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Nell’inferno di Dante un inedito girone per piromani a vario titolo


8 agosto 2017 autore: Luciano Scateni



fiamme

Tanti italioti l’Italia non li merita: sono assassini, autori di naturicidi di varia specie bestiale. Sono aspiranti forestali (“il Paese brucia, occorrono più tutori del patrimonio boschivo, assumeteci”), volontari che aspirano a indossare la divisa di vigili del fuoco (lavoro duro, pericoloso, ma posto sicuro), contadini che bruciano da incoscienti foglie e rami secchi in presenza di vento, imbecilli che gettano via mozziconi accesi di sigarette, giovanissimi delinquenti assoldati dalla malavita per fare terra bruciata e spazio per lucrare sulle discariche abusive (periferia di Napoli) e perfino ragazzi “perbene” che per vincere la noia e la loro pochezza di dipendenti da smartphone e simili “giocano” con il fuoco (quattro ragazzi romani in vacanza, pineta di Montalto di Castro in fiamme), malati di piromania. Sperare di farne piazza pulita è come riempire d’acqua un lago a secco con un secchiello bucato che attinge da un fiume, ecco una terribile verità. Perché coglierli sul fatto, arrestarli e magari infliggere loro una punizione esemplare, non cambia di una virgola il triste pianeta dell’illecito, dell’incultura di teste con patologie di diversa eziologia egualmente irrecuperabili. Per capire la gravità del male è paradigmatico il caso di Santa Croce Camerina e di quindici pompieri volontari che per un rimborso spese di dieci euro (non è un errore, proprio dieci euro) appiccavano incendi e chiedevano ai parenti di segnalarli. Appostati in prossimità dei luoghi in fiamme erano chiamati pere primi a domarli. Tutto qui? Proprio no. Castel Fusano, litorale romano. Tre loschi individui (due romani e un iracheno) sovrintendevano alla prostituzione praticata in quell’area protetta. Per “convincere” le prostitute a pagare gli spazzi occupati per svolgere il loro mestiere, li incendiavano. In fiamme duecento ettari di macchia mediterranea. Ci sono poi gli “esteti” del fuoco. Uno scompensato mentale di Busto Arsizio, piromane da camicia di forza, dava alle fiamme la pineta per godersi lo spettacolo dei vigili del fuoco in azione. Se la cifra impressiona c’è ancora la speranza di mettere fine a questo ignobile omicidio della natura che impegna i vigili del fuoco mille volte in un solo giorno. Siamo bestia nera dell’Europa anche in questo, con oltre settantamila ettari di boschi incendiati e quasi quattrocento roghi. Nella Commedia di Dante in quale girone infernale scaraventare i piromani? In uno aggiuntivo, dove arrostirli in eterno tra fiamme di pari temperatura rispetto a quella da loro causata sulla Terra.

Quasi lo avevamo dimenticato e invece è in pieno corso l’iter per la follia nazionale di sperperare miliardi nell’acquisto di aerei di guerra, i micidiali f35 di fabbricazione americana, congeniali alla politica aggressiva di Trump, quanto incompatibili con il dettato della nostra Costituzione. Il programma di produzione dei caccia bombardieri è in forte ritardo e i costi si sono raddoppiati. Gli irriducibili e sospetti ottimisti valutano in 14 miliardi di dollari il costo dell’operazione acquisto per l’Italia nei prossimi venti anni. In quale balorda impresa si sia cacciata l’Italia è di facile lettura. Meno visibile è la responsabilità del sì alla partecipazione del progetto. Il no avrebbe consentito di destinare risorse così ingenti a emergenze del welfare.




Una risposta a “Nell’inferno di Dante un inedito girone per piromani a vario titolo”

  1. Der eisame Stein scrive:

    Piromani, volontari o no che siano. Perché non incatenarli e poi buttarli nel cuore dell’incendio che hanno provocato?
    Disfarsi in questo modo di tali appartenenti alla più scadente razza subumana non sarebbe poi tanto dannoso…

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