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ENI / DALLA CORRUZIONE INTERNAZIONALE AI DEPISTAGGI


11 settembre 2017 autore: MARIO AVENA



ENI CANTIERE EST DI SANNAZZARRO DE' BURGONDI

L’Eni fa poker. Dopo le inchieste per corruzione internazionale avviate dalla procura di Milano per appalti in Algeria, Nigeria e Brasile (qui sotto inchiesta la controllata Saipem e la privata Techint di Gianfelice Rocca), è ora la volta anche del Congo. Tanto per completare un bel quadretto in terra d’Africa.

Nel fresco caso, i rapporti sotto i riflettori della procura meneghina sono quelli intercorsi tra Eni e la ‘Africa oil and gas corporation‘. Direttore d’orchestra per i lavori in quattro giacimenti petroliferi il presidente-dittatore Denis Sassou Nguesso, che senza bandire alcuna gara ha deciso personalmente a chi affidare i lavori.

Se li è aggiudicati Eni, e nella formazione vincente figurano addirittura – oltre ai vertici dell’ente energetico presieduto da Claudio Descalzi – anche due pezzi grossi dell’establishment congolese: un ufficiale del ministero del Territorio e il consigliere speciale di Nguesso – sic – per la Cultura.

Da una rogna all’altra, passiamo ad un possibile depistaggio. Lo scenario è sempre quello della procura di Milano, che come detto indaga su svariati filoni di corruzione internazionale.

Una serie di funzionari dell’Eni, tra cui un importante consulente legale, Pietro Amara (impegnato nella difesa dell’ente in alcuni processi ambientali siciliani), sono accusati di aver fatto “false dichiarazioni al pm di Siracusa” e di aver denunciato in modo depistante “l’esistenza di un complotto contro Eni e in particolare contro il suo amministratore delegato Claudio Descalzi”.

Tutto ciò proprio per delegittimare quelle inchieste sul fronte della corruzione internazionale.

Il tutto si sarebbe svolto nell’arco temporale compreso tra il 2015 e il 2016, anni chiave per le inchieste, e sarebbe anche consistito in “esposti anonimi e denunce”.

Il pm milanese, Laura Pedio, scrive di “più delitti di calunnia, diffamazione, false dichiarazioni e favoreggiamento”, al fine di “intralciare lo svolgimento dei processi in corso a Milano contro Eni e i suoi dirigenti”, ossia Descalzi e il suo predecessore, Paolo Scaroni (all’inizio della carriera, metà anni ’80, era alla guida di Techint). E al fine di “screditare i consiglieri indipendenti di Eni spa, Luigi Zingales e Karina Litvak”.

Se vi par poco.




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