NAPOLI / COME TI PRIVATIZZO UN LIDO PUBBLICO A POSILLIPO

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Davvero il mare non bagna più Napoli. L’unico lembo di Posillipo, a ridosso dello storico Palazzo Donn’Anna, è stato in pratica privatizzato. Alla faccia della scritta che da qualche mese campeggia prima dell’ingresso, “Lido delle Monache – Spiaggia comunale” e tanto di simbolo del gonfalone cittadino.

Ecco cosa succede domenica 17 settembre: lo racconta una ragazza che da tempo frequenta la spiaggia libera. “E’ l’unico posto accessibile a Napoli, tutto il resto fino a Bagnoli sono stabilimenti privati che ti fanno pagare oltre 20 euro e non rispettano nel modo più assoluto l’obbligo di riservare un piccolo tratto alla fruizione pubblica, come previsto dalla legge e da tutte le concessioni in Italia. E questa mattina ci tolgono anche questo”.

Comincia l’odissea domenicale: “sono arrivata qui a mezzogiorno, prima c’erano un po’ di nuvole, poi il cielo si è aperto. Arrivo e trovo il cancello sbarrato, chiuso con un catenaccio. C’erano altre persone che cercavano di capire cosa era successo. Ci siamo messi a chiamare i proprietari, per farci aprire e comunque parlare, sapere cosa accade. Niente. Si affacciano solo dei bambini, chiediamo di vedere i genitori, dicono che è chiuso. Comincia ad un certo punto a diffondersi la voce che hanno deciso di chiudere non solo il loro stabilimento privato, il Lido Sirena, ma anche la spiaggia pubblica, il Lido delle Monache, perchè avevano da fare delle cose loro, con degli amici, con ogni probabilità vedersi la partita Napoli Benevento in tutta pace”.

Interviene un’altra ragazza. “Tutto ciò è assolutamente contrario alla legge sulle concessioni, che stabilisce come il concessionario dello stabilmento e della spiaggia pubblica deve assolutamente, in ogni circostanza, garantire la fruizione pubblica. Soltanto in un caso eccezionale, meteorologico, di forza maggiore o ad esempio un lutto familiare, più chiudere tutto, previa comunicazione agli uffici comunali. Ma di ciò non abbiamo visto traccia”.

A questo punto il ‘comitato’ di cittadini – privati del loro diritto ad un bagno domenicale su spiaggia demaniale – decide di chiamare i carabinieri. I quali rispondono e dicono che a breve arriverà un’auto della polizia, perchè si trova più vicina.

Prosegue il racconto: “a questo punto continuiamo a presidiare il cancello e notiamo delle persone. Cerchiamo di chiamarle, niente. Un gruppetto di noi sale su, per vedere dall’alto la situazione, e si notano ugualmente delle presenze. Ad un certo punto vediamo su via Posillipo uno dei gestori, è salito con un ascensore privato che porta dal lido, attraverso un palazzo privato, fino al livello stradale. Gli chiediamo di aprirci, che la spiaggia è pubblica, altrimenti è un abuso. Lui se ne frega e risponde squagliandosela: ‘la spiaggia e rrobba nostra’. Incredibile”.

E c’è chi rammenta un precedente di un paio di mesi fa, quando è stata chiusa la cucina abusiva, dove si preparavano spaghetti a vongole a volontà, facendo affari da non poco. Il comando dei carabinieri di Posillipo ha posto i sigilli. E da allora si arrangiano con panini, pizzette e patatine. “Ma presto riapriamo”, aveva detto qualcuno giorni fa. E con quali autorizzazioni?

Dopo mezz’ora arriva la gazzella della Polizia, il ‘comitato’ spiega l’accaduto e fa capire il chiaro abuso compiuto dai gestori. Da notare che nella zona un altro stabilimento, l’Ideal, è stato chiuso per questioni di abusivismo e, nel corso delle indagini, è emerso che tutti i gestori pagano al Comune dei canoni irrisori, poche migliaia di euro ciascuno per tutta la stagione per poi far danari con la pala.

La circostanza è tanto più significativa quando, dopo un’ora di discussione tra la polizia e i gestori, salta fuori che “esisterebbe un documento privato tra Comune e gestore che regola a modo sua la concessione, definendo modalità e orari di apertura”.

Il ‘comitato’ chiede di poter visionare quella scrittura: ma è domenica, i commercialisti del gestore sono in vacanza, porteranno il lunedì successivo i documenti alla Polizia. Che verbalizza, prende atto della situazione, identifica i gestori e un gruppo di cittadini, pronta a redigere un verbale da inviare alla magistratura.

Intanto, sorge spontanea la domanda: ma quale documento in deroga potrà mai esistere, tale da stabilire condizioni diverse da quelle di tutte le concessioni balneri in Italia? Una concessione che privatizza, dà diritto di chiudere con i catenacci e sbattere fuori decine e decine di cittadini che chiedono solo di passare 2 ore – come loro sacrosanto diritto – in uno spazio pubblico?

Sbraita un bagnante mancato andandosene dopo due ore d’attesa. “Hanno ragione quelli come Alfredo Romeo, che si è fatto la villa a 5 piani qui a fianco, con tanto di mega giardino sul suolo demaniale. E’ questa la Napoli dei privilegi per alcuni e dei diritti calpestati per chi non ha potere. E’ questa la Napoli dove può comandare solo la camorra e le istituzioni stanno lì, nel migliore dei casi, a guardare…”.

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Un commento su “NAPOLI / COME TI PRIVATIZZO UN LIDO PUBBLICO A POSILLIPO”

  1. antonio ha detto:

    La spiaggia in ogetto è un fazzoletto di sabbia ed un “catino” di acqua che al massimo potrebbe contenere una ventina di bagnanti;quando sciamano centinaia di frequentatori quel luogo ,privo di servizi igienici, diventa altamente insalubre, perchè i baganti fanno la pipì in quel piccolo specchio di acqua e le adolescenti si cambiano gli assorbenti nascoste tra gli scogli e nascondendo “l’ usato”tra le pietre della scogliera.
    Ad inizio stagione sulla “spiaggia delle monache” si presentò l’ “assessore al mare” per fare la sua parata pbblicitaria, ci si potrebbe rivolgere alle istituzioni preposte per reclamare i nostri diritti e la nostra dignità. Una spiaggia comunale con servizi igienici e sorvegliata.8VS

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