ADAMO BOVE E ALEXANDER LITVINENKO / DOPO DIECI ANNI E’ SEMPRE GIALLO

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I casi di Adamo Bove e di Alexander Litvinenko. Due gialli mai risolti: uno tutto italiano, l’altro con connection che vanno dalla Russia agli Usa, passando per l’Inghilterra e l’Italia. La Voce ne ha scritto per la prima volta dieci anni fa esatti, e per queste due inchieste – che potete leggere nei link in basso – ha ricevuto il premio Saint Vincent per il giornalismo investigativo pubblicato su testate periodiche, come era allora la Voce della Campania-Voce delle Voci. La commissione che aggiudicò il premio era presieduta da Maurizio Costanzo.

Due tra i tanti misteri di casa nostra. Storie emblematiche di un’Italia di spioni e faccendieri, servizi segreti e maxi affari, intrighi internazionali e barbe finte. Come al solito la magistratura non è venuta a capo di un bel niente: copione del resto consueto nella vita di quello che una volta era il Belpaese, funestato invece da vicende spesso e volentieri decodificate sotto il profilo politico e morale, quasi mai sotto quello giudiziario.

E’ la giustizia di casa nostra, bellezze!

BOVE / TRA SERVIZI SEGRETI, FACCENDIERI & OPUS DEI

Partiamo – in rapida carrellata – dal caso Bove. Un giallo che matura tra i palazzi di casa Telecom, all’epoca del ‘Tiger team’, gli spioni al servizio di mister Marco Tronchetti Provera per monitorare mezza Italia, dai rivali in casacca juventina – lui era vice presidente dell’Inter – agli amichetti della mogliettina Afef. Per la serie: scudetti, affari e corna.

Esattamente 10 anni fa i giornalisti della Voce ricevono il Premio Saint Vincent al Quirinale. In apertura i protagonisti delle due inchieste vincitrici: Mario Scaramella (a destra) e Adamo Bove. Sullo sfondo il ritrovamento del cadavere di quest'ultimo

Esattamente 10 anni fa i giornalisti della Voce ricevono il Premio Saint Vincent al Quirinale. In apertura i protagonisti delle due inchieste vincitrici: Mario Scaramella (a destra) e Adamo Bove. Sullo sfondo il ritrovamento del cadavere di quest’ultimo

Un Tiger team affollato da diversi ‘personaggetti’ – come direbbe Crozza – tutt’altro che raccomandabili: gli stessi che sono stati protagonisti di tanti episodi controversi e spesso al centro delle polemiche, come il rapimento dell’iman Abu Omar su cui per anni ha indagato la procura di Milano. Per tutte queste vicende Tronchetti Provera è stato sotto inchiesta e sotto processo ma da tutto – ovviamente – è uscito candido come un giglio.

Dentro i palazzi di Telecom, e soprattutto tra ambienti targati Opus Dei, è germogliato il caso di Adamo Bove, uno degli uomini più vicini al Tiger team: ma forse entrato in rotta di collisione con i suoi componenti più in vista. Invidie professionali? Segreti inconfessabili? O cosa altro?

Fatto sta che uno degli esperti più accreditati di casa Telecom, un funzionario in rampa di lancio, una carriera maturata sotto i benevoli auspici dell’Opus Dei improvvisamente subisce una battuta d’arresto.

Come mai? Finito anche lui, Bove, nel mirino della magistratura per le svariate inchieste che hanno coinvolto l’era Telecom griffata Tronchetti Provera, da mesi si sentiva sotto osservazione. Forse braccato. Comunque un osservato speciale. E non tanto dalla magistratura, ma sorpattutto da chi frequentava i suoi ambienti professionali. Paura che potesse parlare? Raccontare fatti inquietanti?

Una mattina del 2007, in piena calura estiva, dieci anni fa esatti, Adamo percorre la Tangenziale di Napoli. Improvvisamente stoppa la macchina e si butta giù nel vuoto.

