Il dio pallone: fallisce l’asta per i diritti Tv 

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Non c’è un defribrillatore nella mitica sede della Federazione Gioco Calcio e il cuore dei suoi vertici batte all’impazzata, stimolato dal boicottaggio dei mega network televisivi in competizione per aggiudicarsi i diritti delle riprese dirette delle partite di serie A del prossimo campionato. I media boicottano l’asta per l’esclusiva delle partite in tv, che va deserta, se si esclude l’offerta di Sky, 400 milioni, ritenuta irricevibile. La soluzione che tiene in ansia il popolo sconfinato di fan della pedata punta alla replica del bando di assegnazione. Dal primo si è dissociata Mediaset che si lecca le ferite del default provocato dall’esclusiva milionaria delle gare di Champions League, snobbate per il costo eccessivo dell’abbonamento dagli appassionati, che hanno goduto gratis (in chiaro) delle ultime competizioni, finale inclusa, grazie alla scelta Mediaset di recuperare almeno un surplus di gettito pubblicitario. Comunque è incredibile il rilievo accordato dai media al tema del calcio in tv: addirittura prime pagine di quotidiani generalisti Nessuna sorpresa per chi ritiene il calcio uno stupefacente somministrato a dosi da dipendenza per distogliere il mondo dalla sua cruda realtà.

 

Sono nove milioni gli italiani che in questa domenica torrida di giugno esplicitano l’umore politico con la difficoltà di scelta di questo o quel partito che propone il caos agitato della politica agli albori del terzo millennio. L’analisi super partes dell’evento, che coinvolge anche due capoluoghi di regione quali sono Genova e Palermo, dovrebbe ragionevolmente favorire le due estremità dello schieramento di forze in campo. Ovvero la sinistra a sinistra del Pd e la destra alla destra della Meloni. Non andrà così e il bottino sarà spartito soprattutto da Pd e 5Stelle. Solo che per le truppe del comico genovese il cielo non è “sempre più blu”, anzi di rannuvola per le beghe romane della Raggi e le recenti disavventure dell’Appendino, la sindaca di Torino sotto severa osservazione per le responsabilità istituzionali dei millecinquecento feriti. Il pool di consulenti che hanno affiancato la sindaca di Torino è in crisi e le dice addio, l’assessora all’ambiente, dopo il disastro di piazza San Carlo è destituita dall’incarico. Il disagio pentastellato non finisce qui. Il guru junior Casaleggio ha tutt’altro che convinto i giovani industriali, la base del movimento ha praticamente “sfiduciato” Di Maio e lo ha costretto ha sputtanarsi con la marcia indietro tutta rispetto all’accordo quadripartito per l’approvazione della legge elettorale, le previsioni di voto non arridono ai cinquestelle e le politiche, sembrano slittare al 2018, in antitesi alla tendenza del comico genovese di andare presto alle urne. In casa Pd acque agitate. Renzi flirta con Pisapia ma non sfonda e l’ex sindaco di Milano lo sfida alla roulette delle primarie. Il mito del quaranta per  cento di consensi appare ai più un’utopia renzista e si evidenziano crepe nel sodalizio che ha dato vita agli ultimi governi di centrosinistra, specialmente con l’insofferenza di Alfano per un’ipotesi di legge elettorale con lo sbarramento al cinque per cento. Di qui la voce non richiesta di Napolitano che “suggerisce” di completare la legislatura in corso?

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