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GRUPPO ROCCA / AFFARI E BEGHE BRASILIANE. POI L’IDEA DEL GENOA CALCIO


14 luglio 2017 autore: Andrea Cinquegrani



mont Rocca

In Italia il prossimo colpo potrebbe essere l’acquisto del Genoa Calcio, all’estero l’affare l’ha appena fatto comprando da ThyssenKrupp il colosso siderurgico brasiliano CSA. Protagonista il gruppo Techint di Gianfelice Rocca, in sella alla sua cassaforte dei misteri, la San Faustin SA.

Ma proprio dal Brasile rischiano di arrivare anche grattacapi giudiziari, per via della maxi inchiesta Lava Jato che ha appena visto la condanna in primo grado per l’ex presidente carioca Lula Ignacio da Silva. E’ per corruzione internazionale, infatti, l’accusa che coinvolge Techint nello scandalo Petrobras, e lo stesso capo d’accusa pende a Milano, con una procura da un paio d’anni sulle tracce dei tesori di casa Rocca.

SILENZI OMERTOSI

Come mai i media di casa nostra hanno deciso di alzare una cortina di omertoso silenzio sul coinvolgimento di Techint nella più gigantesca storia internazionale di tangenti? Ma procediamo con ordine e partiamo dalla fresca tegola piombata sulla testa del ‘compagno’ Lula.

Lula Ignacio da Silva. In apertura Gianfelice Rocca e sullo sfondo lo stadio del Genoa

Lula Ignacio da Silva. In apertura Gianfelice Rocca e sullo sfondo lo stadio del Genoa

Una tegola da ben 9 anni e mezzo, la condanna inflitta in primo grado dal primattore della Mani pulite verdeoro, Sergio Moro, all’ex presidente per corruzione e riciclaggio. La storia di un attico nella località balneare di Guaruja ristrutturato con i soldi di una mazzetta da circa 1 milione di euro (poco meno di 4 milioni di reales) ricevuta dal colosso statale Petrobras. In particolare, la stessa compagnia petrolifera ha stipulato tre contratti con una società di costruzioni, OAS, che ha effettuato i lavori nella magione di ‘O presidente.

Moro, però, è clemente. Non manda Lula in galera per motivi di Stato (“sarebbe un fatto troppo traumatico”), ma lo tiene sotto scacco con altri tre procedimenti giudiziari che, di fatto, rendono non poco problematica una ricandidatura alle prossime presidenziali, per le quali comunque i sondaggi lo danno sempre per vincente. Anche per mancanza di concorrenti, visto che l’attuale capo dello Stato, Michel Temer, è anche lui sotto inchiesta per Lava Jato, così come un altro contendente, Aecio Neves. Del resto i quattro quinti della politica brasiliana sono o già condannati (130 tra deputati e senatori fino ad oggi) o sotto inchiesta (250 circa), con mazzette accertate per 2 miliardi di dollari fino ad un ammontare totale che potrebbe superare la stratosferica cifra di 20 miliardi.

Un primato assoluto mondiale.

SHOPPING BRASILIANO 

Ma restiamo in Brasile con le altre due notizie. Una sempre sul fronte Petrobras, con l’inchiesta della magistratura carioca che prosegue per accertare non solo le responsabilità dei politici locali, ma anche il ruolo svolto delle imprese straniere impegnate nell’affaire petrolifero.

In prima fila le nostrane Saipem, la controllata Eni, sul fronte pubblico, e la privata Techint. La Voce ha più volte dettagliato i contorni dell’inchiesta, così come di quella portata avanti dalla procura di Milano, ed entrambe per “corruzione internazionale”. Ma i pm milanesi indagano anche sul tesoro di San Fuastin, la madre di tutti gli scrigni, con una azionariato in gran parte ‘segreto’, ovvero coperto attraversi i paraventi che può offrire la più attrezzata delle società fiduciarie.

Pesantissimi i capi di imputazione e le ipotesi di reato, ma in casa Techint – a quanto pare – se ne fregano.

