5Stelle a luci spente? Tentazione grande, ma per ora non si può

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La voglia matta di spegnere le luci della ribalta sul mondo pentastellato è forte, motivata dal rigetto per l’invasione mediatica del grillismo. Questa nota quotidiana da giorni evita di occuparsi del candidato premier del movimento, recordman senza merito di visibilità televisiva, come a suo tempo scelse di ignorare il capo di Forza Italia. E, però, i cinquestelle lavorano alacremente per ritardare la decisione di renderli eterei, invisibili. Tra i più attivi, lo riconosciamo, c’è la eternamente sorridente (ma che avrà da sorridere sempre?) Virginia Raggi. Il mondo delle intelligenze politologiche s’interroga e non sa rispondersi per capire quale goliardica imprudenza ha gettato l’incorporea donzella nell’agone da gladiatori del governo di Roma. Di là dall’accertata e prevedibile sua inconsistenza, confermata dallo stato pietoso della Capitale, la sindaca deve fare i conti, e sono salati, con la giustizia. Il comico genovese e i suoi scudieri osano dire che il rinvio a giudizio per falso è cosa da niente rispetto alla richiesta della Procura di archiviazione del reato di abuso d’ufficio. Peccato per lui: è esattamente il contrario e Roma non può essere governata da chi dichiara il falso. Tutto qui? I 5Stelle recitano a memoria un ritornello su cui gli elettori possono costruire il giudizio sul Movimento. La Raggi, in coro con il cosmo giustizialista dei grillini alla ribalta, nel non lontano 2015 la pensava così sull’etica dei partiti: “Cacciare condannati e indagati”. Lei è stata indagata e ora è rinviata a giudizio e il movimento sentenzia che rimarrà sindaca anche se condannata. Così impallidiscono gli acrobati del triplo salto mortale. Non finisce qui. C’è una prima bocciatura del bilancio di previsione della Raggi alla fine del 2016, perché giudicato impresentabile dall’organismo di revisione dei conti. La sindaca lo ha ripresentato e l’Oref lo respinge di nuovo al mittente. “I numeri”, ecco la motivazione, “non sono veritieri e corretti”. Insomma dubbi su un altro falso. E’ a questo punto che i 5Stelle recuperano dalla letteratura del politichese autoassolutorio il jolly del complottismo e accusano l’organismo di controllo di attacchi ispirati da antagonismo politico. Ma non rispondono di 300 milioni che non si capisce a cosa e a chi addebitarli, se sono inventati o reali e, direbbe, Arbore non sono bruscolini. La Raggi, dice la cronaca, è in buona compagnia. Si è sospeso dal movimento, ma è rimasto in carica il vice presidente del consiglio comunale di Bologna Marco Piazza, indagato per l’affare delle firme false per il candidato sindaco della città, si è autosospeso il sindaco di Bagheria, indagato per l’affidamento del servizio rifiuti, che rimane però nel movimento, come l’Appendino, sindaca di Torino indagata per il disastro di piazza San Carlo e Nogarin, primo cittadino di Livorno accusato di falso in bilancio, bancarotta e abuso d’ufficio. Tutti al loro posto, a dispetto di proclami pentastellati sull’opportunità che un sindaco indagato si faccia da parte.

Dedicato a Salvini, agli xenofobi 5Stelle, di Forza Italia, della destra: l’Italia è la terra di borghi, paesi e cittadine che i disvalori della nostra economia, malata a lungo di crisi, sono oramai presidiati da pochi anziani e da vecchi: case abbandonate, attività vicine allo zero, niente scuole per mancanza di alunni. Sono frequenti gli annunci di vendita a prezzi irrisori di interi insediamenti altrimenti destinati ad agonia e morte, ma chi è disposto a lasciare città e lavoro per questi “eremi” senza vita? Un’interessante risposta alla loro rinascita, ma è solo un esempio, la fornisce la Caritas di Benevento, con un progetto di accoglienza che integra con i profughi i pochi residenti di borghi spopolati, a nascite zero, potenzialmente ricchi di opportunità, per l’abbondanza di campi non coltivati e vigneti abbandonati. Petruro irpino e altri due piccoli comuni con la presenza degli immigrati, potranno riaprire l’asilo, poi toccherà alle scuole superiori e daranno vita a cooperative di immigrati che già lavorano nelle loro terre.

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