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Pronti, via. Il gran circo del Giro d’Italia parte da Gerusalemme


24 settembre 2017 autore: Luciano Scateni



israele bici

Perché? Il mondo decisamente minoritario degli onesti osservatori internazionali di eventi che esprimono storiche tensioni generate da storiche conflittualità, si chiedo perché. Perché dimenticare la sopraffazione illegittima di Israele esercitata sulla Palestina, con la complicità di tre quarti del mondo occidentale. Perché legittimarla con la decisione italiana di abbassare la bandiera del via e dare inizio al Giro d’Italia dal territorio israeliano. Perché il Giro d’Italia. E perché non dalla striscia di Gaza dove il popolo palestinese vive in condizioni drammatiche, espropriato della sua terra e di diritti fondamentali dall’espansionismo armato di Israele. Perché il via da un Paese che rifiuta sistematicamente le risoluzioni tese a riconoscere la sovranità della Palestina, sancita dalle Nazioni Unite? La risposta non si liquida in poche parole, nel sospetto che la decisione sia influenzata dal sottinteso accordo dell’Occidente per eleggere Israele a sentinella armata dei suoi interessi economici e militari. Corollario non marginale della captatio benevolentiae, che ha sollecitato la decisione della nostra istituzione sportiva, ha motivo di essere nell’autorevolezza che l’Italia riconosce alla comunità ebraica, come accade per ragioni molteplici in tutto il mondo occidentale. Anche se nessun paese al mondo riconosce Gerusalemme come capitale di Israele e se la comunità internazionale considera Gerusalemme est territorio occupato, Israele celebra il “Jerusalem day, il giorno in cui l’ha occupata con manifestazioni di piazza: slogan razzisti anti palestinesi, “morte agli arabi” minacce di distruzione e completa eliminazione dei palestinesi. Nel 1980, Israele approva la “Legge di Gerusalemme” e afferma che “Gerusalemme, intera e unita, è la capitale di Israele”. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dichiara la legge “nulla” e nessun Paese nel mondo riconosce alcuna parte di Gerusalemme come capitale israeliana, ad eccezione della Russia. Allora perché si grida osanna e si definisce storico il prologo del giro d’Italia al di fuori dell’Europa, con tre tappe in Israele?

L’incredibile commento di Luca Lotti, ministro Pd dello sport: “La partenza da Gerusalemme sottolinea l’esistenza di un ponte ideale, fatto di storia, cultura e tradizioni, tra le nostre terre”. Il ministro ignora o finge di non ricordare che il ponte ideale con storia, cultura e tradizioni della Palestina sono soffocate nella striscia di Gaza, che Israele ha ridotto a ghetto con il muro della vergogna eretto lungo l’intero confine. Alla “grande festa” (parole di Sylvan Adams, Presidente Onorario del Comitato Grande Partenza Israele) manca, per ora, solo la benedizione di Trump, interessato al ruolo di sentinella di Israele a difesa degli interessi americani in Medio Oriente, ma vedrete non tarderà a manifestarsi. Tace la sinistra italiana e si può star certi che non infrangerà l’ordine di scuderia del silenzio.




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