IL NUOVO SACCO DI ROMA / ARIECCO IL SUPER MATTONARO SCARPELLINI

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Maxi sgombero di via Curtatone, a Roma. Sono ancora tanti gli interrogativi in sospeso. Come mai proprio quel palazzone nell’obiettivo della Prefettura e dello stesso Campidoglio? Perchè qualcuno  lo aveva fittato già occupato? E cosa intendono ora farne proprietà e affittuario? Ci sono manovre speculative in atto? E non fa capolino per caso la figura dell’immobiliarista capitolino Sergio Scarpellini, coinvolto con l’ex tuttofare del Comune Raffaele Marra in altri affari mattonari sui quali continua ad indagare la procura di Roma?

Ma non c’è solo la ‘bomba’ a un passo dalla stazione Termini. Un’altra situazione, sempre gestita tramite i soliti ‘Fondi’ che stanno devastando il mercato immobiliare, è un passo dal collasso: ospita sempre in prevalenze eritrei e si trova in via Collatina. Staremo a vedere.

Ma ripercorriamo passo passo la cronistoria del palazzone da 9 piani di via Curtatone, uno spaccato romano di politica & affari.

TUTTI IN CARROZZA, SI PARTE DAL CRAC FEDERCONSORZI

Raffaele Marra. In alto il palazzo di via Curtatone e, a destra, Sergio Scarpellini

Raffaele Marra. In alto il palazzo di via Curtatone e, a destra, Sergio Scarpellini

Si tratta della storica sede di Federconsorzi, il colosso democristiano ai tempi della prima Repubblica finito nel più grosso crac che la nostra storia ricordi. Centinaia e centinaia di miliardi delle vecchie lire, un tesoro volato via, un fallimento durato per anni e cascami che si trascinano ancor oggi. Un mare di faccendieri, consulenti e legali si sono succeduti al suo capezzale. Due in pole position. L’avvocato Sergio Scicchitano, grande amico di Antonio Di Pietro, il quale dieci anni fa esatti, quando era ministro delle Infrastrutture, lo nominò in una serie di corposi consigli d’amministrazione, ovviamente in tema di opere pubbliche. L’altra toga di prestigio in campo è Francesco Carbonetti, un avviatissimo studio a Roma, per anni vice capo del potente ufficio legale della Banca d’Italia, consulente di Fimit, fondata dal re dei fondi, Massimo Caputi, poi diventata Idea Fimit e passata sotto il controllo della DEA del gruppo De Agostini e dell’Inps, quotista al 30 per cento.

Torniamo al palazzone di via Curtatone. La liquidazione Federconsorzi firma un atto di cessione, il 29 dicembre 2010, proprio alla Fimit gestione Caputi, amico storico di ‘O ministro Paolo Cirino Pomicino. Advisor dell’operazione da 70 milioni di euro la Finnat, che assiste non pochi mattonari e anche il Vaticano nelle sue compravendite.

Così dettaglia un agente immobiliare che da tempo lavora sulla piazza romana: “L’anno prima c’era stata una trattativa con la stessa Fimit e con Fabrica, una sigla che faceva capo al gruppo Caltagirone e allo stesso Caputi. Ma non se ne fece niente. Caputi ha fatto un buon affare ma soprattutto ha voluto, con questa operazione, aiutare le banche, che erano pesantemente esposte e hanno potuto tamponare le falle. Infatti, a concludere il tutto sono alle fine state la società ‘Gestione Realizzo‘,  messa su tra le banche creditrici, e il fondo Omega, riconducibile a Fimit ”.

Sergio Scicchitano

Sergio Scicchitano

Il fondo Omega nasce nel 2008, quando la stessa Fimit – Caputi in sella – le trasferisce il patrimonio immobiliare che fino a quel momento faceva capo a Immit spa, controllata al 100 per cento da Banca Intesa, ossia la sua cassaforte mattonara. Così passano da Immit a Omega la bellezza di 284 immobili, per una superficie complessiva di 420 mila metri quadrati, soprattutto a Roma e Milano, per il non disprezzabile valore di 850 milioni di euro.

