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METRONAPOLI, ARRIVA ENNIO CASCETTA / SAPRA’ RISOLVERE IL GIALLO COSTI ?


9 luglio 2017 autore: Cristiano Mais



Ennio Cascetta

Fresco di nuova nomina al vertice di Metronapoli, Ennio Cascetta, che per evitare conflitti d’interesse ha dovuto lasciare la poltrona al fianco del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, quella – non poco strategica – di responsabile dell’Unità di Missione al ministero, in precedenza occupata dal grand commis Ercole Incalza.

Ma ‘o core è ‘o core. E Cascetta ha voluto tornare ai suoi primi amori, come il Metrò di Napoli.

“Ho lavorato tutta la vita qui. L’incarico alla struttura di missione è stato gratificante – osserva – e ha avuto il suo compimento con il recente G7 dei trasporti di Cagliari. Ma la nomina in Metropolitana è la chiusura del cerchio: ho partecipato alla definizione dei tracciati della metro”.

Prosegue: “Il 2019 sarà l’anno più importante perchè si concluderanno le tratte Dante-Garibaldi e la linea 6. Nel 2018 dovrebbe chiudere piazza Garibaldi. Nel 2019 piazza Municipio. Nel 2019 sarà aperto all’esercizio il Duomo, anche se la stazione sarà completata nel 2021”.

Raffaele Cantone. In apertura Ennio Cascetta

Raffaele Cantone. In apertura Ennio Cascetta

Questa l’agenda dei tempi. Ma c’è il bubbone dei costi, su cui non solo la Corte dei Conti ma anche altre magistrature hanno da un po’ puntato i riflettori.

Costi lievitati a dismisura, fino a venti volte tanto, soprattutto per via dalle solite varianti in corso d’opera – come le prassi dal dopo terremoto in poi insegnano – le revisioni dei costi e soprattutto le sorprese geologiche, ovviamente tante per un territorio di stratificazione storica come quello partenopeo.

Così replica il neo presidente a chi parla di indagini della Corte dei Conti sulla linea 1 del metrò partenopeo: “Hanno già fornito risposte e motivazioni Comune e Metropolitana. Non si può paragonare il costo di un chilometro della metro di Napoli con quello di Torino”.

Al fresco numero uno sfugge però un dato: come mai una città come Roma, con un sottosuolo non meno storico e stratificato, ha speso circa un terzo – a chilometro – rispetto a Napoli? E pensare che l’ANAC di Raffaele Cantone fino ad oggi – pur indagando sugli sperperi romani – non ha ancora messo il naso su quelli, ben maggiori, napoletani.

E come mai il tunnel sotto la Manica, che qualche problemino in più poteva pure comportare, vede un costo per chilometro pari ad un quarto?

Misteri del sottosuolo, del sotto acqua o cosa?




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