PER ABBONAMENTI SOSTENITORE E PER DONAZIONI ALLA VOCE IBAN IT88X0503803400000010024263

Loris, uscito dalla vita da disperato


12 ottobre 2017 autore: Luciano Scateni



suicidio

Che l’Italia sia un Paese di bizzochi, cattolici per passiva ereditarietà, più che per convinzione religiosa, è noto e accertato.

E’ altrettanto verificabile che per farsi assolvere dalla pratica superficiale, di facciata, del loro credo, gran parte dei cattolici si guardano bene dal praticare una salutare critica a dogmi, regole e posizioni insostenibili imposte dal clero. I capitoli della cieca subordinazione? Il voto di castità per preti e suore, un vero insulto alla natura di uomini e donne, alla loro fisiologica disposizione a rapporti sessuali, l’omofobia, che bolla come innaturali le unioni tra persone dello stesso sesso; la negazione del diritto a metter fine alla propria vita quando diventa inutile e insopportabile sofferenza, senza alcuna speranza di guarigione.

Il dramma di chi sceglie la morte per porre fine a veri e propri calvari decennali, ricorda i casi di uomini e donne tenute in vita, una vita artificiale, in condizione di salute zero, che hanno chiesto di essere aiutate a morire, con appelli disperati quanto lucidi e inascoltati. L’Italia della stolta intransigenza cattolica li ha ignorati, perché succube di quanti non hanno la sensibilità per sostituirsi a chi paralizzato in un letto, intubato, si è visto rapinare della vita attiva, senza scampo, da malattie e incidenti.

C’è di peggio. Loris Bertocco, tra i fondatori dei Verdi e attivista per i diritti dei disabili, ha scelto di morire, in Svizzera, con il suicidio assistito. Paralizzato e reso cieco da un incidente, non si è dato per vinto e ha continuato a lavorare per i suo ideali, aiutato da un gruppo di obiettori di coscienza, fino al 2005, quando abolito l’obbligo del sevizio di leva è finito anche l’aiuto dei “disobbedienti”. Lui ha continuano, fin quando ce l’ha fatta a condurre trasmissioni culturali, politiche e musicali nelle radio libere del Veneto a fare attività attraverso i social network. Si è candidato alle elezioni, nel suo Comune e in Regione, ha sposato Annamaria. Gli è mancato tutto questo con la morte dei genitori, le delusioni dal mondo del lavoro. E’ peggiorata la salute, si è separato dalla moglie, è venuta meno la solidarietà degli amici. Inutili le richieste di aiuto, disperato l’ultimo appello: “Non ho soldi per pagarmi le cure”. Loris ha chiesto più volte un sostegno pubblico, non l’ha ricevuto nella misura indispensabile per sopravvivere e ha scelto di morire. Sgomenta l’insensibilità delle istituzioni pubbliche. Hanno negato i mezzi per retribuire qualcuno che si occupasse di Loris, che prima di morire, in un ultimo appello ha chiesto che l’Italia si doti di una legge sulla morte dignitosa.

Altrove? Sono molti i Paesi del mondo che hanno affrontato e risolto l’aspetto legale del problema: la Svizzera dal 1942, Belgio, Olanda e Lussemburgo, Australia e Stati Uniti, la cattolica Spagna, Francia e Ungheria.

Si può capire il silenzio di Papa Francesco. La sua rivoluzione è quasi impossibile che arrivi a tanto, ma la sua non interferenza sarebbe già un passo gigantesco in avanti sulla strada dell’’autodeterminazione, anche dei cattolici, perché sino liberi di porre fine a una vita che non è più vita.




Lascia una risposta

*