QUEL FONDO OMEGA ANCHE PER LA COMPRAVENDITA DEL SECOLO

Ma il fondo Omega è passato alle cronache, stavolta giudiziarie, per una brutta storia, quella di un altro maxi immobile: via della Stamperia, sempre a Roma. Il vero pozzo di san Patrizio, l’autentico palazzo dei Miracoli per non pochi: a cominciare dal senatore Pdl Riccardo Conti per finire a Denis Verdini, passando per l’allora presidente dell’Enpam (l’ente di assistenza e previdenza degli psicologi) Angelo Arcicasa. Una vicenda ai confini della realtà e sulla quale è ancora in corso il processo: Conti acquista per 26 milioni di euro nel 2011, e in tempo reale rivende quasi al doppio, 44 milioni. Da guinness dei primati: una plusvalenza, nel giro di poche ore, da 18 milioni di euro! Conti è finito sotto i riflettori del pm capitolino Erminio Amelio, in compagnia di Arcicasa, accusato di truffa aggravata, e di Verdini, il mediatore di tutta l’operazione, compensato con un cadeau da 1 milione tondo tondo.

Torniamo a bomba, ossia sempre in via Curtatone. Per segnalare la mossa successiva, ossia il contratto di fitto e l’accordo per la susseguente ristrutturazione stipulato da Fimit con la SE.A. (Servizi Avanzati).

Una storia nella storia. Perchè tra le varie carte e documenti, a comparire per SE.A, c’è sempre e solo un ingegnere, Vincenzo Secci, un illustre signor nessuno. Tra gli immobiliaristi romani non lo conoscono. Nè su di lui circolano notizie via web. Niente. Al Campidoglio filtra solo una voce: “è un uomo di Scarpellini”, “è sempre stato vicino a Scarpellini”. Niente altro.

Fatto sta che SE.A. ha fittato il palazzone ‘occupato’ nel 2013, accollandosi tutti gli oneri del caso, dal pagamento dell’Imu a quello delle utenze, a cominciare dall’acqua. E in quattro anni avrebbe cumulato perdite per circa 5 milioni di euro.

UN QUATTRO O CINQUE STELLE NEL CUORE DI ROMA?

Angelino Alfano

Angelino Alfano

Da allora è cominciato un via vai di carte bollate, denunce, ricorsi, comunicazioni alla questura e via di questo passo. Lo stesso

Paola Basilone

Paola Basilone

governo Renzi ha preso a cuore la situazione, assicurando in tempi brevi uno sgombero. In prima fila, per impegno, Angelino Alfano, che da ministro degli Interni ha in tutti i modi cercato di accelerare l’iter. Ed oggi la pratica è stata ‘sbloccata’ grazie all’attivismo del prefetto di Roma, Paola Basilone, di strettissima osservanza alfaniana.

Ma quale sarà la molla che ha velocizzato l’iter di sgombero? A quanto pare un progetto che SE.A. ha in cantiere, previa ristrutturazione della quale intende farsi carico: la realizzazione di un grande albergo, che in una zona strategica come quella a un passo dalla stazione Termini non è roba da poco. Ma potrà fronteggiare da solo tutti i costi, una barca di soldi viste le condizioni nelle quali ora si trova l’immobile, l’ingegner Vincenzo Secci?

Ecco cosa ci racconta il funzionario del Campidoglio: “Naturalmente da sola la SeA non ce la può fare. Per questo la voce più attendibile è che entri in campo Scarpellini. Ma non da solo. A questo punto potrebbe fargli compagnia un altro fondo, stavolta Feidos, che fa capo a Massimo Caputi. Del resto Feidos ha già fatto affari, e da poco, con l’immobiliarista romano: insieme ai fondi americani Tristan e York, Feidos ha comperato gli immobili romani di pregio di Scarpellini, una affare da svariate decine di milioni di euro”. Se son rose fioriranno presto.

