C’era una volta l’educazione civica e l’etica

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We remember, noi ricordiamo di aver tratto vantaggio dall’insegnamento di una materia di cui s’è persa traccia, l’educazione civica, in sinergia con la guida dei saggi di famiglia, padri, madri, nonni che hanno inculcato nell’animo di fanciulli avidi come spugne del sapere i principi fondamentali dell’onestà, dell’etica, della coerenza. Impressiona il passo del gambero delle generazioni successive, progressivamente distanti da quelle direttive. indotte dall’inquinamento dei rapporti umani a considerare normalità la corruzione, la trasgressione al lecito e, corollario immancabile, la menzogna. La riflessione è sollecitata dal caso della sindaca di Roma, la pentastellata Raggi. Il movimento, quasi certamente consapevole che nessuno dei “primi della classe”, immaturi per assumere quel ruolo in una città da rifondare, deve aver cercato e trovato l’agnello sacrificale nella ex associata allo studio Previti e nel suo cerchio magico di personaggi finiti all’attenzione della magistratura. Si sa com’è andata. Assessori e uomini dello staff indagati e condannati, continui rimpasti a scapito dell’operatività della giunta, che dopo un anno non ha prodotto che caos e inefficienza. Culmine della debacle, l’emergenza “permanente” dei rifiuti e la facile ironia dei romani sul topo che saltella sulle scale del Campidoglio dove la pervicace Virginia è abbarbicata alla poltrona di sindaca. Le chiedono: “Indagata, si dimette?” “Non ci penso proprio”. A darle conforto ci pensa l’incolto Di Maio, che nella circostanza evita di ricorrere ai congiuntivi e conferma “Raggi via solo se condannata”. Dichiara all’intervistatore di lRepubblica: “Un avviso di garanzia per un atto dovuto è cosa diversa da una sentenza”. Repubblica: “Sta definendo il falso e l’abuso d’ufficio di cui è accusata atti d’ufficio? Avete detto che un politico indagato deve dimettersi e ora che non ci saranno passi indietro nel caso di un rinvio a giudizio”. In tema di auto smentite il caso della legge elettorale in discussione dal trio Pd, Forza Italia, M5Stelle. Per anni il comico genovese e i suoi crociati hanno dichiarato che mai avrebbero partecipato a un tavolo di trattative sul tema. Ora dialogano spalla a spalla con Renzi e Berlusconi. Di Maio glissa, anzi finge di non sentire l’obiezione. Intanto diventano incendio le fiammelle abituali del confronto-scontro Renzi-Alfano. Il ministro degli esteri sbraita, urla la contestazione all’ipotesi di legge elettorale con sbarramento del 5 per cento che lo estrometterebbe dal parlamento.  Renzi, probabilmente per lanciare un’esca nel mare della sinistra, non usa perifrasi o giri di parole. “Sei al governo da anni. Se non sei riuscito a crescere oltre il cinque percento, di che ti lamenti?”. Il prologo di una campagna elettorale a colpi di scimitarra non lascia dubbi ai toni dello scontro. Sullo sfondo del clima politico rovente, il caso Tosi, governatore leghista della Liguria. Un tizio gli domanda per iscritto quando pensa di liberarsi di “quelle bestie nere” e non c’è dubbio sui destinatari dell’insulto razzista. Tosi risponde e ci mancherebbe altro, lui è un vero paladino della democrazia. Quando pensa di liberarsene? “Appena andremo al governo”. (da “Bel Paese”, di Alessandra Longo, la Repubblica).

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