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TAV DI AFRAGOLA / TRA MONNEZZE TOSSICHE, CAMORRE E LAVORO NERO


21 luglio 2017 autore: PAOLO SPIGA



afragola

Non è neanche finita, la mega stazione dell’Alta Velocità di Afragola, nell’hinterland partenopeo, che è già sommersa da inchieste giudiziarie.

Ultima, in ordine di tempo, quella che ha visto il sequestro del parcheggio, perchè – a quanto pare – realizzato come del resto tutta la stazione su una immensa distesa di rifiuti tossici e forse anche in parte radioattivi: un semplice, piccolo scavo di 20 centimetri – la buca che fa un bimbo in spiaggia di questi tempi – ha infatti permesso agli inquirenti di scoprire i primi rifiuti. Nei prossimi giorni verranno effettuati esami e carotaggi ad una profondità di quattro metri, ma già si prevede che verrà fuori un vero inferno.

Motivo per il quale la stazione, neanche terminata, potrebbe subire uno stop, per via dei pericoli che evidentemente possono correre i passeggeri e tutti coloro che sventuramente si trovano a lavorare o a frequentare quella landa desolata.

Con lavori già costati oltre 100 milioni di euro, ancora tutti da completate (su progetto dell’archistar iraniana Zaha Hadid) e sui quali – altra incheista – si sta rimboccando le maniche la procura di Napoli Nord. Opere mal eseguite, mediante le solite prassi dei ribassi e delle varianti in corso d’opera.

Ma stavolta è soprattutto il fronte della manopodera a suscitare le più pesanti perplessità. Secondo le ultime cifre sono state – e in gran parte sono – impiegate quasi 700 unità lavorative, la gran parte a nero, o comunque facenti capo a imprese che lavorano in subappalto, o per subappati dei subappalti.

Nel corso di un blitz delle forze dell’ordine, un gruppetto di operai se l’è data a gambe, perchè privo di uno straccio di inquadramento. Nel corso di un altro, poi, sono stati sorpresi operai ad una altezza di circa 30 metri senza caschi e senza imbracature.

Un autentico far west, con i sindacati a girarsi i pollici. Come successe, negli anni ’80, con la ricostruzione post sisma, nella più totale derelegulation e la camorra a farla da padrone.

E così anche stavolta: perchè a quanto pare la manovalanza è totalmente gestita dai clan locali, controllati dalla super cosca dei Moccia, padroni storici del territorio e anche con interessi ‘riciclatori’ romani.

A proposito, la Mafia nella Capitale non esiste, come sentenziano a Roma…




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