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BEPPE SALA / LA PIASTRA DELL’EXPO DI MILANO ARRIVA IN COMMISSIONE ANTIMAFIA 


29 ottobre 2017 autore: Andrea Cinquegrani



mont Sala

Caso Milano. Il guanto di puro velluto usato dalla procura milanese nei confronti dell’Expo e del suo allora commissario, Beppe Sala, poi diventato sindaco. Un guanto di velluto che a quanto pare continua ancora oggi. E’ il filo rosso che corre lungo una testimonianza al calor bianco resa giorni fa davanti alla Commissione Antimafia dall’ex comandante dei vigili urbani all’ombra della Madunina, Antonio Barbato, dimissionato qualche mese.

Al suo posto Sala ha voluto con forza Marco Ciacci, un uomo molto caro alla procura di Milano, avendo svolto una “pluriennale esperienza” alla polizia giudiziaria presso la procura della Repubblica di Milano, come la Voce ha dettagliato in un’inchiesta che potete leggere cliccando sul link in basso.

Una nomina col botto, visto che la stessa generosa giunta meneghina ha deciso di alzare lo stipendio del neo prescelto, passando da 130 mila a 170 mila euro, un aumento collegato al “rimborso spese al ministero dell’interno per comando primo dirigente della polizia di Stato”.

Edmondo Bruti Liberati. In apertura Beppe Sala

Edmondo Bruti Liberati. In apertura Beppe Sala

Il solito incomprensibile burocratese dietro al quale, però, si cela una precisa chiave di lettura: era questo l’unico modo e l’unica via per poter assumere Ciacci senza effettuare alcun bando di concorso, bypassando quindi la normale prassi.

Sullo sfondo di tutta la story c’è il rapporto tra Sala e la procura di Milano. Una sorta di tacito patto per non distrubare il manovratore – all’epoca appunto supercommissario Expo – e lasciarlo lavorare in pace. Caso mai chiudendo uno o anche due occhi su norme, codici & leggi.

E’ in questo contesto che si consuma il duello al calor bianco tra il procuratore capo, Edmondo Bruti Liberati, e uno dei pm di prima linea, Alfredo Robledo, i cui tentativi di accendere i riflettori sull’Expo sono stati stroncati sul nascere. Da qui la “cacciata” dalla procura di Milano e lo spostamento a Torino del pm ficcanaso.

Secondo alcune fonti, a volere la pax milanese sull’Expo sono stati i vertici istituzionali, dal premier Matteo Renzi fino al capo dello Stato Giorgio Napolitano.

Il sindaco di Torino Chiara Appendino

Il sindaco di Torino Chiara Appendino

“Una pax o moratoria – commenta un noto avvocato milanese – che Bruti Liberati a parole ha sempre negato. Non poteva fare altro. A confermarla, invece, lo stesso Renzi che ad agosto 2015 addirittura ringraziò la procura per la sensibilità istituzionale mostrata nei confronti dell’Expo”.

Ogni tentativo di indagine, quindi, veniva affossato. E’ c’è voluta la discesa in campo della procura Generale di Milano per evitare che anche l’ultimo scampolo dell’inchiesta, quello sulla “Piastra”, non passasse definitivamente in naftalina. E invece avocandolo a sé.

E’ questo sulla Piastra, infatti, il filone d’inchiesta che oggi preoccupa Sala, rinviato a giudizio per falso ideologico.

Una vicenda che comunque i media di casa nostra preferiscono evitare con gran cura.

Sbattendo invece in prima pagina il sindaco di Torino Chiara Appendino, cui ad esempio Repubblica del 29 ottobre dedica 3 pagine di apertura.

Per la serie: agli italiani frega molto più una multa da 50 euro che un appalto da 1 milione di euro.

TUTTI UNITI PER LO STADIO, DALLA RAGGI AI PARNASI E UNICREDIT

A Roma, invece, tutti in carrozza, pronti a partire per la realizzazione dello stadio di Tor di Valle che ospiterà le partite della Roma.

Lo annuncia il sindaco Virginia Raggi ai microfoni di Teleroma56.

Virginia Raggi

Virginia Raggi

Quindi via al più presto a ruspa selvaggia per dar vita ad un mostro che finirà per stravolgere i già precari equilibri idrogeologici della zona, per di più di grosso valore archeologico e paesaggistico, con una serie di vincoli ancora tutti da bypassare. Così come i giganteschi problemi infrastrutturali che rendono la zona, ad oggi, del tutto irraggiungibile e con un traffico in evidente aumento per via dello stadio.

Ma ecco che Virginia apre uno squarcio di sole: “abbiamo individuato una serie di opere di pubblica utilità che sono state potenziate. Dalla messa in sicurezza totale del fosso del Vallerano e di tutta l’area di Decima, alla ristrutturazione e la riasfaltatura di tutta la strada di via Ostiense, dal raccordo fino al Ponte Marconi. Abbiamo poi implementato i treni sulla Roma-Lido”.

Ancora: “C’è tutta una serie di cose che abbiamo concordato con la Roma calcio, noi siamo pronti a partire. Ora c’è la Conferenza dei Servizi nella Regione Lazio, noi siamo lì con i nostri tecnici per fornire tutti i chiarimenti, speriamo nel più breve tempo possibile”.

Quindi la Conferenza dei Servizi – passaggio chiave e snodo finale per il lungo iter dello stadio – non è altro, secondo il Verbo sindacale, che una pura formalità, nel corso della quale fornire al massimo alcune delucidazioni.

Paolo Berdini

Paolo Berdini

Ma eccoci alla domanda delle cento pistole. Quando lo start? Così Virginia vaticina: “Quando la prima pietra? Noi speriamo il più presto possibile. Come sapete abbiamo lavorato tantissimo con la società Roma e la società Eurnova per rielaborare il progetto, per renderlo green, ecologicamente sostenibile, per far sì che gli standard urbanistici e di qualità fossero rispettati”. Green

Del tutto in disaccordo gli ambientalisti, da Italia Nostra al Wwf  passando per un arcipelago di sigle. Compreso l’ex assessore all’urbanistica – cacciato a pedate – Paolo Berdini. I quali al contrario sostengono che si tratta di un autentico bluff: a guadagnarci saranno solo i cementificatori, i palazzinari della famiglia Parnasi con la loro Eurnova, e Unicredit, la banca che li ha sempre finanziati e che ora sta iniziando a rientrare nelle esposizioni da circa 800 milioni di euro. Più il solito Fondo al seguito, ora quel Prelios che ne sta combinando – come la Voce ha dettagliato negli ultimi mesi – delle belle.

A farsi benedire ogni tutela del patrimonio pubblico, vincoli compresi. Tutto grazie ad una limatina delle speculazioni più macroscopiche – come le torri commerciali – e una limatona alle infrastrutture.

Per la serie: è sempre il privato a guadagnaci sulle spalle del pubblico.

 

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