STADIO DI ROMA, IL PROGETTO FARSA / CI MANCAVA SOLO IL SEGRETO DI STATO

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Non solo le patate bollenti Marra e Romeo, per il sindaco di Roma Virginia Raggi. Adesso torna la bomba ad orologeria chiamata stadio a Tor di Valle. Una sceneggiata a tinte tragicomiche giocata sulla pelle dei romani e del territorio che adesso si tinge di clamorosi autogol, di smaccati dietro front, con una conferenza dei servizi che torna all’epoca di Ignazio Marino sindaco e smentisce tutto quanto sostenuto pochi mesi fa.

Raffaele Cantone. In apertura Virginia Raggi

Raffaele Cantone. In apertura Virginia Raggi

Mentre l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone bussa alla porta, si annunciano svariati ricorsi al Tar, l’ex assessore all’urbanistica Paolo Berdini parla di farsa e – chicca finale – sul parere espresso dall’Avvocatura è calato come una scure nientemeno che il “Segreto di Stato”. Dal canto suo, il gruppo Parsitalia della famiglia che fa capo a Luca Parnasi con tanto di Fondo al seguito affila i coltelli.

Affidiamoci subito al racconto di un dirigente del Comune che ne ha viste di tutti i colori in questi anni per riavvolgere il nastro e decodificare gli ultimi sviluppi.

“E’ vero, ne ho viste tante ma come questa mai. Dopo il no alle Olimpiadi la Raggi ha detto e fatto esattamente il contrario di quanto annunciato in campagna elettorale e anche subito dopo eletta. Il progetto della Roma e dei Parnasi è solo speculativo – diceva – lo stadio è appena il 15 per cento di un faraonico insediamento tutto cemento, centri commerciali, comprese le tre torri. I 5 stelle sembravano compatti poi si sono man mano sgretolati. La conferenza dei servizi è andata avanti per mesi, poi tra i botti di fine anno il Comune sigla l’intesa galeotta con i Parnasi, i quali a loro volta avevano firmato un memorandum con un Fondo per le operazioni speculative susseguenti. A gennaio e febbraio è continuata la sceneggiata, le finte schermaglie, fino alla fresca approvazione di un documento che è niente altro che la riedizione della tanto contestata – e pessima – delibera Marino sull’interesse pubblico dell’opera. Solo una spruzzatina di taumaturgico verde, una limatina alle cubature e la fregatura per i romani è servita, con un sentito grazie dei Parnasi che così vedono coronati i loro sogni di far cassa con i soldi pubblici e ossigenare decisamente le loro un po’ traballanti finanze”.

PARLA PAOLO BERDINI / ECCO LA FARSA

Paolo Berdini

Paolo Berdini

Chiarisce Berdini, l’unico che si è opposto al cemento speculativo, ha capito l’inganno e per questo è stato trombato: “Stento ancora a credere – dice ai microfoni di Radio Radicale – che a Roma lo stadio si farà. Il voto che Virginia Raggi si è data è legittimo, ma io vorrei capire perchè la conferenza dei servizi cha ha bocciato un piano qualche mese fa identico oggi lo abbia approvato. I due progetti – sottolinea – sono uguali e sono figli di un progetto chiaramente speculativo”.

E commenta con amarezza: “A Roma non succede nulla dal punto di vista politico, la gente non si ribella, non si sentono voci di ribellione rispetto ad una città che è allo sbando, vince forse la rassegnazione, ma credo che in autunno qualcosa succederà”.

Cominciamo tra progetti & manovre.

18 dicembre 2014. La bellicosa Raggi mette tutti in guardia, ancora da consigliere comunale: “Lo stadio della Roma è un regalo al costruttore”. E parla senza peli sulla lingua di ‘interessi privati’ e di comode ‘foglie di fico’. Quattro giorni dopo, il 22 dicembre, vota contro la delibera Marino sul pubblico interesse (il cui sostanziale contenuto – paradossalmente – oggi viene riaffermato).

Marzo 2016. In campagna elettorale Raggi infuria. “Ci opponiamo a qualunque operazione edilizia che sia solo speculativa. E Tor di Valle appare un’operazione speculativa perchè lo stadio è solo il 14 per cento sul totale dell’operazione”.

Identica musica anche da neo sindaco, fino alle esternazioni dello stesso Beppe Grillo. “Magari lo stadio lo facciamo da un’altra parte”.

Luca Parnasi

Luca Parnasi

Inversione a U sotto l’albero di Natale, con la firma tra il mattonaro Luca Parnasi, il direttore generale della Roma Marco Baldissoni e la Raggi.

Il 24 febbraio 2017, poi, l’accordo. Sì al ‘nuovo’ – sic –  progetto con qualche limatina, un po’ di green, e non pochi peggioramenti. “Perchè in cambio delle aree – viene sottolineato al Comune – almeno i Parnasi avrebbero dovuto garantire delle infrastrutture, che a loro volta sono state molto ridotte rispetto al previsto. Altro che ‘stadio fatto bene’ come la Raggi ha sventolato, un pasticciaccio che più brutto non si può e che porterà solo danni all’area, all’ambiente e alle stesse casse comunali”. Cin cin.

