CALCIO, CAOS VAR & CONFLITTI  / PERCHE’ L’AIC NON SI STACCA DALLA FIGC ?

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E’ già bagarre dopo le prime due settimane di VAR (Video Assistent Tecnology) nel campionato italiano. Chi controlla il controllore?, c’è già chi si chiede. Come mai non si sanno i nomi di quelli che designano e quelli degli stessi designati per guardare i movioloni fuori dal campo? E perchè non c’è un unico centro nazionale dove affluiscono tutte le immagini, una sorta di ‘situation room’ al di fuori quindi degli ambiti e delle possibili pressioni locali?

Tutti interrogativi che si allargano a macchia d’olio, per questo esperimento che – forse non tutti lo sanno – riguarda il nostro campionato e la Bundesliga tedesca, le quali fanno da cavie europee. E anche la Major League Soccer statunitense.

Dopo sei mesi di sperimentazione, quindi a febbraio 2018, verrà tirato un primo bilancio: visto che indietro difficilmente si torna, occorrerà individuare tutte le pecche fino a quel momento registrate, farne tesoro e cambiare rotta. Se continua come adesso, ci sarà un bel cambiare.

varA partire dalla filosofia di base, ancora oscura: ma chi decide, l’arbitro e/o i suoi ‘grandi fratelli’? A chi spetta decidere – regole basilari a parte – su chi e su cosa intervenire? C’è un’interazione o no fra i protagonisti in campo e fuori campo?

Le prime polemiche sono scoppiate nel corso della Confederation Cup, in occasione della partita Cile-Portogallo, con un rigore clamorosamente negato al Cile.

Nella seconda giornata di campionato fortissime polemiche per un rigore negato alla Roma nel match con l’Inter e al Cagliari in quello contro il Milan. In tutti questi casi – è sorta spontanea la domanda – di chi è la colpa? Dell’arbitro che è sicuro di sé e sbaglia senza neanche chiedere un parere? Degli assistenti in campo? O di quelli fuori campo che non hanno segnalato niente o hanno segnalato in modo sbagliato? Un bel casino.

UN VAR “INACCETTABILE” IN GERMANIA

Massimo Busacca

Massimo Busacca

Diamo un’occhiata a quello che sta succedendo in Germania. La situazione – denuncia la stessa German Football League – è “inaccettabile”. Durante la Super Coppa di Germania, il 5 agosto, ben tre partite sono rimaste fuori da ogni collegamento. Così scrivono le cronache sportive locali: “Durante la partita di Amburgo non c’è stato alcun contatto tra il VAR ufficiale e l’arbitro, mentre per le partite dell’Herta Berlino e dell’Hoffenheim i contatti sono stati solo sporadici”.

Segnali negativi anche dagli Usa. Dove sottolineano che fino a questo momento stanno prevalendo caos e confusione rispetto ad miglioramento grazie alla nuova tecnologia. Soprattutto viene segnalato il pericolo di un uso eccessivo. “Se super utilizzato il VAR finisce per creare una gran confusione nel calcio”. E poi: “Stop troppo lunghi ed un uso arbitrario del VAR frustrano i giocatori, gli allenatori e i tifosi, e rischiano di minare già adesso la fiducia del pubblico nell’iniziativa”.

Come del resto da noi. Il portiere della Juve e della Nazionale Gianluigi Buffon fin dalla prima giornata ha sbottato: “Ma questo non è più calcio, è pallanuoto”.

Gianluigi Buffon

Gianluigi Buffon

Cosa che ha fatto commentare un paio di addetti ai lavori: “Secondo fonti attendibili la circostanza che l’Italia sia stata prescelta per fare da cavia in tema di VAR è dovuta alle pressioni esercitate dai cinesi, quindi le proprietà di Inter e Milan. In sostanza hanno detto: noi veniamo a investire in Italia ma ci deve essere assicurato che le cose cominceranno ad andare in un altro modo sul fronte arbitrale. Una sorta di sospetto sui sei scudetti di fila della Jue. E in questo senso si spiegherebbe l’uscita, è il caso di dirlo, di Buffon”. Chi vivrà vedrà.

E un altro direttore sportivo aggiunge: “una garanzia di imparzialità sarebbe l’idea di non collocare i centri VAR fuori da ogni singolo stadio, ma di creare una situation room centralizzata in cui far lavorare contemporaneamente tutti i gruppi di VAR, lontani da qualsiasi tipo di ingerenza dell’ambiente circostante. E nel medio periodo si ridurrebbero anche i costi”.

Del resto, se domina la tecnologia, che senso ha posizionarsi con un furgone fuori dallo stadio, quando si può tranquillamente lavorare da una postazione a 500 chilometri di distanza?

Ai vertici sportivi, comunque, non tutti sono d’accordo e aleggia una forte dose di scetticismo. Il neo presidente della Uefa, Alexander Ceferin, si dice perplesso, soprattutto per via delle continue interruzioni che rischiano di allungare a dismisura le partite. L’ultimo Milan-Cagliari di campionato è durato ben 9 minuti in più e addirittura maggiore potrebbe risultare l’incremento medio, si parla di 15 minuti almeno a partita.

Lo stesso designatore degli arbitri della FifaMassimo Busacca, parla di dubbi e incertezze: “se c’è una interpretazione, come sui falli in area, allora resterà possibile una linea grigia. Nessuno ha mai annunciato che il VAR avrebbe risolto ogni problema arbitrale. E’ impossibile, non accadrà. Ma si può migliorare, questo sì”. C’è da augurarselo.

IL VERO CONFLITTO D’INTERESSE

Alexander Ceferin

Alexander Ceferin

Ma come mai nessuno ha pensato alla cosa più importante, al di là di ogni miglioramento tecnologico da tutti auspicato e auspicabile, e cioè separare una volta per tutte le carriere degli arbitri, rendendoli autonomi dal governo del calcio? Per la serie controllati e controllori?

L’unico a centrare la questione è Affari Italiani, che in un ben mirato servizio fa il punto della situazione: “L’unica cosa certa è che l’arbitro di gara è stato totalmente ‘depotenziato’ e il VAR è un’arma tecnologica a doppio taglio passibile di un uso distorto che ripeterebbe gli stessi errori che si vorrebbero correggere. Nella realtà servirebbe tutt’altro. Cosa? L’AIA, ovvero l’associazione di categoria degli arbitri di calcio, si deve staccare dalla FIGC e diventare una struttura autonoma e formalmente indipendente. Oggi non lo è”.

Continua Affari Italiani: “Si parla da decenni di sudditanza psicologica da parte dei fischietti e dei loro designatori, per questo bisognerebbe separare gli arbitri dagli organismi federali, di cui tra l’altro l’AIA è parte integrante. Come succede nella magistratura, quest’ultima è forte anche per la sua terzietà. E’ arrivato il tempo di staccarsi e di diventare un organismo indipendente, distinto e distante dalla FIGC, ovvero dal ‘governo’ del calcio. Come è appunto la magistratura, che non dipende certamente dall’Esecutivo. Basterebbe copiare”.

C’è da augurarsi solo che non succeda l’inverso, viste le ‘aspirazioni’ renziane mai sopite…

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