Achtung: Campi Flegrei, a rischio eruzione

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Non ci sarebbero alibi per le conseguenze del disastro se si avverassero le previsioni dei vulcanologi che periodicamente mettono sull’avviso le comunità direttamente minacciate da imminenti eruzioni (lo dice la ricerca autorevole dell’University College di Londra firmata da Kilnburnm, dipartimento di scienza della Terra e condotta con i colleghi dell’Osservatorio Vesuviano, pubblicata da Nature). In sintesi, “La caldera dei Campi Flegrei è più vicina all’eruzione rispetto a quanto si pensi”. Drammaticamente chiari i segnali del super vulcano dei Campi Flegrei, a nord di Napoli, tra il promontorio di Posillipo e capo Miseno e allarme (ascoltato?) degli scienziati ai responsabili delle comunità a rischio “Preparatevi a un’eruzione”.  Ricordano che le aree interessate sono ad altissima densità abitativa. Non è nuovo l’sos. I timori di un’eruzione si erano manifestati fin dal 2012, con l’avvertimento della pericolosità dei cosiddetti supervulcani (Yellowstone in America, Lago Toba, Indonesia e appunto Campi Flegrei). Se la situazione evolvesse in eruzione sarebbe simile a quella del 1538, con minori, ma non trascurabili conseguenze rispetto a quelle catastrofiche che hanno generato la caldera dei Campi Flegrei. Non si ha notizia di piani anti eruzione. Prevale il fatalismo, il refugium peccatorum del non sentire e non vedere, la fede in San Gennaro che al momento giusto metta un tappo sulla bocca eruttiva, la scaramanzia. L’auspicio che abbia partita vinta l’incoscienza dell’ottimismo prevale e prova a nascondere la paura per la terra che chi se ne intende pronostica ballerina e non tra secoli o decenni, ma in un futuro prossimo. Come nel tragico caso di alluvioni e terremoti si spende e male per le opere di rinascita delle zone colpite e non si spende con oculatezza per impedire che le conseguenze dei disastri naturali si ripetano. Le elaborazioni scientifiche sulla pericolosità dei Campi Flegrei sembra allertino solo gli addetti ai lavori e non c’è uno straccio di iniziativa per simulare un’eruzione e vedere l’effetto che fa sui territori a rischio.

 

Rischio è l’hackeraggio di abili ricattatori che rubano  dai computer dati sensibili e pretendono somme più o meno ingenti. L’ovvia difesa è l’installazione di un virus molto protettivo, (che si ci sia lo zampino di produttori di settore?) ma potrebbe non bastare, allora il consiglio degli esperti è di non aprire mail o messaggi sospetti (di sconosciuti) e tassativamente di non accedere ad allegati  di anomala provenienza. Se sul computer comparisse un terrorizzante “avviso” di una fantomatica polizia postale con la minaccia di azioni penali (per aver aperto materiale pedopornografico), da evitare con il pagamento postale di una certa somma, l’antidoto è ignorare il ricatto e chiudere semplicemente la pagina in questione. Determinante è poi salvare dati e documenti importanti su supporti esterni al computer e utilissimo è aggiornare costantemente il software, cambiandolo con le nuove versioni.

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