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PRESCRIZIONE AMMAZZATUTTO / NON SI UCCIDONO COSI’ ANCHE I CAVALLI ?


8 aprile 2017 autore: Andrea Cinquegrani



cavallo

Gianfranco Vissani

Gianfranco Vissani

Argomento clou alla puntata di TV Talk di sabato 8 aprile l’animalismo. Con due protagonisti d’eccezione: l’ex santorina doc Giulia Innocenzi, la nuova voce dei puledri, e Gianfranco Vissani, il bisteccaro e mangiavegani numero uno. Al centro del dibattito anche i fatti choc di Caluso, nel Torinese, dove uno stalliere è stato torturato fino quasi alla morte, perchè aveva osato rivelare al reporter di Striscia la notizia fatti e misfatti di quell’inferno dal nome solare, Erbaluce, dove una quarantina di cavalli subivano sevizie, scosse elettriche e maltrattamenti d’ogni razza.

Dal napoletano, invece, arrivano notizie da brivido su traffici di cuccioli provenienti dall’est, Ungheria in particolare: fatturati alle stelle per centinaia di migliaia di creature importate, condizioni di trasporto disastrose e via martoriando.

 

IL SUPER BINGO DI MONNEZZE, CORSE CLANDESINE & TORTURE

Giulia Innocenzi

Giulia Innocenzi

Intanto, nel più perfetto silenzio mediatico, sempre a Napoli subisce continui rinvii un grosso processo che vede alla sbarra imprenditori – si fa per dire – dell’ambiente, discaricatori, trafficanti e camorristi: tutti impegnati a riciclare i proventi dello smaltimento illecito di monnezze nell’organizzazione di gare clandestine di cavalli & scommesse altrettanto illegali. Poi, per completare il giro, macellazioni altrettanti clandestine di carni e commerci abusivi. E per non farsi mancar niente, nel mezzo sevizie d’ogni sorta ai cavalli, vite in box 2 per 2, abusi d’ogni tipo.

Cominciamo proprio da questa storia. Che i media partenopei ignorano, calata una autentica cortina di silenzio omertoso. Perchè, pagliacciate a parte, ormai monnezze e torture – ad umani e diversamenre umani – non tirano più.

E pensare che stavolta alcuni protagonisti della vicenda erano già comparsi in una precedente inchiesta, Chernobyl, avviata nel 2007 alla procura di Santa Maria Capua Vetere e ormai in dirittura verso la solita prescrizione.

Racconta un avvocato partenopeo. “Quell’inchiesta era molto importante perchè riguardava traffici di rifiuti non solo in Campania ma in mezzo Sud, epicentro il beneventano, tanto che c’erano parecchi mastelliani coinvolti. Ne combinavano di tutti i colori, scaricando rifiuti chimici, industriali, addirittura delle fosse settiche delle navi in fiumi, laghi e terre, senza fregarsene delle terribili conseguenze. Nato a Capua Vetere, il processo poi è stato spostato a Salerno, ed è ormai morto e sepolto, perchè quasi tutte le imputazioni si prescrivono in sette anni e mezzo. Stesso tempo previsto per questa seconda inchiesta che riguarda sempre traffici di rifiuti tossici, discariche e quant’altro, ma riserva anche un secondo filone, ossia il riciclaggio, fatto con le corse clandestine, le scommesse, il dopaggio e il massacro dei cavalli”.

Anche stavolta, infatti, i fatti risalgono al 2008, l’avvio dell’inchiesta è di qualche anno più tardi, poi lo start del processo che ora veleggia verso i sei anni. Nel sonno più totale. La Voce ne ha scritto alcuni mesi fa, dettagliando nomi e protagonisti della vicenda, che potete leggere cliccando sul link in basso.

Ultima udienza un paio di settimane fa, marzo 2017, quando è stato sentito un teste, tale Santoro, un ufficiale.

Una testimonianza molto importante, secondo il presidente del collegio giudicante Marco Occhiofino, che ha raccolto la verbalizzazione, ma poi ha interrotto l’udienza per aggiornare i lavori a sei mesi dopo, 7 novembre 2017. Per fare cosa? Ma per riascoltare l’ufficiale Santoro, ovvio!

Il giudice Marco Occhiofino

Il giudice Marco Occhiofino

Commenta un altro legale: “E’ mai possibile che un processo sia eternamente destinato a morire di prescrizione? Ormai la circostanza è scientifica. La cosa è tanto più insopportabile in processi come questo per la gravità dei reati, che però riguardando ambiente e animali sono gravi per modo di dire, si prescrivono al minimo, quindi sette anni e mezzo. Una condanna, se arriva, la puoi appendere alla parete, perchè tanto poi c’è l’appello e finisce tutto. Succede per Viareggio dove ammazzano 33 persone, figurarsi qui!”.

