Un Trump passaguai

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L’America ci prova, erode la stabilità di Trump a colpi di maglio della magistratura e il popolo degli antagonisti auspica che sia la legge a rispedire al mittente, cioè ad affari puliti e non il peggior presidente della storia americana, pur costellata di precedenti poco edificanti (Nixon, Bush, Clinton e affini). L’autorevolezza del Washington Post solleva da ogni dubbio sull’infondatezza della. Rivela che l’ex tycoon è indagato per oltraggio alla giustizia dal procuratore Mueller. Il magistrato vuole accertare se Trump ha ordinato a Comey, ex capo dell’Fbi, di non indagare sull’ingerenza della Russia nella campagna per le presidenziali a vantaggio del candidato repubblicano. Per un reato analogo Clinton dovette rispondere al Senato delle menzogne sulla vicenda del rapporto con la stagista Monica Lewinsky. L’ostruzione della giustizia negli Stati Uniti è valutato come grave crimine e prevede l’impeachment.

Il gossip, in italiano pettegolezzo, nutre la curiosità spesso morbosa di larghe fasce di teleutenti, specialmente al femminile. L’ultimo ha il crisma di apoteosi del genere che conta su milioni di fan. Dice, nientemeno, che Melanie, la signora Trump avrebbe un amante e non da poco tempo. Lo dice con un twitter la scrittrice Monica Byrne. Melania intratterrebbe una relazione con il capo della sicurezza del Tiffany, del Trump Tower. I media americani hanno ripreso la rivelazione e uno di loro, specializzato in cronaca rosa, ha chiesto a Trump se la notizia è fondata. La scrittrice giura di avere una fonte certa della notizia ma che non può rivelarla. E come mai i Trump  non si separano? Avrebbero divorziato, dichiara la Byrne se Trump avesse perso le elezioni, ma le ha vinte e Melania è costretta a rimanere con il marito almeno fino a fine mandato, sempre che non si esaurisca anzitempo con l’impeachment.  C’entrano le immagini di Melanie che rifiuta due volte di lasciarsi prendere per mano dal presidente? La Byrne pensa di sì.

Nessuna meraviglia se “aumm, aumm, di soppiatto, i cinquestelle (Casaleggio, Di Maio) incontrano il razzista Salvini all’indomani della sortita messa in bocca alla Raggi, costretta dalla sua pochezza di sindaca al ruolo di portavoce sul tema profughi, per annunciare il proclama anti emigranti che rivela la vera matrice del movimento e cioè una miscela di qualunquismo, populismo e ammiccamenti all’autoritarismo di destra.  Che il flusso di migranti debba diventare un problema condiviso e affrontato dall’intera comunità europea è cosa accertata ed è in corso di valutazione per sfociare in assunzioni di responsabilità dell’Europa intera e in iniziative congiunte, ma pretendere che il prefetto di Roma blocchi l’accoglienza ai profughi equivale alle sciagurate esternazioni di Salvini che per i migranti, bambini compresi, auspicò il ruolo di cimitero del Mediterraneo. Dice Di Battista che i pentastellati non faranno alleanze elettorali con nessuno, ma l’identità di vedute con la destra di Salvini sul tema dell’emigrazione è un’alleanza di fatto, confermata dallo yuppie Di Maio e ancora più dal comico genovese che pretende la chiusura dei campi rom. Il capo della lega esulta e si rivolge alla Raggi con un eloquente “Bentornata sulla terra”

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