Tedeschellum, tra farsa e melodramma

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Vecchia ruggine e nuove beghe vanno in scena sulle assi del palcoscenico pentastellato e dem. Evocano identiche patologie della partitocrazia italiana colpita da sempre dal virus delle cosiddette correnti, figlie delle vecchia Dc e dei suoi notabili avidi di potere personale. Non c’è medicina che guarisca da questo male endemico e dal virus che ha contagiato i partiti un tempo monocratici (Pci, ora Renzi, Bersani & co.), la destra (Movimento Sociale, ora Meloni, Casa Pound), il centro (Dc, ora Alfano, moderati di ispirazione cattolica, (Forza Italia pre e post Berlusconi), Lega Nord (Salvini, Bossi, Maroni). Cercare ragionevoli cause di queste frammentazioni è esercizio destinato al fallimento. I mille rivoli del fiume in piena, che ci ostiniamo a chiamare politica, sono emissari, canali navigabili di singoli che ambiscono al ruolo redditizio del mestiere di parlamentare, segretario di partito, ministro, o di qualunque altro accidenti di incarico istituzionale. Il caso dell’alt all’accordo per varare una nuova legge elettorale assume i caratteri dell’arzigogolo, scatena rimbalzi di responsabilità, sconforta gli italiani, suscita commossa riconoscenza in Alfano che con il tedeschellum sarebbe scomparso dal Parlamento. Il boicottaggio dell’accordo Pd-5Stelle-Forza Italia-Lega sulla legge elettorale ha molti sobillatori. Gli scontenti del Pd (Bersani, D’Alema &c.), la sinistra alla sinistra del Pd, gli antigovernativi tra i 5Stelle, gli antagonisti di Di Maio, ovvero Fico, Taverna e seguaci, cani sciolti contrari al voto anticipato e conseguente pericolo di esclusione dai privilegi dei parlamentari, gli assenti ingiustificati, i perplessi che ritengono il tedeschellum un pasticcio all’italiana. Civati, fuoriuscito del Pd, non perde le occasioni per sputtanare gli ex colleghi e impianta una dettagliata disamina dei reprobi che avrebbero fatto saltare l’accordo quadripartito, ma la dinamica dell’indagine è anche più complicata dell’intrigato coinvolgimento dei contraenti e la lasciamo al suo autore.  La morale della favola è nel flop finale del tentativo di dare al Paese (di Pulcinella) la fondamentale legge elettorale.

Per chi naviga in internet e ama i comics: cercate il video del comizio di tale Angelo Cofone, reduce della defunta Dc. Esilarante? E’ dir poco. E’ molto più comico del “Cetto La Qualunque” di Antonio Albanese. Il candidato al comune di Atri  (Cosenza) è un esemplare raro di analfabetismo e zoticoneria. Molti anni fa divenne famoso un suo emulo, esponente del partito monarchico: comizio in un quartiere napoletano, problemi di microfono. “Questo gratta, urlò il comiziante, chiamate un “radiologo”.

 

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