CASO ANGELO NICETA / IL TESTIMONE SPACCIATO PER COLLABORATORE

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Testimoni di giustizia, è sempre caos. La protezione sulla carta assicurata dallo Stato è un optional, spesso e volentieri viene concessa e quindi revocata. In alcuni casi, poi, si arriva al paradosso: un testimone di giustizia viene in un secondo momento classificato come collaboratore di giustizia!

“Si tratta di un fatto gravissimo – commenta un avvocato palermitano – il testimone di giustizia è un normale cittadino che si espone per dare un contributo alle istituzioni raccontando fatti a sua conoscenza, un delitto o episodio di riciclaggio oppure trame mafiose. Tutt’altra cosa è il collaboratore, un vero e proprio pentito, cioè un mafioso a tutti gli effetti che per i suoi motivi, o per un ravvedimento o per ottenere sconti di penna, decide di passare dall’altra parte e collaborare con lo Stato. Si tratta di situazioni del tutto opposte, per certi versi antitetiche”.

Eppure, la Stato fa di tutta erba un fascio, fregandosene dell’incolumità di chi a suo rischio e pericolo si espone per dare una mano a quello Stato che in tutta risposta gliela morde a sangue.

Succede – caso ultimo e clamoroso in ordine di tempo – ad Angelo Niceta, che proprio per denunciare il fenomeno e la sua tragica situazione da 24 giorni ha iniziato uno sciopero della fame.

Ecco cosa viene scritto in un nota diramata dal “comitato di cittadini per Angelo Niceta”.

“Angelo Niceta è un cittadino incensurato, proveniente da una nota famiglia della borghesia palermitana che spontaneamente ha contattato la Magistratura per rendere dichiarazioni in qualità di persona informata dei fatti. Dichiarazioni pesantissime, che tirano in ballo il ‘gotha’ di Cosa nostra, dal gruppo Guttadauro a Matteo Messina Denaro, un ramo della sua stessa famiglia (quello di zio Mario Niceta) e gli interessi economici nonché le collusioni nel mondo marcio della borghesia palermitana mafiosa”.

Le sue dichiarazioni sono state raccolte dai pm della procura di Palermo Antonino Di Matteo e Pierangelo Padova, verificate e considerate attendibili. La stessa procura ha deciso di inserire Niceta nel programma speciale che tutela i testimoni di giustizia, un centinaio in tutta Italia. Improvvisamente, però, ecco il cambio di classificazione. Non più testimone, ma collaboratore di giustizia, il che ribalta del tutto la situazione.

Ovviamente Niceta non ha accettato il secondo ‘trattamento’, rinunciando a quei benefici – in termini economici e di protezione – che comunque comportava. Non se l’è sentita, insomma, di diventare d’un tratto mafioso.

Ha deciso di tornare a Palermo, ma qui la situazione per lui e per la sua famiglia è precipitata. Perso il lavoro, ha anche perso ogni entrata e ogni reddito e ora si trova in uno stato di totale indigenza, senza alcuna protezione e quindi del tutto alla sbaraglio. Inoltre facile obiettivo per coloro che ha denunciato.

Per tutti questi motivi ha deciso di raccontare ai media la sua situazione e di cominciare lo sciopero della fame.

Dai media, però, il silenzio più totale, un vero e proprio muro di gomma.

Ecco cosa denuncia il comitato: “A sostegno di Angelo Niceta è stata lanciata una petizione tramite ‘change.org‘ che ha visto l’adesione in pochi giorni di oltre 24 mila cittadini. Del suo caso hanno parlato anche Rainews e Radio 1, mentre è stata presentata un’interrogazione alla Camera diretta al Ministro degli Interni. Nonostante queste lodevoli eccezioni, dobbiamo però denunciare che nulla è uscito sulla carta stampata e sugli organi di informazione nazionali in relazione allo sciopero della fame, così come dobbiamo registrare una sostanziale inerzia da parte delle istituzioni a tutti i livelli, già messe ampiamente a conoscenza di questi fatti”.

Tutto ok per il ministro degli Interni Marco Minniti?

 

Nella foto Angelo Niceta

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