Santa Virginia, prega per noi

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I fedeli che tengono sul comodino l’immagine della prossima santa dal volto mistico, illuminato da perenne, celestiale sorriso, sono prossimi a ridimensionare i miti delle madonne di Mediugorje, Lourdes, Fatima e delle centinaia di madri di Cristo venerate in tutto il mondo, accreditate di guarigioni miracolose e profezie rivelate a pochi intimi interlocutori a date fisse, come scadenze di cambiali.

Di Sono prossime le tappe di avvicinamento al traguardo di una giovane donna, destinata dal cielo al martirio di guidare la caput mundi, la Roma, sgovernata dai tempi di Nerone. Sono pronti i “santini” con la sua effige, i testi mistici di preghiere che supplicano la sua intercessione per guarire mali ritenuti incurabili, dare lavoro a chi non ce l’ha e incontri da matrimonio con principi azzurri.

Lei, lo avrete intuito, è stata prescelta dal comico genovese e forse dagli dei dell’Olimpo per assidersi sullo scranno di prima cittadina della capitale. Lei, pur bersagliata da critiche feroci, indagata, meteorina in un Campidoglio incompatibile con la levità del suo curriculum di praticante avvocato nello studio di Previti, ha nel sorriso permanente il segno di una serena incoscienza, o meglio di chi se ne sta qualche metro più in alto delle banalità che la impegnerebbero in quanto sindaca, perché tutelata dai proconsoli del comico genovese e dal popolo dei beneficiati con un centinaio di incarichi e consulenze lautamente retribuite, ma soprattutto dai “cittadini” con vocazione a qualunquismo e populismo che abbondano nel nostro Paese per tare genetiche che risalgono al ventennio, al Laurismo, all’Uomo Qualunque,

Sia chiaro, manca solo la raccomandazione del cardinale Bertone (quello che “si adatta” a vivere in un attico di trecento metri quadrati), poi il successore di papa Francesco darà il via alle celebrazioni per il culto della beata Virginia, che liberata dal fastidioso onere di governare Roma, potrà apparire a pastorelli e fanciulle in fiore per pronosticare guerre, pestilenze e carestie, terremoti e uragani. Ad opera di un famoso archistar sorgeranno accanto al Colosseo il santuario Raggi, un centro di accoglienza per i fedeli e un ufficio organizzativo dei pellegrinaggi diretto da Paolo Brosio, che abbandonato il TG4 di Emilio Fede, ha scoperto la fede (pardon per il bisticcio di parole) nella Madonna di Medjuorie.

Prima che tutto questo accada sarebbe quanto mai salvifico leggere l’inserto dell’ultimo numero dell’Espresso che con la Raggi va giù pesante, Il racconto dell’inconsistenza della sindaca è ricco di notizie, puntualmente documentate, sulla corte di cui si è circondata la grillina, che ha smantellato, in complicità con quanti del movimento la tengono politicamente in vita politica, tutti i caposaldi della propaganda 5Stelle sull’opera di moralizzazione della politica. Il suo sindacato ha dato un’ingente mole di lavoro alla magistratura tra arrestati, investigati e indagati. Nepotismo, e clientelismo hanno toccato vette da primato fino a lei sconosciute, con una pletora di personaggi e interpreti pescata tra amici, parenti, lobbisti, cospiratori, inviati speciali della Casaleggio & Co e dei big dei cosiddetti direttori.

Quasi lo dimenticavamo, la sindaca è da tempo in ritiro spirituale. Non riceve nessuno che disturbi il suo stato contemplativo (di recente si è rifiutata a un paio di ministri) e si libera da impegni concreti con sdegno. Per ogni incombenza delega i suoi assessori, a volte con esito dubbio, dal momento che i componenti dell’esecutivo cambiano con frequenza stupefacente. In attesa della beatificazione, Roma somiglia sempre di più al caos per nulla lento (per parafrasare un bel film di Nanni Moretti) di un immenso agglomerato urbano che cronicizza i suoi mali storici.

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