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PAESE SERA / LA GLORIOSA TESTATA AFFONDA CON LADY BRACCO


19 giugno 2017 autore: MARIO AVENA



paese sera

Ricordate il glorioso Paese sera? La storica testata un tempo ‘rivale’ dell’Unità fra le letture dei comunisti, e non solo?

Bene. Anzi male, malissimo. Adesso è ridotta a un foglio sui sedili del treno Italo, quello di Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo, i tre moschettieri in sella ad NTV. Ci si possono sedere comodamente sopra i passeggeri, tanto a leggerlo – pur nella sua brevità, 4 paginette formato A3 e nella sua ovvia gratuità – nessuno ci prova, a rischio conati.

Un piccolo maquillage per la testata: ora si chiama il Paese della Sera, con la prima e la terza (ildella) in carattere microspico. Si rivolteranno nella tomba, come trottole, gli antichi compagni d’un tempo.

Imperdibile l’ultimo numero, una prima pagina sull’impero di lady farmaco, Diana Bracco. Illuminate il titolo “Con la filantropia nel Dna” e ammalianti le parole del presidente del Gruppo e della Fondazione Bracco, la vera star all’Expo di Milano.

Diana Bracco

Diana Bracco

Ecco qualche pennellata d’autore: “La filantropia è da sempre nel DNA della nostra azienda, che proprio quest’anno festeggia i suoi 90 anni. Un ‘prendersi cura’ che contribuisce a dare un’anima all’impresa, stretta intorno a valori forti e condivisi”. Ma cos’era mai l’Obama Care? Niente al confronto.

Continua la nostra Gandhi: “Per questo come Bracco abbiamo sempre sviluppato iniziative filantropiche e io sono stata la prima presidente di Sodalitas, la fondazione che rappresenta un ponte tra le aziende e il mondo del non profit in Italia. Fare impresa, fare filantropia sono diventate facce della stessa medaglia”.

La passione del bridge la inonda. “Mai come adesso abbiamo bisogno di gettare ponti che sappiano unire le nostre comunità. Anche a questo scopo nel 2010 è nata la Fondazione Bracco, che si occupa di scienza, cultura e sociale, con un focus particolare sul mondo femminile e quello giovanile”.

Ma non farebbe meglio, lady Bracco, prima di darsi al mecenatismo e alla filantropria, a pagare le tasse dovute? E’ infatti incappata, miss Expo, in una brutta tegola giudiziaria, al tribunale di Milano, per evasione fiscale delle sue aziende, avendo – i suoi discoli commercialisti – mescolato fondi aziendali e personali, col risultato di acquisti e mantenimento di villle & yacht a carico delle munifiche casse societarie.

Ma scordammoce ‘o passato, ora a tutta Filantropia!




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