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IL CASO EMILIANO – LA TRACOTANZA DI UN MAGISTRATO


3 maggio 2017 autore: GERARDO MAZZIOTTI



magistrato ok

ll decreto legislativo 109/2006 (quello che il ministro leghista Roberto Castelli fece approvare in applicazione dell’articolo 98 della Costituzione, secondo cui “Si può con legge limitare la iscrizione ai partiti politici dei magistrati…”, una espressione demenziale perché in tutti i paesi del mondo la iscrizione è impedita non limitata), è entrato in vigore dopo che la Corte Costituzionale ha respinto le eccezioni di costituzionalità presentate dal CSM e dall’ANM.
Mentre il ministro della Giustizia ha la facoltà di iniziare azioni disciplinari nei confronti dei magistrati che lo violano, il Procuratore generale della Cassazione ne ha l’obbligo.

Sta di fatto che né l’uno né l’altro sono intervenuti per punire il comportamento tracotante del magistrato Michele Emiliano.
La novità di estremo interesse è costituita dal fatto che “chiunque ha la facoltà di segnalare fatti di rilevanza disciplinare, inoltrando segnalazioni, denunce circostanziate o esposti al ministro della Giustizia, al Procuratore generale della Cassazione, al CSM, ai dirigenti degli uffici, ai presidenti di sezione, ai presidenti di collegio e/o al consiglio giudiziario, costituito presso ogni corte d’appello”.
Ed è ciò che ha fatto io con alcune lettere ai giornali, al ministro, al CSM e all’ANM.
Il caso Emiliano è chiarissimo.
Il Dlgs consente ai magistrati di entrare in politica a condizione che si mettano in aspettativa.
Anche secondo me dovrebbero dimettersi ( come avviene in tutti i paesi seri, nei quali peraltro sono pochissimi i magistrati col desiderio di fare politica) ,sopra tutto per evitare inopportuni rientri, come quello del magistrato Giuseppe Ayala, per esempio, che è rientrato nell’ordine giudiziario dopo essere stato per quattro legislature (vent’anni) prima deputato e poi senatore del PdS e sottosegretario al ministero di Giustizia.

Michele Emiliano

Michele Emiliano

Ma questa legge dello Stato vieta la loro iscrizione ai partiti politici. Per ovvie ragioni.
Il magistrato fuori ruolo Emiliano si è iscritto al PD circa 10 anni fa, che lo fatto eleggere sindaco di Bari e successivamente presidente della regione Puglia, e si è presentato domenica scorsa alle Primarie come candidato alla segreteria nazionale del partito. Ed è stato su classato da Matteo Renzi e doppiato dal ministro Orlano. Una figura barbina.
Il suo comportamento ha indotto il CSM ad aprire un’azione disciplinare, rimasta però nelle intenzioni, visto che la riunione per discuterla e per adottare i provvedimenti previsti dal decreto era stata programmata per il 6 aprile scorso ed è stata rinviata a data da destinarsi. Come dire, mai.
Perciò mi sono rivolto al ministro della Giustizia e al Procuratore della Cassazione.
Ma senza alcun risultato visto che il dottor Emiliano continua a essere magistrato ( sia pure fuori ruolo, ma col diritto di maturare gli anni della pensione ) e a essere iscritto al PD ( trovo deplorevole che un magistrato dica “ resto nel PD per fare la guerra a Renzi” e ancor più deplorevole che il ministro non ritenga di intervenire). .
Una vergogna che solo in questo paese è tollerata.
Da tutti.
Anche dalla stampa.
Ho citato la lettera dell’ex ministro Oliviero Diliberto, bolscevico più che comunista, perché è stato l’unico politico che ha avuto il coraggio di dire ai magistrati che hanno l’obbligo di rispettare e di fare rispettare le leggi che vengono emanate dal Parlamento e che non si devono permettere di contestarle. Come invece fa l’ANM ( associazione nazionale magistrati), un sindacato che minaccia e attua scioperi. Come se fosse costituito da semplici cittadini e non da alti funzionari dello Stato.
Pensate alla inettitudine dei parlamentari che, su richiesta del Pool mani pulite, hanno approvato la legge costituzionale n°3 del 29 ottobre 1993 il cui articolo unico, nel confermare alcune garanzie dell’articolo 68, ha cancellato la preventiva autorizzazione del Parlamento a inquisire e processare i deputati e i senatori. La così detta “immunità parlamentare”.
E da quel giorno è cominciata la guerra tra la politica e la magistratura.
Destinata a durare fino a quando non sarà ripristinato nella sua interezza l’art 68 voluto, tra gli altri padri costituenti, da Calamandrei, DiVittorio, Dossetti, Antonio Giolitti, Nilde Iotti, LaPira, Marchesi, Moro, Mortati e Palmiro Togliatti




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