UN SEGRETO DI “STADIO”

Ma eccoci al giallo nel giallo. Il Codacons ha deciso di ricorrere al Tar per contrastare l’idea di abbattere quel che resta dell’ippodromo di Tor di Valle. Viene invocato il vincolo posto dalla Sovrintendenza archeologica (e un analogo ricorso al Tar è stato presentato da Italia Nostra).

Il Codacons, comunque, fa richiesta all’Avvocatura del Comune di Roma di poter ottenere copia del documento con il quale – su imput del sindaco – la stessa Avvocatura dà disco verde al progetto.

Apriti cielo. L’accesso viene negato per “motivi di riservatezza”. A quanto pare il documento esiste in “copia unica” e questa copia unica sarebbe in possesso della sola Virginia Raggi. Inoltre, trattandosi di una materia “estremamente delicata”, è coperto  da “Segreto di Stato”.

Sorge spontanea la domanda. Ma è in ballo la sicurezza dello Stato? C’è di mezzo l’Isis? O quale altra congiura internazionale sta per esplodere a nostra insaputa? Lo sanno anche i bimbi delle elementari, il segreto di Stato può essere posto solo in questi drammatici casi. E fino a prova contraria la costruzione di uno stadio per dar pedate ad un pallone non è un affare tra 007, spie e barbe finte.

A meno che qualcosa non si nasconda fra carte, documenti & scartoffie. Di compromettente. Di scottante.

Ed è forse per questo che sta per entrare in campo – è il caso di dirlo – l’ANAC di Raffaele Cantone. Non essendo riuscito ad aver copia del bollente verbale dell’Avvocatura, infatti, il Codacons si è rivolto all’Autorità anticorruzione che ora dovrà puntare i riflettori e far chiarezza su un intrigo che ha ormai varcato il portone del Campidoglio.

Ecco cosa raccontano a palazzo di giustizia: “Cantone dovrà far luce in particolare su un aspetto, relativo alla possibile causa risarcitoria alla quale sarebbe andato incontro il Comune nel caso non fosse stato trovato un accordo con i Parnasi. Secondo alcuni, infatti, quella minaccia era del tutto campata per aria e quindi si tratta di capire se non si sia trattato di una scusa della Raggi per concludere comunque la trattativa. Ma ci sono anche altri lati non poco oscuri che, pur nella limitatezza dei suoi poteri, l’Anac può cercare di chiarire. Sperare nei tempi della magistratura ordinaria, soprattutto per una procura come quella capitolina, è pura utopia. A meno che il tutto non confluisca nel già ponderoso filone Raggi con il possibile rinvio a giudizio per settembre”.

Se sono rose fioriranno.

Anche un consigliere comunale di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo, ha inutilmente cercato di poter accedere all’atto. Ed è muro di gomma non solo da parte dell’Avvocatura, ma anche da parte della Provincia di Roma e addirittura da parte del Difensore civico della Città metropolitana, che sulla carta dovrebbe tutelare i cittadini nei confronti della Pubblica amministrazione e dei suoi abusi, a maggior ragione circa la trasparenza di un documento.

Massimo Caputi

Massimo Caputi

Così ha risposto il difensore civico, Alessandro Licheri: “Siamo spiacenti doverle comunicare di non poter accogliere il suo ricorso per il quale il diritto di accesso è escluso per i documenti coperti da segreto di Stato, nonché nei casi di segreto o di divieto di divulgazione altrimenti previsti”.

Stato di polizia o che?

CHE IDEA! UN FONDO CHIAMATO FIMIT

Siamo al mistero finale. Che ruolo avranno, in questo mosaico di interessi a molti zeri, i Fondi?

Si è parlato del fondo Prelios, guidato dal re del settore, Massimo Caputi.

Ma a quanto pare il Memorandum d’intesa è riconducibile a Idea Fimit, il maxi Fondo fino a qualche anno fa controllato da Caputi e oggi dalla DEA Capital del gruppo De Agostini, con il 70 per cento delle quote, mentre la restante parte è nella mani dell’Inps, che ha appena espresso il presidente, Stefano Scalera, ex braccio destro di Pier Carlo Padoan al ministero e – tra l’altro – tifosissimo della squadra capitanata da James Pallotta.

Secondo alcune voci provenienti da piazza Affari, l’intesa sottoscritta tra Natale e Capodanno 2016 prevede un ruolo attivo di Fimit nella gestione degli affari a Tor di Valle. In particolare, dovrebbe entrare in campo una controllata, Idea Capital Funds. Una sigla il cui nome riporta sempre a Caputi: visto che nel suo staff di vertice fa capolino Alessandra Patera, collaboratrice storica dello stesso re dei fondi.

Anche stavolta, se son rose – dal cemento – prima o poi fioriranno…

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2 pensieri riguardo “STADIO DI ROMA, IL PROGETTO FARSA / CI MANCAVA SOLO IL SEGRETO DI STATO”

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