“Napoli è Napoli”, trasporti a parte

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Fino al dopoguerra era possibile scalare il Vomero in tram con partenza dalla ferrovia. Le vetture s’inerpicavano sui tornanti della collina e approdavano al capolinea di piazza Vanvitelli. Breve sosta e giù verso il centro della città. La città ha vissuto anche la stagione dei filobus, silenziosi ed ecologici.

Quando Napoli è diventata metropoli da un milione e passa di residenti, si è come svegliata dal torpore di una sua pigrizia storica. Si è ritrovata con le sue viuzze e vicoli, alcune utili direttrici (Corso Umberto, via Marittima, Corso Vittorio Emanuele) incapaci di sopportare l’avvento della motorizzazione di massa. La città ha vissuto asfissia automobilistica sistematica, il dramma delle giornate di pioggia con tutti in auto, i nervi a fior di pelle per quanti impiegavano fino a due ore per attraversarla.

Sembra una gag da principe della risata, ma è davvero accaduto. Un intraprendente disoccupato, tra i primissimi possessori di telefoni cellulari, affiancava le auto imbottigliate nel serpentone caotico del traffico paralizzato e con garbo suggeriva a chi era alla guida “Se dovete avvertire vostra moglie, il datore di lavoro o chiunque vi aspetta, usate il mio telefono… cinquecento lire”.

L’idea della tangenziale per bypassare l’interno della città è stata un benefico toccasana, con qualche sopraggiunto disagio nelle ore di massima fruizione, in cui si procede con lentezza esasperante. L’antidoto sarebbe il via libera senza lo stop ai caselli di uscita per il pagamento, considerato che la strada “protetta” è oramai un’arteria urbana. Ma c’è che nessuno riuscirà a convincere la società autostrade che la tangenziale è un bene comune di eccezionale utilità, da offrire a Napoli gratis.

Il fenomeno della saturazione degli spazi urbani, soffocati dalla cementificazione speculativa, ha generato in città pianeggianti il boom delle biciclette, ora nella sofisticata e comoda versione elettrica. Napoli, con il suo andamento collinare, ha risposto con un numero impressionante di motorini, come se ne vedono solo nei Paesi delle povertà, come il Bangladesh.

La modernità è poche volte sinonimo di vantaggi sociali e il trasporto pubblico di Napoli lo conferma in pieno. Il parco bus è insufficiente e ne paga le conseguenze chi se ne serve per spostamenti urbani. La benemerita opera della metro, risolutiva per gran parte dei problemi di mobilità, riceve complimenti universali per la bellezza delle sue stazioni dell’arte, ma le maledizioni di chi, in alcune ore della giornata aspetta più di dieci minuti il passaggio di un treno o peggio di quanti nei momenti di punta, hanno bisogno degli “spingitori alla giapponese” per entrare nei vagoni superaffollati. Nei mesi più caldi, quando l’afa diventa insopportabile viaggiare a Napoli in metropolitana, per chi non è in perfetto stato di salute diventa un rischio. Nei vagoni l’aria diventa irrespirabile e ci si domanda chi ha commissionato treni senza condizionatori. Il peggio è nella frequenza di guasti tecnici, inspiegabili. Un cenno all’essenziale funzione della Funicolare Centrale, ferma per oltre un anno per manutenzione straordinaria Alla ripresa ti saresti aspettato l’esito di un completo restyling, cavoli, un anno è fatto di ben dodici mesi. E invece niente di visibile se si esclude la presenza di qualche monitor info e il suono acuto delle porte dei vagoni in chiusura. Un anno? Ma siamo matti?

Un paio di corollari del problema trasporti: molti anni fa l’Istituto Motori dell’Università Federico II mise a punto un motore per bus a metano, dunque non inquinante. Li adottò Firenze, Napoli li ignorò. E oggi, grazie all’attenzione dei media, si scopre che nel deposito di San Giovanni a Teduccio giacciono privi di vita i 22 tram Sirio pagati a suo tempo 24 milioni di euro. Si tratta di mezzi innovativi, provvisti di due cabine di guida, anteriore e posteriore. Sono in buona, letale compagnia con i più antiquati Ctk 139. Tutti in tilt per mancata manutenzione. D’altra parte, in attesa di attuazione di un progetto per rimediare al nulla del trasporto su rotaia, i tram sono un ricordo nostalgico sepolto in una angolo remoto della memoria. Con la fine degli eterni lavori nella via Marina i tram dovrebbero riprendere le loro corse, ma come, se non sono in condizioni di tornare in servizio?

Ma Napoli è Napoli e il boom del turismo addormenta ogni dubbio sulla sua capacità di accoglierlo al meglio senza trascurare il bene dei suoi cittadini.

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