Pd, ora è tsunami 

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Vincere le primarie e svellere Bersani dalla sedia papale di segretario del Pd. Una volta, passi. Renzi ci riprova e rivince le primarie, Bersani, D’Alema. Orlando, Cuperlo e compagni assistono impotenti alla sconfitta della loro guerra civile interna e a quanto resta della sinistra. Dopo il primo uppercut subito le truppe dei perdenti organizzano il boicottaggio del referendum. Il sì perde. Resta in piedi l’inutile seconda camera del Senato, che impedisce iter rapidi di approvazione delle leggi, sopravvivono le province, succhiasoldi improduttive, brindano i parassiti del Cnel, buco nero per le finanze dello Stato. I guastatori della presunta sinistra del Pd praticano con successo l’erosione del renzismo: scissioni, voti parlamentari contro, tentativi di costruire l’alternativa al gruppo dirigente. Arriva la mazzata delle amministrative e sarebbe interessante un’indagine degli analisti per capire il peso anti Pd di dissidenti e 5Stelle, uniti nella strategia di scippare alla sinistra comuni storicamente “rossi”. Risultato? Ponti d’oro di Renzi alle aree moderate del centrodestra, intenzioni più meno latenti di alleanze spurie, che cancellano in crescendo la storica essenza della sinistra storica, conati dei dissidenti per recuperare i suoi valori frammentano ancor più l’antagonismo alla destra, che raccoglie i frutti della disgregazione. Il cielo non è sempre più blu. D’Alema ha rischiato un doloroso travaso di bile. Bocciato dal Feps, l’Associazione delle fondazioni del Partito socialista europeo, prende le sua carte, scuro in volto torna a casa. Gli amici-nemici indicano Renzi come mandante del siluramento, in risposta al boicottaggio del referendum. Finisce così? Dai prodromi della guerra fratricida si direbbe di no. Il finale? Un bel duello a colpi di spada, all’alba, nei pressi del convento delle Carmelitane Scalze.

Povero Francesco.  Tampona una falla, il sistema Chiesa gliene mette altre davanti agli occhi. Vecchia storia: il cardinale australiano Pell, prefetto degli affari economici, deve rispondere dell’infamante accusa di stupri su minori, fatti accaduti negli anni settanta, quando era prete a Ballarat e arcivescovo di Melbourne. Nega Pell, il Papa lo rispedisce in Australia per difendersi, ma gli vieta di partecipare a eventi liturgici. L’incredibile ipocrisia di Pell è nel suo anatema, successivo al tempo degli abusi, contro la pedofilia, “atti intollerabili, li definisce, crimini orribili”.

Nessun dubbio, il comico genovese alla testa dei pentastellati, e l’incredibile designato alla presidenza del consiglio Di Maio, certamente il guru junior Casaleggio faranno quadrato per un bis salvezza di loro sindaci indagati e non di comuni minori ma delle due città più grandi e importanti d’Italia. Dopo Roma dove la sindaca Raggi è indagata dalla magistratura per falso e abuso d’ufficio e imputata dalla città per palese incapacità, la tegola cade anche sulla testa dell’Appendino, sindaca di Milano. Lei è indagata per lesioni, querelata dai feriti di piazza San Carlo. Ora è in compagnia di Montagnese, presidente di Torino Turismo (ente turistico della città) e del funzionario Bessone, responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Montagnese è indiziato per lesioni gravi e gravissime e per l’omicidio colposo di Erika Pioletti, morta per le ferite riportate nella terrificante ressa di Piazza San Carlo. La procura della Corte dei conti ha aperto un fascicolo e monitora la situazione in attesa di capire se c’è anche un eventuale danno erariale. Studi legali preparano le richieste di risarcimento dei danni per i feriti. Se il Comune di Torino non avesse sottoscritto un’apposita polizza assicurativa per tutelarsi, potrebbe essere costretto a pagare di tasca propria gli eventuali indennizzi. Tutto bene mister Di Maio?

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