E se non fosse l’Isis?  

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L’inganno può mettere in trappola solo i gonzi, i creduloni che ingoiano senza discriminare la sbobba acidula di notizie manipolate o comunque travisate dai media, perché fa comodo non sprecare energie nel decodificarle, o peggio per nascondere retroscena inquietanti. Capire non sarebbe difficile se prevalesse la logica di chi ne è fruisce. La partenza per ragionare con il necessario distacco dagli eventi di cronaca sul capitolo scottante del terrorismo può essere la lettura in chiaro dei due episodi accaduti a Parigi nelle ore che precedono il voto dei francesi per insediare all’Eliseo il nuovo presidente della Repubblica. Viste le reazioni della politica e della stampa? “L’attentato è un assist alla xenofobia di Marine Le Pen”, “Salvini tifa per la neofascista, forza Marine”, “Voto influenzato dall’attacco jiadista ai simboli delle istituzioni”. Il titolo del Manifesto, testata superstite della sinistra-sinistra, titola “Chacal, avvoltoi volano sull’Eliseo”. Il califfato si accredita con non richiesta tempestività dell’attacco ai poliziotti francesi, Trump gonfia il petto per dichiarare con strumentale presunzione “Visto? Ha ragione chi come me erige muri anti immigrazione”. In generale, si uniscono al coro del “fuori lo straniero” anche Paesi tolleranti. L’Italia per esempio, anche se con toni governativi meno bruschi, niente toni isterici del centro (meno) e urla bellicose della destra. Posto che del terrorismo si giovino Le Pen e simili, la conseguenza ovvia sarebbe mano dura contro gli immigrati, compresi i cosiddetti lupi solitari che avrebbero tutto da perdere se diventasse proibitivo l’esodo temporaneo dai Paesi che li ospitano e il ritorno dopo la cosiddetta radicalizzazione. E’ così difficile da capire? Se gli attentati di Parigi, uno a due giorni dal voto, il secondo ventiquattro ore prima, influenzassero le elezioni a favore della destra, il teorema del “a chi giovano gli attentati ” sarebbe dimostrato. Qua e là, tra le righe dei quotidiani e perfino nei titoli, c’è chi con cautela sospetta che la rivendicazione dell’Isis sia frutto di opportunismo autopromozionale e che dietro gli attentati si nascondano abili mistificazioni (servizi segreti?), progettate per dirottare voti alla destra. Vedremo, ma il dubbio, a prescindere da chi primeggerà al primo turno di domani, corre sul filo della comunicazione non opzionata dai poteri mediatici. Cantava Gaber”…la liberà non è star sopra un albero e neppure un’ illusione…libertà è partecipazione”. Ovvero, credito e condivisione dell’informazione alternativa che si chiede e chiede a chi fanno gioco gli atti di terrorismo a un passo da elezioni che mettono in gioco, appunto, libertà e democrazia.

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