Per questo gli imputati se ne fottono, sanno di poter agire nella più totale, perfetta impunità, perfino garantiti, nel loro percorso criminale, dalla “legge”.

Continua il legale: “Prediamo un caso, che fra l’altro per via dell’ordine alfabetico, dà il nome al fascicolo d’inchiesta: Agizza (più altri). Compare in questa inchiesta, sia come imprenditore nel settore dei rifiuti che come organizzatore delle corse clandestine. E compariva nella precedente inchiesta Chernobyl, quella volta solo per i traffici di monnezze. Cosa aspettiamo adesso, il terzo caso? Ma a cosa serve una giustizia del genere?”.

Per fortuna ci sono gli ambientalisti, gli animalisti, diranno in parecchi. Se non ci fossero loro bisognerebbe inventarli, tante denunce non avrebbero mai avuto seguito, tanti processi non si farebbero mai fatti. “Come quello per un canile clandestino nell’hinterland – raccontano al tribunale di Napoli – il canile della famiglia Beneduce, spesso chiacchierato, ma mai colpito da provvedimenti giudiziari. Se non fosse stato per l’impegno di alcune sigle ambientaliste e animaliste e di alcuni avvocati che lavorano in perfetto volontariato, non sarebbe successo niente. E invece stavolta c’è una condanna, c’è un veterinario sotto inchiesta, c’è la possibilità che vengano irrogate sanzioni. Un passo in avanti rispetto al silenzio e alle complicità di prima”.

La locandina del film

La locandina del film

Nel caso del processo sui cavalli dopati & torturati, però, è calato il più totale silenzio. Anche di quelle coraggiose sigle. Forse per non disturbare ‘il corso della giustizia’. O il lavoro del giudice Occhiofino che già vede delinearsi la prossima prescrizione.

Secondo alcuni, “è stato un errore fare un processo a così ampio raggio, mettendo insieme mega reati ambientali, riciclaggio, corse clandestine, scommesse, torture e macellazioni”. Troppa carne – è il caso di dirlo – al fuoco. “Ma non è così – notano altri – perchè se un processo è vasto e articolato deve essere ugualmente portato avanti. E soprattutto con tempi decenti, non rinviando di sei mesi in sei mesi, perchè in questo modo la prescrizione è automaticamente raggiunta senza tanti sforzi”. Staremo a vedere. Anche se i riflettori mediatici avranno un minimo di decoro nel seguire la vicenda. “Ma non c’è da stare allegri – è un’altra amara constatazione – figurarsi che nessun giornalista napoletano è mai venuto a una sola udienza per il processo partito un anno fa sulla strage per il sangue infetto, in corso di svolgimento proprio a Napoli da aprile 2016 e che vede tremila morti sul campo. E allora, che vogliamo sperare da questa stampa, da questi media sempre allineati e coperti?”.

 

I TRAFFICI DI CUCCIOLI DALL’EST

Per fortuna ogni tanto qualcuno batte un colpo. Come Stella Cervasio, che su Repubblica Napoli scrive un ampio reportage titolato “Maxi vendita di cani con evasione fiscale, business da 8,7 milioni – In cinque anni importati dall’Est 37 mila cuccioli”. Ecco l’incipit: “Un enorme giro di società che nascevano e avevano vita breve, evadendo il fisco per milioni in un settore commerciale che fa business, fondato sull’ignoranza di chi compra: l’importazione e la vendita di cani di razza da paesi come l’Ungheria, dove gli allevamenti lager sono centinaia”.

Stella Cervasio

Stella Cervasio

Continua Stella Cervasio: “Bull dog, chihuahua, shar pei, barboncini, soprattutto cani di piccola taglia, che sono i più richiesti dagli acquirenti, ignari dei calvari spesso affrontati dagli animali in tenerissima età provenienti dall’est Europa come quelli trattati dalle società indagate, arrivavano a bordo di furgoni. Venivano venduti a prezzi che oscillavano tra i 700 e i 1.300 euro a cucciolo, emettendo – scrivono i giudici di Aversa – fatture di vendita con importi nettamente inferiori rispetto a quanto realmente incassato”.

E ancora: “A breve si aprirà il processo ai soggetti indagati per traffico illecito di animali da compagnia, maltrattamento, uso di atto falso e frode commerciale”. Poi: “A Biagio Orefice, ritenuto dagli inquirenti l’animatore di tutte le operazioni, è stato sequestrato tra l’altro un appartamento in via Caravaggio, a Napoli, da oltre 700 mila euro, altre due case, un negozio e una macchina. La precedente inchiesta riguardò anche il maltrattamento. Due associazioni animaliste si costituiranno parte civile”.

Anche stavolta due inchieste. E alcune sigle animaliste come parti civili.

E la prescrizione, sarà sempre lei il solito convitato di pietra?

 

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