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DARIO FRANCESCHINI / UN CONFLITTO D’INTERESSI CHIAMATO SORGENTE GROUP


3 agosto 2017 autore: Andrea Cinquegrani



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C’è un conflitto grosso come una casa, una delle tante che controlla il suo gruppo, o come un grattacielo, quello che gestisce a New York, il Flatiron Building, ma nessuno se ne accorge. Oppure alcuni se ne accorgono ma se ne fregano. Siamo nel mondo di mezzo che collega affari e mattoni, business milionari gestiti dai Fondi che ormai dominano il mercato, e oggi anche l’universo artistico.

Dario Franceschini con la moglie Michela Di Biase. In alto lo vediamo nel fotomontaggio con Valter Mainetti e, sullo sfondo, la sede di Sorgente Group

Dario Franceschini con la moglie Michela Di Biase. In alto lo vediamo nel fotomontaggio con Valter Mainetti e, sullo sfondo, la sede di Sorgente Group

Protagonista assoluto della story è Valter Mainetti, che dall’acciaio è passato al cemento, poi a statue & vasi antichi, quindi all’editoria, comprando il Foglio fondato da Giuliano Ferrara e non solo.

Co-protagonista è il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, in compagnia della gentile consorte, Michela Di Biase, non solo capogruppo Pd al Campidoglio, spina nel fianco di Virginia Raggi, ma anche public relation woman della Fondazione Sorgente Group, la perla di famiglia, il diadema nel collier di Paola Mainetti e del suo potente consorte, Valter.

Sorge spontanea la domanda. Come fa un ministro che si occupa di beni culturali, di arte, eventi, manifestazioni, meetings ad alto livello ad avere una moglie che si rimbocca le maniche per un gruppo privato che agisce proprio in quel dorato campo? Non c’è un confitto d’interessi grande e alto come Flatiron Building?

 

DAI TRASPORTI COTRAL ALLE OPERE D’ARTE

Un bel salto in avanti, soprattutto sotto il profilo culturale, quello spiccato da lady Franceschini, fino ad un anno fa oscuro funzionario di Cotral, l’azienda regionale dei trasporti in Lazio, alle prese con carte e scartoffie in qualità di tecnico-amministrativo.

Adesso, invece, può organizzare mostre ed eventi, discutere con esperti d’arte a livello internazionale e interlocuire con i grandi musei.

Scrive Franco Bechis, mosca bianca nel giornalismo di casa nostra a parlare del tema. “Per sua natura Mainetti lavora molto con il ministero dei Beni culturali, che associa in numerose iniziative nel settore (mostre, conferenze, pubblicazioni) e come altre fondazioni gode delle agevolazioni fiscali sui finanziamenti ricevuti dai privati. Il sistema Sorgente Group-Fondazione è per altro circolare, perchè tutte le entrate per il mecenatismo nell’arte derivano da lì. I vantaggi fiscali però sono stabiliti da legge dello Stato come aiuto alla promozione della cultura e ne beneficiano fondazioni pubbliche (come quella del Teatro della Scala) o private (come appunto la Fondazione Sorgente Group o quella di Brunello Cuccinelli). Per questo quei contributi privati sono determinati ed elencati ogni anno in una circolare del ministero dei Beni culturali”.

Il Flatiron Building

Il Flatiron Building

Continua Bechis: “I finanziamenti privati in agevolazione fiscale alla Fondazione Sorgente ammontano negli ultimi documenti ministeriali a circa 2 milioni di euro all’anno. La collaborazione dunque tra la Fondazione Sorgente Group e il ministero dei Beni culturali è molteplice e ha radici negli anni. Ottimi i rapporti con l’attuale reggente Dario Franceschini. Destinati a diventare ora ancora migliori grazie all’assunzione della Di Biase, che di Franceschini è la seconda e attuale moglie”.

Una famiglia dove si respira arte ogni giorno, quella dei Mainetti. Un figlio regista di grido, la figlia Veronica sul ponte di comando negli States di Sorgente Group of America, un fratello direttore d’orchestra (ha sposato l’attrice Elena Sofia Ricci), una moglie restauratrice e mecenate a tutto campo. E lui che pensa a portare avanti tutta la maxi azienda, la quale non mastica solo arte, ma anche acciaio – la prima passione – e poi mattoni, il secondo grande amore, che hanno trovato la suprema sintesi nei Fondi, ormai i veri proprietari e gestori dei nostri destini economici e finanziari.

