VISCO E PADOAN ATTILA DEI RISPARMI

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Attila dei risparmi: Visco (Bankitalia) e Padoan (Mef), insoddisfatti disperazione 130.000 famiglie espropriate Banca Etruria, Marche, CariChieti, CariFe, replicano con 207.000 soci banche venete. Bruciati 28,8 mld tra aumenti capitale, perdite, azzeramento azioni (+10 mdl bond garantiti Stato) 

Elio Lannutti

Elio Lannutti

Il governatore della Banca d’Italia Visco ed il ministro dell’Economia Padoan, insoddisfatti della disperazione di 130.000 famiglie di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti,  col decreto del 22 novembre 2015, che aveva azzerato risparmi di una vita per 2 mld di euro, bruciando ulteriori 4 mld di euro versati dalle banche per ricapitalizzarle, replicano (forse nel prossimo week end) il copione su 207.000 famiglie di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, la cui gestione fraudolenta del credito e del risparmio, le azioni baciate, i metodi estorsivi per avere prestiti, fidi, mutui, era già nota nelle ripetute denunce Adusbef a partire dal 18 marzo 2008, purtroppo ignorata dai distratti vigilanti e dal muro di gomma delle Procure del ‘Sistema Veneto’.

  Se aggiungiamo 3,5 mld di euro versati dalle banche italiane, da Fondazioni bancarie, Cassa Depositi e Prestiti e dal Fondo Atlante, azionista di controllo delle idrovore bancarie venete, arriviamo a 28,8 mld di euro la stima del danno complessivo subito negli ultimi anni dai 207 mila azionisti (119 mila Bpvi, 88 mila Veneto Banca) tra azzeramento del valore delle azioni (10 miliardi circa, somma di 4,5 miliardi di Veneto Banca e 6,3 di Bpvi), le perdite degli ultimi 4 anni, per 8,8 miliardi (5 mld BpVi, 3,3 mld Veneto Banca), aumenti di capitale per 6,5 miliardi (4 mld BpVi, 2,5 Veneto Banca) i prestiti obbligazionari garanti dallo Stato per 10 mld di euro, arriviamo ad una catastrofe di 38,8 miliardi di euro, bruciati da complicità, ignavia, dilettantismo Mef e Bankitalia.

  Lo schema di intervento prevede la creazione di due bad bank e due good bank, ricalcando il decreto del 22 novembre 2015 delle 4 banche in risoluzione, per inserire nelle nuove banche gli impieghi (32 miliardi di euro);  la raccolta (28 miliardi di euro a fine 2016); 11 mila dipendenti; le obbligazioni senior (non espropriabili si spera) per 13 miliardi di euro;  i 10 mld di bond garantitio dallo Stato ed emessi da febbraio 2017 per far fronte alla crisi di liquidità, per cedere gli oltre 10 mld di NPL alle vecchie banche.

  Forse l’unica differenza col decreto del 22 novembre 2015, dopo il fallimento delle good bank di Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti regalate ad 1 euro a ‘banchieri amici’,  dopo 15 mesi di agonia, oltre ad espropriare l’intero residuo valore delle azioni ed 1,3 mld di euro di bond subordinati, per oltre il 50% nei portafogli dei piccoli risparmiatori, nella vendita all’asta immediata delle 2 vecchie banche (Veneto e BpVi) al prezzo di 0,50 centesimi cadauna: un vero e proprio capolavoro, dopo l’approvazione del bail-in all’insaputa di Bankitalia e del Mef e dell’ingannevole narrazione su un sistema bancario disastrato pieno di buchi, spacciato per solido.

  Il rischio che scatti il burden sharing, che colpisce azionisti e creditori non privilegiati, non è del tutto scongiurato, grazie alla solerzia di dilettanti strapagati spacciati per professionisti, veri e propri magliari, la cui mancata vigilanza preventiva, ha ridotto sul lastrico 350.000 famiglie, azzerando sudati risparmi di generazioni e di intere vite di lavoro.

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