Alitalia calabrese? Spunta la “iGreco”

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Ubi maior, eccetera, eccetera, ma è vincente la tentazione di far precede le news sul futuro dell’Alitalia al guazzabuglio in Parlamento, alle prese con il pasticciaccio brutto della legge elettorale e all’ipotesi di impeachment per lo sputtanato presidente degli Stai Uniti. E allora, alzi la mano, dica presente, chi sostiene di conoscere la “iGreco”, azienda calabrese che spazia dalla produzione di olio e vino al settore sanità. Alitalia, tra gli acquirenti spunta proprio la calabrese iGreco e scagli la prima chi pietra chi afferma di custodire in memoria l’elenco completo degli italiani ricchi a molti milioni di euro, abitato dalla “iGreco”.

E’ all’asta al vendita della nostra compagnia di bandiera, vicina al fallimento per una successione di pessime gestioni. Sembra che di pretendenti all’acquisto siano in molti, inclusi colossi come la British Airwais, ma la sorpresa arriva dalla Calabria, appunto dalla iGreco, che avanza la propria candidatura per l’acquisizione completa dell’Alitalia, dall’alto di adeguati bilanci in attivo /400 milioni di ricavi) e del salvataggio della Novelli, gruppo alimentare in amministrazione straordinaria. L’Alitalia, dicono i Greco Saverio, è stata amministrata male e va ristrutturata, il mercato aereo è in salute, la compagnia italiana può tornare a fare utili.  Vuoi vedere che avevamo in casa la soluzione della crisi Alitalia?

Sembrava che il largo abbraccio interpartitico Pd, 5Stelle, Forza Italia, dovesse inaugurare un’inedita collaborazione per tentare di svolgere l’intricata matassa di ipotesi che hanno visto fallire Mattarellum e varianti per veti incrociati. Alla prova del nove del voto sugli emendamenti, i nodi di interessi innominabili sono venuti al pettine con le bordate dei franchi tiratori. Chi si dà da fare per sabotare l’intesa è materia dell’aspra contesa Pd-M5Stelle. I due big del partitismo italico duellano per addebitare l’un l’altro l’identikit degli anonimi guastatori. E’ probabile che militino in entrambi gli schieramenti, che siano i deputati con la fobia del voto, nel timore di non essere rieletti. Ma è caos anche altrimenti. La base dei pentastellati contesta il capitolo del voto disgiunto, sostenuta da elementi di spicco quali sono Fico e la Tavrena, Grillo svicola promuovendo un referendum della base. Nel pd multi correnti non è gratuita l’idea che qualcuno dell’opposizione interna profitti della circostanza per mettere il bastone tra le ruote della maggioranza. Nessuno ha l’ardire di proporre l’abolizione del voto segreto e lo spettacolo del Parlamento continua a mostrare il peggio dei politici italiani.

Mancava la prova decisiva, ora c’è. Sulla mole di nefandezze compiute da Trump prima e dopo l’incredibile elezione alla presidenza degli Stati Uniti, spara a zero l’ex direttore dell’Fbi Comey, licenziato senza neppure il classico preavviso degli otto giorni. Nella prestigiosa sede del Senato Crimey ha ribadito l’ordine di Trump di insabbiare l’inchiesta sul suo ex consigliere per la sicurezza nazionale indagato per il Russiagate e sui contatti tra lo staff presidenziale e funzionari russi per interferire sulle elezioni americane. IL funambolico Trump ha ingiuriato Comey (“fanatico, idiota”) e definito il Russiagate una caccia alle streghe. Serve altro per mandare a casa l’inguardabile tycoon?

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