Una morte paradossale. Sia per le motivazioni che per la dinamica. “Era un uomo forte, amava la vita, lo avevo visto giù ma non avrebbe mai e poi mai commesso un atto del genere. Lo conoscevo bene, non lo avrebbe mai fatto”. Sono le parole che il padre ha pronunciato a botta calda e ha continuato a ripetere invano. Visto che la magistratura ha aperto e subito chiuso il caso.

“Un po’ come per una vicenda simile – raccontano in Questura a Napoli – quella del preside dell’Isef Carmine Mensorio. Era sul traghetto che viene dalla Grecia e doveva andare dai pm il giorno dopo per verbalizzare sui rapporti tra politica e camorra, ai tempi dei clan Alfieri e Galasso. Non fece in tempo ad arrivare perchè una manina lo spinse giù dal traghetto”.

Ma la procura di Ancona archiviò quel giallo in un baleno. Proprio come è successo per Adamo Bove.

SCARAMELLA AL POLONIO

Passiamo al secondo giallo. Quello che vede in scena il faccendiere Mario Scaramella e sullo sfondo la ancora oggi misteriosa morte del russo trasmigrato a Londra Alexander Litvinenko.

Un thriller che per mesi e mesi ha tenuto banco sulla scena internazionale, vista l’atroce morte al polonio per l’ex spia, nemico giurato di Vladimir Putin.

Alexander Litvinenko

Alexander Litvinenko

L’ultima persona incontrata prima d’essere avvelenato in modo letale, in un ristorante sushi di Londra, fu proprio Mario Scaramella. L’uomo che farà poi da consulente di Paolo Guzzanti per la Commissione Mitrochin. Sedicente agente estero della Cia, Scaramella, pataccaro a 360 grandi ma anche in possesso di informazioni più che riservate.

A Londra il processo per la morte di Litvinenko s’è risolto in un flop, mandante politico il leader russo ma nessuna prova concreta a carico. In sospeso la figura di Scaramella, il quale nel frattempo s’è rimboccato le maniche per organizzare convegni a destra e a manca, spesso chiamando al tavolo dei relatori magistrati ed esponenti delle forze militari a stelle e strisce.

Non da poco le parentele eccellenti di Mario Scaramella.

Un fratello ha sposato la figlia di Arcibaldo Miller, l’ex pm ovunque della procura di Napoli e poi capo degli ispettori ministeriali, sia sotto il governo Berlusconi che con l’esecutivo Prodi.

Uno zio, poi, è Antonio Rastrelli, il grande vecchio di Alleanza Nazionale a Napoli, per anni Governatore in Campania e primo commissario all’emergenza rifiuti.

Una sorella, Adele Scaramella, è stato giudice – guarda caso – proprio nel mega processo sui rifiuti in Campania che ha coinvolto anche il successivo Governatore, Antonio Bassolino.

Dulcis in fundo un fratello da novanta. Paolo Scaramella, infatti, nell’ultima infornata di grandi nomine del parastato fatta dal governo Renzi, è stato scelto come presidente di Enav, l’ente che si occupa di voli, dopo anni al timone di Meridiana.

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Un commento su “ADAMO BOVE E ALEXANDER LITVINENKO / DOPO DIECI ANNI E’ SEMPRE GIALLO”

  1. roberto ha detto:

    Be,a me pare tutto delineato e chiaro invece.Il problema in Italia è proprio questo,sempre tutto chiaro,..si sanno sempre i mandandi,si sa perchè….ma in galera non va nessuno.Si cerca sempre di coprire,sviare,depistare,far credere altro finchè si dimentica…e poi si rinizia….
    Si sa tutto di Bove….si sa tutto di ilaria Alpi..di De palo e Tono…di Li Causi….del Moby Price…di Bologna..della P2….si sa tutto ditutto..mandanti compresi…ma meglio girarsi dall altra parte

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