Interessi in conflitto

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Il ricordo del becero servilismo di Emilio Fede alla direzione di un Tg Mediaset si tinge di novità, in vista della sua condanna a tre anni e mezzo di reclusione che, ovvio, a 86 anni non sconterà in carcere. Grazie allo spudorato lecchinaggio mediatico, Fede scucì a Berlusconi una somma rilevante (oltre tre milioni di euro) per “aiutare” Lele Mora in crisi. Per ottenerla fece intendere all’ex cavaliere che l’agente di spettacolo sapeva molto, troppo, delle serate allegre di Arcore e che avrebbe potuto  divulgarle. Ottenuta la somma pattuita, Fede si guardò bene dal girarla per intero a Mora. Per la “mediazione” chiese e ottenne una tangente di un milione e duecentomila euro, pari al 40 percento. Sullo sfondo dell’episodio, una variante del conflitto di interessi: l’uso sfacciatamente pro domo sua del network televisivo di Berlusconi, presidente del consiglio e proprietario di Mediaset.

Di ben altro segno è l’accusa rivolta a Trump dai procuratori degli Stati Usa Maryland e Columbia che hanno intentato causa al presidente. Sostengono che ha preso milioni di dollari da governi stranieri, contestano i profitti illeciti intascati dalla catena di alberghi di Trump con l’ospitalità a molti governi stranieri (Kuwait, Arabia Saudita, Georgia, ecc.) dopo la sua elezione. Il reato? Violazione della carta costituzionale in tema di anticorruzione. Se il processo andrà avanti, le due procure potrebbero ottenere la dichiarazione dei redditi del presidente che si è sempre rifiutato di mostrarla. Se fosse un nuovo tassello per la richiesta di impeachment  del presidente USA?

Cos’altro serve per scardinare dalla poltrona di sindaca, l’incapace, inerte, compromessa, inconsistente Virginia Raggi? E lei stessa a fornire un nuovo argomento di contestazione. Riflette sulla presenza in città di molti migranti, fenomeno condiviso dall’intero Paese, e infastidita, partorisce l’idea salviniana di stoppare l’afflusso migratorio e di realizzare altrove i luoghi di accoglienza dei profughi. La dichiarazione d’intenti non è troppo distante dalla xenofobia di paesi della Ue che rifiutano di partecipare all’impegno comune di accogliere chi fugge da guerre e fame. La Raggi definisce “moratoria”, termine non comprensibile a tutti, il veto all’ingresso in città di emigranti. Come fermarli non è detto, ma considerata la moda dei “muri”, potrebbe proporre soluzioni come la barriera di cemento annunciata da Trump per respingere i messicani.

     Lo raccontano ogni giorno i media, la ministra della sanità Lorenzin è  totalmente impegnata, da mesi, per la campagna obbligatoria di vaccinazioni e il tempo per lei è tiranno. Ne avesse, sarebbe bene che lo spendesse, per un tour illuminante sul degrado di troppe strutture ospedaliere (fatiscenti, igienicamente a rischio, incapaci di tutelare i degenti, di garantire assistenza degna di questo nome. Conoscerebbe in dettaglio e per vie dirette lo scandalo di malati in barella nei corridoi, addirittura stesi in terra, di topi che girano indisturbati dappertutto, di farmaci che mancano e di attese infinite di interventi chirurgici. Si chiederebbe com’è possibile che in un ospedale di Napoli, il San Paolo, una paziente sia assalita da un esercito di formiche e che nessuno intervenga. In casi del genere l’apertura rituale di un’inchiesta coincide con un solito lavarsene le mani, fino al prossimo scandalo.

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