Emergenza rifiuti, dai Parioli alle periferie di Roma 

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Che soddisfazione, l’asse del tam tam sulla spazzatura in cumuli urbani prende la via del nord e per il momento fa tappa a Roma, la capitale che anche in questi giorni ospita migliaia di turisti e indigna gli abitanti. Il caso, che per anni ha messo Napoli alla gogna mediatica, ora accende con toni aspri la polemica Renzi-5Stelle. Il rieletto  segretario del Pd spara a zero sull’inefficienza della giunta Raggi, il comico genovese contrattacca addebitando la responsabilità alle giunte precedenti di centro sinistra. Renzi insiste: “Abbiamo le nostre idee sulla gestione dell’emergenza ma prima saremo nelle strade di Roma per ripulirla. Chiamiamo a raccolta volontari, cittadini, associazioni per fare quello che l’amministrazione non riesce a fare con i suoi professionisti, o presunti tali”. Il pentastellato: “Aizzano l’isteria popolare contro di noi, noi non abbiamo tempo da perdere(!)”. E che risposta è? Entra in gioco la Regione e il governatore dem Zingaretti ironizza così: “Piani rivoluzionari entusiasmanti ma servono scelte rapide”. La Virginia  dal Campidoglio replica piccata “Zingaretti lavori”. La schermaglia prosegue tra assessori. Il responsabile regionale pretende un piano adeguato entro 22 giorni (chissà perché proprio 22), l’omologa del comune sbandiera il 70 percento di raccolta differenziata). I fatti? Le strade di Roma sono colme di rifiuti che emanano puzze da voltastomaco,  senza distinzione tra quartieri.  Parità tra i Parioli e le periferie. Stampa e radiotelevisioni, in soggezione considerato il parallelo a nord di Napoli, tacciono o sfiorano appena il problema che in passato è stato cronaca martellante, da prima pagina, sui rifiuti all’ombra del Vesuvio.

Il secondo capitolo di fatti quotidiani rilevanti ha come  straordinario protagonista, don Fortunato di Noto, che opera contro la pornografia in danno dei minori da vent’anni, più e  meglio di chi istituzionalmente dovrebbe stroncarla. Il sacerdote denuncia l’orrore della pedofilia che fa vittime perfino tra i neonati e s’indigna per il turpe mercato di immagini, pagate dai pedofili fino a 8oo euro per una foto di abuso sui bambini. Don Fortunato rivela l’analogia tra i paradisi fiscali e l’isola di Tonga, dove i pedofili possono pubblicare il loro  immondo materiale liberamente, senza alcun  controllo. Da anni il prete scopre immagini di genere e le segnala alla polizia postale per far chiudere siti incriminati e denuncia la possibilità di comprare pacchetti di fotografie semplicemente via e-mail. Don Fortunato di Noto combatte la pedofilia dal lontano 1989 in un piccolo centro del siracusano. L’incredibile, osceno mercato di settore, lo denuncia l’Osservatorio mondiale contro la pedofilia, segnala la circolazione di due milioni di fotografie e duecentomila video, responsabili anche 15 siti europei. La chiesa inizialmente non  ha visto con favore la meritevole opera del prete siciliano e l’atteggiamento  si spiega con la colpevole copertura di centinaia di casi di preti pedofili coperti dai vertici ecclesiastici americani. Con Bergoglio molto è cambiato, non tutto. La resistenza interna a fare pulizia sono ancora un freno alle sue iniziative di  moralizzatore.

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