LE BANCHE VENETE? COSTANO 708 EURO A FAMIGLIA

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Banca d’Italia, dopo il disastro delle banche venete arrivato a 45,8 mld di euro (28,8 mld di perdite, aumenti di capitale, azzeramento valore azioni, sommate a 17 mld di intervento dello Stato), con un costo di 708 euro a famiglia, un bagno di sangue per contribuenti e risparmiatori, che poteva essere evitato con l’ordinaria vigilanza ed il divieto delle porte girevoli con lo spiccia faccende dei Governatori Bankitalia Zonin, nomina commissari liquidatori dei due istituti i suoi soliti fiduciari, riesumando vecchie conoscenze (nel 1997 alla Banca di credito cooperativo – San Marcellino).

   Per entrambi le banche c’è l’ex A.D di Popolare Vicenza Fabrizio Viola, custode di molti segreti nella gestione Mps (specie sulla famosa cassaforte),  verso il quale pende una richiesta di rinvio a giudizio della procura di Milano, assieme all’ex presidente Alessandro Profumo e Paolo Salvadori, per falso in bilancio e manipolazione del mercato, ma il Governatore di Bankitalia, sceglie con la dovuta cura banchieri indagati.

     Per Popolare Vincenza i commissari sono: Claudio Ferrario, Giustino Di Cecco e Fabrizio Viola. Per Veneto Banca sono: Alessandro Leproux, Giuliana Scognamiglio e Fabrizio Viola. Per le due banche sono stati nominati anche i componenti dei rispettivi comitati di sorveglianza. Per Popolare di Vicenza si tratta di Maria Elisabetta Contino, Francesco De Santis e Raffaele Lener mentre per Veneto Banca sono Franco Benassi, Giuseppe Vidau e Andrea Guaccero.

   Banca Intesa, che non ha pagato 1 euro per l’acquisto delle due banche venete, ma ha ricevuto in dote 5 mld di euro dallo Stato, come caparra dei 17 mld di euro appostati, continua a fare la voce grossa col governo cameriere, comunicando che. “l’esito positivo dell’operazione è subordinato a un percorso di approvazione senza ostacoli del decreto……per una  clausola capestro risolutiva,  che prevede l’inefficacia del contratto e la retrocessione alle banche in liquidazione coatta amministrativa del perimetro oggetto di acquisizione, in particolare nel caso in cui il Decreto Legge non fosse convertito in legge, ovvero fosse convertito con modifiche e/o integrazioni tali da rendere più onerosa per Intesa Sanpaolo l’operazione, e non fosse pienamente in vigore entro i termini di legge”.

  Mentre per Bankitalia, dal perimetro della cessione, sono: “esclusi, tra l’altro, i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute) e ulteriori attività e passività delle Banche in liquidazione, come specificate nel contratto di cessione, sono altresì esclusi i diritti degli azionisti, gli strumenti di capitale (computabili e non nei fondi propri) e le passività subordinate”, per banca Intesa:
“il perimetro oggetto di acquisto include, oltre alle attività e passività selezionate di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, anche il contributo delle partecipazioni in Banca Apulia e Banca Nuova, in SEC Servizi , in Servizi Bancari e, subordinatamente all’ottenimento delle relative autorizzazioni, nelle banche con sede in Moldavia, Croazia e Albania, e riguarda in particolare: crediti in bonis diversi da quelli ad alto rischio per circa 26,1 miliardi di euro: attività finanziarie per circa 8,9 miliardi di euro; attività fiscali per circa 1,9 miliardi di euro; debiti verso clientela per circa 25,8 miliardi di euro; obbligazioni senior per circa 11,8 miliardi di euro; raccolta indiretta per circa 23 miliardi di euro, di cui circa 10,4 miliardi di risparmio gestito; circa 900 sportelli in Italia e circa 60 all’estero, inclusa la rete di filiali in Romania; circa 9.960 persone in Italia e circa 880 all’estero. Infine comprende anche crediti in bonis ad alto rischio per circa 4 miliardi di euro, con diritto di Intesa Sanpaolo di retrocessione nel caso di rilevazione, nel periodo fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2020, dei presupposti per classificarli come sofferenze o inadempienze probabili”. Un vero e proprio ricatto a cui sono adusi i banchieri, nell’antica arte di strangolare i contraenti deboli, che stavolta è lo Stato, privo di diritto.

   Mentre in Spagna la crisi del Banco Popular, grande istituto finito sull’orlo del bail-in, è stata risolta in una notte e nel pieno rispetto delle regole europee sulle risoluzioni bancarie, col Santander che ha sì acquistato l’istituto al prezzo simbolico di 1 euro, con l’impegno ad un aumento di capitale da 7 miliardi di euro entro un mese, per coprire le perdite rimanenti dopo l’azzeramento del capitale sociale della banca e di varie classi di titoli obbligazionari, e Santander che acquistando il Banco, si farà carico di crediti in sofferenza nell’ordine dei 51 miliardi di euro, ben più dei 40 miliardi di sofferenza gestiti dalla Sareb, la bad bank messa in piedi dalla Spagna nel 2012, per gestire i crediti problematici delle sue banche.

Nella foto Alessandro Profumo

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