INCHIESTA TRANI – LA PARTITA NON E’ CHIUSA

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Elio Lannutti

Elio Lannutti

La formula assolutoria, da un punto strettamente penalistico, usata dal Tribunale di Trani nella lettura del dispositivo della sentenza del 30 marzo 2017, nei confronti dei quattro analisti di S&P (Yann Le Pallec, Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer), dal reato di manipolazione del mercato, previsto e punito nel nostro ordinamento dall’art. 185 TUf, con riferimento al doppio declassamento dell’Italia del 13 gennaio 2012 (da A a BBB+), è stata pronunciata con la formula dubitativa «perché il fatto non costituisce reato».

Il giudice penale ha dunque accertato i fatti illegittimi, ed assolto gli imputati perché le prove assunte nel procedimento penale non gli hanno consentito di ritenerli in colpa «oltre ogni ragionevole dubbio»:ciò significa che il giudice civile potrà valutare diversamente le prove penalmente insufficienti (cfr. Cass. Civ., n. 25538 del 13 novembre 2013). Il ‘fatto’ storico della manipolazione del mercato – con riferimento al doppio downgrade del gennaio 2012 – è stato accertato dallo stesso Tribunale che, però, nutre un dubbio: questa manipolazione è stata effettivamente voluta dai quattro analisti o sono stati solo sbadatisuperficiali?

Adusbef e Federconsumatori convinte, analogamente allo scrupoloso e preparato PM, Michele Ruggiero, che quei professionisti a livelli apicali, non agiscono per caso o sbadataggine, ma con scienza e consapevolezza piena e che, a differenza del pensiero del Tribunale penale, non vi può essere alcun dubbio sul dolo. Trattandosi pertanto, di manipolazione (quanto meno) colposa, gli italiani avranno certamente diritto a un risarcimento di danni, con un giudizio davanti  al Tribunale civile con la produzione di quella sentenza penale del 30 marzo 2017, di cui si aspetterà, comunque di leggere le motivazioni.

Il Tribunale, utilizzando la formula dubitativa di assoluzione dal reato penale, ha indirettamente ritenuto che quel doppio declassamento dell’Italia, ovvero il ‘fatto’ di una attività di valutazione (rating) involontariamente errata e/o falsificata in danno dello Stato sovrano Repubblica, ha di fatto aperto la via ad una diversa tutela dei danni subiti dallo Stato italiano e dai cittadini italiani, quella del giudizio civile. Pertanto, in esito alla lettura delle motivazioni, Adusbef e Federconsumatori si riservano di dare corso alla più ampia tutela degli interessi economico-patrimoniali dei cittadini italiani sollecitando lo Stato Italiano, ad attivarsi in tal senso, pena una evidente responsabilità erariale del Governo qualora dovesse restare  (ancora) inattivo.

Sussiste, infatti, il diritto dello Stato sovrano italiano al ristoro dei danni tutti conseguenti al doppio declassamento, frutto di involontarie e/o erronee/false valutazioni, e se si continua a non esercitare questo diritto, promuovendo un apposito giudizio di risarcimento, è evidente il danno erariale subito dal nostro paese e la necessità di avviare un contenzioso contabile contro quella dolosa omissione. I danni sono facilmente individuabili e quantificabili, fra l’altro, avuto riguardo ai maggiori costi sostenuti dagli istituti di credito che – in sede di approvvigionamento di denaro presso la BCE dopo quel declassamento ‘involontariamente’ manipolativo – hanno dovuto portare in garanzia (collaterale), maggiori valori in titoli di Stato italiani.

Sussiste, altresì, anche il diritto al ripristino del punteggio (credit score) spettante all’Italia prima della erronea/falsa valutazione a fondamento del doppio declassamento del gennaio 2012.

Spiace infine rilevare come non sia stata compresa quella sacrosanta battaglia giudiziaria, con i molti ‘tifosi’, che hanno esultato per quel provvedimento favorevole alla finanza speculativa, che ha affossato l’Italia e l’Europa, mossi forse da ignoranza, interesse o puro masochismo.

 

Nella foto il Tribunale di Trani

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