Due brevi note. Negli ultimi mesi – a riprova delle ottime relazioni coltivate da Caputi negli States – si è registrato un passaggio di diversi funzionari da Prelios, l’altra creatura in parte targata Caputi, in direzione Tristan. Mentre a rappresentare York in Italia figura Giancarlo Paparella, gemellato allo stesso Caputi, anni fa, in occasione dell’operazione Fort Village in Sardegna, passato dall’americana Lehman al tandem Caputi-Marcegaglia (Emma, all’epoca presidente di Confindustria).

DA CAPUTI A CAPUTI, ANDATA E RITORNO

Passiamo all’altro complesso bollente, quello di via Collatina, un palazzone non meno grande di quello di via Curtatone. Anche stavolta una storia non poco articolata, e con la solita presenza dei Fondi, che oggi stanno riscrivendo – in peggio – il mercato immobiliare di casa nostra.

L’edificio è una proprietà dell’Inpdap, l’altro maxi carrozzone previdenziale, e risulta occupato addirittura dal 2004, in prevalenza da eritrei e somali, quasi 400.

Ed eccoci al rituale passaggio di mano. E’ sempre Fimit ad acquisire, la quale nel frattempo s’è trasformata in Idea Fimit, prima sotto il controllo di Caputi poi, come detto, riconducibile alla DEA di casa De Agostini e all’Inps, l’ennesimo carrozzone della serie.

Massimo Caputi

Massimo Caputi

Per gestire tutta l’operazione è in campo un veicolo ad hoc, il fondo Senior, costituito nel 2009 sempre sotto il protettivo ombrello di Fimit. Uno dei manager più in vista di Senior, nel corso degli anni, è Stefano Zaghis, il braccio destro del presidente del Consiglio comunale di Roma Marcello De Vito, molto vicino alla pentastellata Roberta Lombardi. Una carriera tutta vissuta all’ombra di Caputi, quella di Zaghis, che ha visto uno dei momenti topici proprio in Sardegna, con l’operazione Fort Village. Di Zaghis la Voce ha scritto nel corso di alcune inchieste dedicate al nuovo stadio della Roma, previsto a Tor di Valle, per la cui realizzazione dovrebbe intervenire – in compagnia del gruppo Parnasi – anche il fondo Feidos targato Caputi. Quel fondo che, come abbiamo visto, coltiva ottimi rapporti d’affari con Sergio Scarpellini.

I cerchi, come vedete, spesso si chiudono.

Commenta ancora il nostro funzionario del Campidoglio: “La situazione a Roma è comunque esplosiva. Lo stesso commissario Tronca aveva parlato di 19 emergenze tra città e periferia, in particolare si riferiva a via Curtatone, via Collatina e via Cavalieri alla Romanina, il Saalam Palace, un ex residenza universitaria. Del resto è da un paio d’anni almeno che Medici Senza Frontiere denuncia una situazione di totale disastro, soprattutto per le condizioni incredibili nelle quali sono costretti a vivere i rifugiati e gli immigrati, compresi alcuni italiani. I quali finiscono per dover pagare il pizzo ai loro carnefici, spesso gli stessi scafisti e le loro band, per vivere in condizioni del tutto disumane”.

Ecco cosa veniva denunciato a inizio 2016 dal rapporto ‘Fuori Campo’ promosso da Medici Senza Frontiere: “Uomini, donne e bambini, persone vulnerabili che sono fuggite da situazioni drammatiche e che avrebbero diritto all’assistenza, vivono in condizioni deplorevoli, con barriere spesso insormontabili che compromettono l’accesso a cure essenziali”.

E da allora niente è cambiato. Se non in peggio.

 

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