Siamo in pieno marasma di…ellum elettorali

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Siamo l’Italia degli …ellum e di litigio in litigio tocchiamo la vetta eccelsa di Paese democratico senza uno dei suoi caposaldi, cioè privo della legge che dovrebbe consentire ai cittadini di insediare nel Parlamento le migliori intelligenze, competenze, illibatezze, lungimiranti espressioni dell’italianità. Una prima deduzione: la pochezza della politica nazionale non è all’altezza di formulare i cardini della legge elettorale. Anzi, errore. Tra deputati e senatori esiste un’élite all’altezza di legiferare al meglio e nel rispetto dei principi di una democrazia matura. Se non succede e i partiti confliggono, senza venirne a capo, le ragioni del clamoroso flop sono altrove. C’è che il lento, permanente dissolversi di ogni proposta, precipita nell’abisso di interessi antagonisti, di veti incrociati e controproposte con identico destino. Il groviglio di ipotesi non consente di emigrare dal cerchio per nulla magico di guerriglie sui come, perché, quando andare alle urne con una legge condivisa. Districarsi nel ginepraio è cosa ardua anche per gli esperti dei partiti, figurarsi per gli elettori che per capirci qualcosa dovrebbero frequentare cosi serali di approfondimento. Senza bisogno di ricorrere ai responsi della Sibilla, a profezie astrologiche o agli arzigogoli dei politologi, è però possibile prevedere un nuovo calo di votanti, stufi della politica pro domo sua dei partiti e di alienanti manfrine pre elettorali. Funzionano solo i calcoli della massaia. Dicono che Porcellum, Mattarellum, Rosatellum 1 e ora Rosatellum bis, gira e rigira, non permetteranno a uno dei partiti maggiori di governare da solo e che il pasticciaccio delle coalizioni, unica via tortuosa e anomala per formare un governo metterà insieme partner disomogenei, destinati a governi pateracchio e compromessi letali. Per dirne una: il Pd, nei sondaggi testa a testa con 5Stelle, dovrebbe coalizzarsi con Alfano e Berlusconi; Forza Italia avrebbe comunque più consistenza se alleato con Lega e Fratelli d’Italia, ma le due eterogenee compagini non sarebbero comunque in grado di formare il governo. E il grillismo? La dichiarata idiosincrasia per tutto quello che non è se stesso, renderebbe risibile l’enfasi che accompagna la designazione di Di Maio a presidente del consiglio, a meno che, evocando il proprio passato di nostalgico del ventennio, non stringesse patti tossici con la destra.

“Tu per chi voti?” ci si chiede tra amici. “Boh? Forse non voto”. “E tu?” “Come sempre, ma questa con il naso ben tappato”. “E tu?” “Scheda nulla. Ci scrivo su che questa volta mi voto. Viva me”.

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