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CASO BORSELLINO / LA FAMIGLIA SI RIVOLGE AL CSM E ACCUSA


28 settembre 2017 autore: PAOLO SPIGA



manfredi borsellino

Strage di via D’Amelio e sequela di depistaggi istituzionali che hanno portato in galera per anni degli innocenti. Mentre esecutori e soprattutto mandanti hanno continuato e continuano ad agire sempre indisturbati, “a volto coperto”.

E’ lo sconvolgente tragitto del processo Borsellino, oggi giunto al quater e in attesa ancora di una sentenza.

Ma un fatto è certo: c’è stato depistaggio. Orchestrato ad altissimi livelli, tanto per sbattere mostri in prima pagina, assicurare alla giustizia colpevoli che non c’entravano niente e far sparire le tracce dei veri autori.

Fiammetta Borsellino. Nell'altra foto il fratello Manfredi

Fiammetta Borsellino. Nell’altra foto il fratello Manfredi

Su questo buco nero, su questo incredibile caso di giustizia negata è da tempo in campo la famiglia Borsellino.

Ed è recentissima la richiesta al Consiglio Superiore della Magistratura di aprire un fascicolo ad hoc: per accertare, appunto, tutte le anomalie che hanno caratterizzato il comportamento dei magistrati nel condurre le indagini e soprattutto per costruire a tavolino il super teste, taroccato, Vincenzo Scarantino.

Il pm di punta nel condurre quelle indagini è stato Anna Maria Palma, poi passata a dirigere il gabinetto del capo del Senato Renato Schifani, quindi tornata nei ranghi della magistratura, come nei più perfetti casi di porte girevoli eccellenti.

Al suo fianco, all’epoca fresco pm, una delle odierne icone griffate antimafia, Nino Di Matteo: che però allontana da sé ogni responsabilità, oggi, dopo il j’accuse della famiglia Borsellino, e soprattutto dei figli, Fiammetta, Lucia e Manfredi.

Chiamato a verbalizzare davanti alla Commissione Antimafia, Di Matteo ha sostenuto di non aver svolto alcun ruolo nel processo Borsellino I e di aver seguito il Borsellino II solo in dibattimento. “C’è chi vuole coinvolgermi in vicende che non ho vissuto per screditare il mio lavoro”.

Puntualizza Fiammetta Borsellino: “Le mie denunce non sono un mero dibattito tra me e il dottore Di Matteo. Questa semplificazione fa molto comodo a chi sta bene nascosto nell’ombra ma toglie l’attenzione al nostro fine, che è quello di arrivare alla verità”.

Ma per conoscere le motivazioni della sentenza per il Borsellino IV bisognerà attendere fino al 2018. I tempi della giustizia di casa nostra.




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