coordinati dall’aggiunto Giuseppe Borrelli, i due fratelli Cesaro avrebbero “fornito un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo alla conservazione, all’operatività e al rafforzamento dell’associazione camorristica dei Polverino”.

Più in dettaglio, avrebbero promosso “gli investimenti nel settore edile / immobiliare, consentendo all’organizzazione camorristica di reimpiegare nell’economia legale i proventi delle attività illecite esercitate, anche impedendone la tracciabilità”.

La posizione del più noto fratello, Luigi Cesaro, è stata stralciata. Dovrà comunque rispondere di minacce aggravate ai danni di un architetto comunale.

Così come fa capo ad un altro filone d’inchiesta la posizione di Antonio Di Guida, fedelissimo dei Casaro, testa di legno di una società, Vasad Immobiliare, che dieci anni fa ha messo a segno un colpo da novanta: ossia l’acquisto di un maxi complesso, l’ex Villa Dei Gerani, una clinica nella zona dei Colli Aminei a Napoli, ristrutturandola e così ricavando un centinaio di appartamenti. Socio di Di Guida nella Vasad era Cesare Basile, ucciso nel 2014 per un regolamento di conti.

Tutta l’operazione immobiliare – secondo gli inquirenti – si è svolta non solo sotto l’ala protettiva dei Polverino, ma consentendo anche al clan un’operazione di riciclaggio in grande stile.




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