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INCHIESTA CONSIP / NON SOLO ROMEO. SOTTO CON BIGOTTI E MANUTENCOOP


19 aprile 2017 autore: Cristiano Mais



consip

Ezio Bigotti

Ezio Bigotti

Inchiesta Consip, il raggio d’azione degli inquirenti si allarga. Non solo gli appalti aggiudicati al gruppo che fa capo ad Alfredo Romeo, ma anche quelli finiti ai ‘concorrenti’ – si fa dire quando le torte spesso e volentieri sono spartite a tavolino – del calibro di Manutencoop, l’acrobatica coop che fa capo alla Lega, un tempo la portabandiera rossa; e delle imprese riconducibili a un altro big del settore, Ezio Bigotti. A bordo dell’ammiraglia ExitOne, referente (e secondo non pochi addetti ai lavori, anche socio) della star francese Cofelny, Bigotti è un ottimo amico di Denis Verdini, come la Voce ha dettagliato circa un mese fa in una cover story, seguita a ruota, un paio di settimane dopo, dall’Espresso.

Daniel Buaron

Daniel Buaron

Non solo Verdini e Ignazio Abrignani, comunque, tra i potenti amici di Bigotti. Fra le carte una serie di altri grossi appalti e alcune relazioni d’affari. Da novanta.

Come la commessa Bankitalia di qualche anno fa, ottenuta con un partner d’eccezione, Colliers, che fa capo al finanziere Ofer Arbid, ottimo amico di Daniel Buaròn (attuale socio di Prelios con il re dei fondi Massimo Caputi e l’ex ad di Enel Fulvio Conti) e con potenti entrature nell’Enpam, l’ente previdenziale dei medici sua volta impegnato nella gestione di un mega partimonio immobiliare.

ExitOne e Colliers si aggiudicarono la gara per la gestione di una settantina di immobili di proprietà della Banca d’Italia, un giro d’affari da 300 milioni. “Auspichiamo – dissero i vertici delle due società – una rapida risposta da parte degli investitori istituzionali e degli operatori di mercato. Tutto ciò nell’ottica di mirate dismissioni e di un processo di razionalizzazione da parte della Banca d’Italia”.

I contatti con Caputi non erano mancati qualche anno prima: quando lo stesso Istituto di Vigilanza ‘consiglia’ al manager di abbandonare il timone della sua creatura, Idea Fimit, e di diversificare le attività. Caso mai con Real estate & Global service, terreni di caccia del gruppo Romeo e dello stesso Bigotti.

Massimo Caputi

Massimo Caputi

Detto fatto, da un lato Caputi comincia la trattativa con il gruppo De Agostini, che poi via DEA diventerà azionista di Idea Fimit con il 70 per cento delle quote, in compagnia del carrozzone Inps (che ha appena espresso il suo uomo al vertice del cda, Stefano Scalera, consigliere economico del ministro Pier Carlo Padoan); e dall’altro cerca un partner per la diversificazione.

Ed ecco i primi contatti l’Immobiliare Lombarda del gruppo Ligresti. Non vanno in porto, sia per i problemi della famiglia siciliana che per la trattativa contemporaneamente avviata dai Ligresti con Unipol per la vendita di SAI. Il tutto ha portato a una condanna per turbativa di mercato decisa dalla procura di Torino (tutto ok invece a Milano: un copia incolla delle attuali liti tra la procura di Roma e quella di Napoli per il caso Consip) che a breve deve pronunciarsi anche sul destino di Carlo Cimbri, il numero uno dell’ex compagnia rossa.

Le trattative tra Caputi e lo stesso Bigotti, comunque, non si concludono.

Un altro, Bigotti, che vuol diversificare. Ma in un campo prettamente affine: ossia il software per il Global service. Affida infatti ad una sigla ad hoc, Ideare, una piattafoma software che riesce a piazzare ad una sfilza di imprese, tra cui la stessa Idea Fimit. “Un’idea geniale – commentano gli addetti ai lavori – perchè Bigotti in qualche modo si ritrova in mano le chiavi d’accesso in tutte quelle realtà. Insomma, fai soldi per vendere il tuo software e al tempo stesso diventi un po’ il padrone di casa”.

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