VIA CURTATONE / TRA MISTERIOSI  GENERALI E BILANCI TAROCCATI

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Nel pasticciaccio brutto di via Curtatone con il palazzo sgomberato a botte e manganellate, adesso spunta anche la figura di un generale dei carabinieri in pensione.

Si tratta di Antonio Ragusa, amico dell’affittuario del palazzone, Vincenzo Secci, il misterioso ingegnere titolare della SE.A., la Servizi Avanzati che ha stiputato un contratto – anche per la ristrutturazione – con Idea Fimit, il fondo proprietario che fa capo alla DEA del gruppo De Agostini e all’Inps (30 per cento).

Fino a tre anni fa Ragusa ha occupato un incarico non da poco, come capo dipartimentale delle risorse strumentali a Palazzo Chigi. Incarico che gli ha procurato anche qualche grattacapo, per via di un’inchiesta aperta dalla procura di Roma su alcuni appalti proprio a palazzo Chigi, all’epoca dell’ultimo governo Berlusconi.

Lasciato l’incarico, Ragusa dà una mano agli amici. In particolare a Secci, che si ritrova, da un paio d’anni, con la patata bollente del maxi immobile di via Curtatone.

Entra ed esce, Secci, con gran disinvoltura dagli uffici del Capidoglio, che diventa quasi casa sua. Incontra i dirigenti comunali all’epoca di Ignazio Marino sindaco, poi quando gli subentra il commissario Paolo Tronca. Quindi nell’ultimo anno si vede più volte con lo staff del prefetto Paola Basilone, fortemente voluta su quella poltrona da Angelino Alfano.

Si sfoga Ragusa con Repubblica Roma: “sono riuscito a far inserire via Curtatone nella lista dei primi 15 palazzi da sgomberare, ho insistito con Basilone, che però ha subito rilevato la necessità di trovare prima una alternativa per le donne, i bambini e gli altri casi di fragilità”. E aggiunge: “ho lavorato per ottenere quello sgombero fino a sette mesi fa quando ho capito che era diventata una questione politica, allora mi sono tirato fuori”.

Occhio ai mesi. Scrive sempre Repubblica Roma: “Il Viminale a marzo per l’accoglienza di stranieri ha preso in affitto la ex scuola della polizia di Massimina, in vicolo Casal Lumbroso, dalla Idea Fimit proprietaria del palazzo di piazza Indipendenza: nascerà un hub per immigrati”.

Caso vuole, però, che nella relazione che accompagna il bilancio presentato il 30 giugno dal fondo Alpha, che fa capo a Idea Fimit ed ha in mano l’immobile di Casal Lumbroso, non si parla nel modo più assoluto di alcun accordo siglato né con il Campidoglio né tantomeno con il Viminale. Circostanza che invece Repubblica dà per assodata.

Fa notare un funzionario della prefettura: “ho osservato con attenzione le carte e anche il bilancio di Alpha. A pagina 36 si parla di un progetto presentato, ma solo presentato al Comune con il ‘piano casa‘, una circostanza che ricorre da alcuni anni, quando Alpha parla della necessità di riqualificare l’immobile in vista del piano casa. Poi c’è un secondo passaggio, dove viene appena fatto cenno all’offerta fatta dalla Prefettura per utilizzarlo come hub per immigrati. Secondo Repubblica tale destinazione è stata definita con il ministero degli Interni a marzo scorso. Se confermata la notizia, allora vuol dire che la relazione allegata al bilancio Alpha non è corretta e che è stata fornita una informazione incompleta e inesatta al mercato. Non è il caso di accertarlo?”.

Non mancano altre stranezze nella stessa relazione. A pagina 53 si parla di un valore storico dell’immobile pari a 76 milioni di euro: e sembra che sia stato pagato appena un milione in meno. Poi, improvvisamente, a pagine 64 il valore sprofonda a 35,2 milioni di euro. Possibile un quasi dimezzamento nell’arco di ‘dieci paginette’?

Sorge spontanea la domanda: e ora che è destinato ad hub per immigrati, quanto varrà mai? Cosa ne pensano gli azionisti di DEA e, soprattutto, i pensionati Inps di cifre che vanno in un baleno a picco?

 

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27 agosto 2017

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