La ghigliottina del Tar sulla testa di manager di qualità

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Proviamo a capirci, il tribunale amministrativo regionale (Tar) è malato di autarchia, di eccessivo patriottismo,  di xenofobia? L’Italia del rispetto per i suoi smisurati beni in monumenti, opere d’arte, siti archeologici, approda alla saggezza, virtù carente per il tempo massimo degenerato nella trascuratezza e nel danno collaterale di un attrattore del turismo a scartamento ridotto. Su questo impianto strutturalmente deficitario agisce il ministro Franceschini. Via soprintendenti incapaci o peggio, interessati a profitti personali, affidamento a manager di collaudata qualità culturale  e del management. Il mondo ha risposto alla loro competenza con un surplus  percentualmente inimmaginabile di visitatori dei musei e di ogni altro luogo d’arte delle città italiane.  Clamorose le impennate di presenze registrate agli scavi di Pompei, alla reggia di Caserta, ai musei, all’archeologico di Napoli in particolare. Attesa da anni e realizzata, la valorizzazione dello stupendo museo ferroviario di Pietrarsa, unico al mondo. Ma è sempre in agguato il masochismo italico, il diffuso sport della contestazione a prescindere, il boicottaggio generato da invidia, posizioni pregiudiziali di antagonismo politico. Lo supporta il Tar Lazio, una specie di plotone d’esecuzione in assetto da fuciliazione: sobillato da un paio di esclusi, dichiara ineleggibili cinque direttori di musei: dei  napoletani Mann e del  sontuoso Museo Archeologico Nazionale, di quello di Reggio Calabria, che ospita i bronzi di Riace, del Museo di Taranto (archeologia della magnagrecia), delle gallerie estensi di Modena, del  palazzo ducale di Mantova.  In quest’ultimo caso la “bocciatura” nasconde sciovinismo. Il designato, l’austriaco Peter Assman, non è italiano.  Di fronte a siffatta autarchia c’è chi si pente di non aver cambiato i Tar (Renzi) ma di parere opposto è il sindacato  (casta) dei giudici amministrativi. Il no del Tar Lazio è arrivato a soddisfazione di una storica dell’arte (che sarà bravissima ma senza doti manageriali) e di un archeologo (idem). Un’altra sezione del Tra Lazio aveva respinto il ricorso contro la nomina di Felicori alla Reggia di Caserta. Tribunali l’un  contro l’altro armati?   Ostracismo respinto anche per Elke Schmidt, direzione degli Uffizi e di Cecile Holberg, Galleria dell’Accademia.  Non sono sembrati abbastanza stranieri agli occhi dei giudici amministrativi? Intanto Assmann, Giulierini (archeologico di Napoli)  Bagnoli (gallerie estensi)  Malacrino (archeologico di Reggio Calabria) e Degli Innocenti (Taranto) sono sospesi dall’incarico con intuibile danno da vacanza di governo. Ha rischiato anche Zuchtriegel, direttore di Paestum. Franceschini corre ai ripari con incarichi ad interim. Chi li aveva nominati? Baratta, presidente della Biennale di Venezia, il direttore della National Gallery di Londra, il rettore del Wissensschaftskolleg di Berlino e Claudia Ferrazzi, scelta da pochi giorni da Macro come sua consulente culturale. L’incredibile esterofobia del Tar Lazio diventa estremismo nazionalista se confrontato con quanto accade altrove. Oltre al caso Macron-Ferazzi, ecco altri esempi di saggezza  senza confini: Massimiliano Gioni è il direttore del Museum of Contemporary art di New York, Davide Gasparotto è il senior Curator del Getty Museum di Los Angeles, Andrea Lissoni è Senior Curator  Internaional art (Film) della Tate Modern di Londra. Eccetera…

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