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Roghi – Il segnale della malavita organizzata: predominio totale nel Paese


17 luglio 2017 autore: Rita Pennarola



roghi

I nomi? Li conoscevano già, almeno sul Vesuvio. E che non si trattasse certo di “piromani”, anche quello era noto. La rappresentazione, poi, è scontata, almeno per chi da decenni deve occuparsi delle simbologie di stampo camorristico. Non dimentichiamo – e anche qui non diciamo niente di nuovo – che le mafie vivono di rappresentazioni muscolari del proprio potere, fattori essenziali per le loro forme di comunicazione e per imporre, di conseguenza, il loro predominio.

Oggi non è più tempo di far saltare le autostrade a Capaci per indurre lo Stato a trattare. Anche perché buona parte dello Stato lo hanno già nelle loro mani.

E attenti a chi si scaglia solo contro la politica. Anzi, sono proprio quelle frange di politica – e quindi di Stato – rimaste ancora miracolosamente illese dal giogo mafioso il bersaglio che oggi i clan, tra loro coalizzati, intendono colpire, mandando a fuoco l’Italia. A cominciare dai loro feudi storici – altro segno della “rappresentazione”- Sicilia, Campania, Calabria. Da qui le fiamme cominciano a procedere verso il nord della penisola: prima il Lazio, ora la bassa Toscana. Ripercorrendo esattamente la storia recente della penetrazione camorristico-mafiosa: Basso Lazio, poi Roma Capitale, quindi l’intero Centro Italia, fino al Nord dove purtroppo è facile prevedere che, se non cambia qualcosa, le fiamme arriveranno a breve. Domani, forse dopodomani.

Il segnale non potrebbe essere più chiaro. Sul movente si può discutere. La riforma del  Codice Antimafia, licenziata dal Senato il 6 luglio scorso, potrebbe essere un buon indizio. Perché ora passa al vaglio di Montecitorio. E contiene una serie di provvedimenti in materia di misure di prevenzione e sequestri che, se approvate, potrebbero fare il paio con le norme varate nel 1992, alla vigilia di Capaci e Via D’Amelio, in materia di 416 bis.

Stavolta, evidentemente, una “trattativa” ancora non c’è. Bisognava renderla necessaria. Può bastare l’Italia avvolta dalle fiamme per indurre Governo e Parlamento a “trattare”? E ancora una domanda, quella che in queste ore si fa qualsiasi persona di buon senso al mondo, specie se vede la sua vita minacciata dai roghi: dov’era la magistratura mentre il Paese finiva in cenere?




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