E ora tornano sul luogo del delitto, facendo un sol boccone della Compagnia Siderurgica do Atlantico, CSA per gli aficionados, fino a ieri dell’altro pezzo da novanta dell’acciaio mondiale, ThyssenKrupp, che era proprietario del 100 per cento delle azioni.

L’acquisto è costato 1 miliardo e mezzo di euro, ma si tratta di un vero big nel settore, con ben 6 mila dipendenti fra diretti e contrattisti e una capacità produttiva da 5 milioni di tonnellate annue. L’operazione è stata portata a termine attraverso un’altra sigla, Ternium, che si unisce all’ennesima regina di casa Rocca, ossia Tenaris, che detta legge in Argentina sempre sul fronte siderurgico.

NEL NOME DI HUMANITAS

HumanitasUno dei must, per la dinasty, si chiama sanità, ed è per questo che è sorto e si è sviluppato nel corso degli anni un altro colosso, quello targato Humanitas. Partito dal primo avamposto clinico, quello di Rozzano, nell’hinterland milanese, s’è allargato ad altri presidi, come a Milano, Bergamo, Varese, per poi espandersi in altre regioni, ad esempio il Piemonte, con il Grandenigo di Torino e la Sicilia, con l’Istituto Oncologico di Catania. Tutto sono i vessilli di mamma Opus Dei.

Prossima tappa, con ogni probabilità, la Liguria, entrata da un po’ nel mirino di Humanitas con i favori del padrone di casa, ossia il governatore Giovanni Toti, tanto per rinsaldare gli storici legami tra Silvio Berlusconi e Gianfelice Rocca.

Racconta un amico delle due famiglie. “Uno dei punti di contatto passati e presenti è Paolo Scaroni, che ha mosso i suoi primi passi, trent’anni fa, a bordo della Techint dei Rocca, fin dai tempi degli affari nel Corno d’Africa e in particolare in Somalia, tanto che il nome della società fa capolino tra le carte del caso Alpi. Poi Scaroni è passato al ricco parastato fino al vertice dell’Eni. E guarda caso anche lui è inquisito, come la Techint, per lo scandalo Petrobras, proprio in qualità di ex numero uno dell’Eni”.

I cerchi, a volte, si chiudono.

DALLA SANITA’ AL PALLONE, ECCOCI IN LIGURIA

Paolo Scaroni

Paolo Scaroni

Ed eccoci sul fronte sanitario ligure. “La giunta di centrodestra capitanata da Toti vuol investire nel settore sanitario e ha un grosso progetto per la collina degli Erzelli, a Genova. Si tratta di 400 posti letto, un investimento arcimilionario e il tutto dovrebbe rientrare nelle prossime attività del gruppo Humanitas. I tecnici stanno lavorando ad un delibera ad hoc, su misura per il gruppo Rocca”.

Ecco cosa scrive l’edizione genovese di Repubblica il 3 luglio: “lo scorso 13 gennaio una delegazione dell’Humanitas, con l’amministratore delegato Luciano Ravera e il direttore sanitario Norberto Silvestri, ha fatto un sopralluogo agli Erzelli e a fare gli onori di casa ha trovato Luigi Predeval e Carlo Castellano, rispettivamente amministratore delegato e consigliere di GHT, e Marco Bucci di Liguria Digitale e futuro sindaco di Genova”.

Ma ecco che entra di scena anche il grifone del Genoa calcio. Continua a raccontare la nostra fonte: “La Liguria sta diventando sempre più un laboratorio per le allenza di centrodestra, e a quanto pare Toti si sta dando da fare per risolvere il problema della squadra rossoblù che Enrico Preziosi sta vendendo. Giorni fa si è parlato di un intervento diretto della famiglia Berlusconi, attraverso Piersilvio, visto che Marina da quell’orecchio non ci sente più. Poi dello stesso Adriano Galliani. Ma è solo fumo, perchè il vero possibile acquirente sono i Rocca”.

 

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