 

LA SORGENTE DEI BUSINESS

Ecco qualche fredda ma eloquente cifra. L’ultimo bilancio griffato Sorgente Group parla di un patrimonio immobiliare gestito pari a 5,1 miliardi di euro. Negli ultimi 15 anni sono stati lanciati sul mercato 34 fondi immobiliari, create una settantina di sigle e investito in immobili di pregio soprattutto all’estero (Usa, Regno Unito, Francia, Svizzera) ma anche in Italia (per fare un solo esempio, la celebre Galleria Sordi a Roma). In pole position le sigle di respiro internazionale Sorgente Group International Ltd, Holding Star Uk, Main Source Sa.

Una irresistibile ascesa, che fa segnare fatturati e profitti in continuo incremento, nonostante le difficoltà del mercato. Ben lontani i tempi del crac di una delle prime creature di casa Mainetti, Sorgente Res, fallita a Milano.

Negli ultimi tempi, comunque, è cresciuta la passione per l’editoria, anche per quella carta stampata oggi in crisi. “Non lo faccio per business”, ammette, né per mecenatismo. Forse per consolidare le sue posizioni di potere?

Matteo Arpe

Matteo Arpe

Ed è così che il suo shopping va dal Foglio, comperato dal banchiere eternamente in rampa di lancio Matteo Arpe - l’un tempo pupillo di Cesare Geronzi – al ciellino Tempi, passando per la Gazzetta del Mezzogiorno, di cui ha acquisito il 30 per cento. Si è parlato anche di un interessamento per Dagospia, ma la cosa è rientrata e l’orbita nel mondo del web è rimasta circoscritta al sito “il Ghirlandaio”. Protagonista delle operazioni la Musa Comunicazione, che evidentemente spazia anche nell’universo artistico.

L’acquisto di Tempi è stato condotto in partnership con un altro mattonaro milanese, e un altro col pallino dei fondi, Davide Bizzi, che ha puntato molto sul futuro dell’ex area milanese Falck a Sesto San Giovanni, 5 miliardi di business, un tempo di proprietà della Società per il Risanamento guidata da Luigi Zunino, al quale in passato s’era affiancato Alfio Marchini.

 

UNA PATATA BOLLENTE, L’AFFARE ENASARCO

Ma è l’affare Enasarco a turbare, in queste settimane, i sonni di Mainetti. Un altro business da 300 milioni di euro, per via degli immobili dell’ente previdenziale dei commercianti affidato alle cure di Sorgente Group. Già una decina d’anni fa fu tempesta, e l’ente venne travolto da una maxi inchiesta giudiziaria che portò in galera il numero uno di Confcommercio Sergio Billè, con il coinvolgimento del furbetto del quartierino Stefano Ricucci.

Passati gli anni, tornano le bufere. Stavolta per le peripezie di due fondi immobiliari gestiti da Sorgente, ossia Megas e Michelangelo 2. Una storia che si condisce di denunce in tribunale e Corte dei Conti, ricorsi, controricorsi, carte bollate d’ogni sorta.

Massimo Caputi

Massimo Caputi

Una parte della dirigenza Enasarco, in prima linea l’ex presidente e ora membro del cda Brunetto Boco, una carriera da sindacalista Uil, denuncia Sorgente di inadempienza contrattuale e di svariate altre carenze nello svolgimento del proprio incarico. Mainetti parte al contrattaco e parla di contratto capestro fatto firmare e di continue manovre vessatorie da parte di Enasarco, documentate anche attraverso una audizione parlamentare tenuta un paio di mesi fa alla commissione che si occupa di enti previdenziali.

Ecco cosa rivela un operatore finanziario milanese: “E’ in atto una delle più accese battaglie sul fronte dei fondi, ossia per il controllo di quelli previdenziali. Una delle patate bollenti, oltre alla storica Enpam, l’ente più ricco, quello dei medici, riguarda proprio Enasarco. Sorgente vuol mantenere il controllo, ma una parte, Boco in testa, vuole cambiare gestore. Probabilmente non per migliorare i rendimenti e i risultati ma per fare un grosso favore ad un amico”.

E continua: “Circola già il nome del pretendente, si tratta della GWM che fa capo al re dei fondi, Massimo Caputi. La quale ha già avuto a che fare con Enasarco per via di un altro mega business, quello legato alla cosidetta ‘nota Antracite‘, un prodotto finanziario estremamente complesso, affare da circa 700 milioni di euro. Ma tutta la vicenda Enasarco si protrarrà per un bel po’, viste le pendenze giudiziarie in pentola, davvero per tutti i gusti”.

 

 

 

 

 

 

 




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