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Domani a Trani, il giorno del giudizio contro i padroni del mondo


29 marzo 2017 autore: ELIO LANNUTTI



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Domani a Trani, il giorno del giudizio contro i padroni del mondo, che adusi a giudicare non volevano essere giudicati dal Pm Michele Ruggiero e collegio presieduto dalla dott.ssa Angela Schiralli, nel processo del secolo per manipolazione dei mercati, aperto nel 2011 dopo le circostanziate denunce di Adusbef e Federconsumatori contro S&P e Fitch.

Più che una pistola fumante è un bazooka fumante, la conversazione telefonica, intercettata durante le indagini, tra l’allora AD per l’Italia di S&P, Maria Pierdicchi (che Bankitalia ha prontamente designata nel cda della 4 banche in risoluzione con Roberto Nicastro) e Deven Sharma, l’allora presidente mondiale dell’agenzia di rating Standard & Poor’s (costretto a dimettersi qualche mese dopo per un errore nella valutazione del debito degli Stati Uniti), sul doppio downgrade dell’ Italia” (da A a BBB+) del 13 gennaio 2012- come sottolineato da Michele Ruggiero durante la requisitoria al processo ad analisti e manager di Standard & Poor’s.

Le sacrosante richieste del pm di Trani, Michele Ruggiero, fatte al processo per manipolazione del mercato a carico di cinque tra analisti e manager di Standard & Poor’s per i quali ha chiesto la condanna a pene comprese tra i 3 e i 2 anni di reclusione, con gli imputati accusati di aver fornito “intenzionalmente” ai mercati finanziari – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull’affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento adottate dal governo per “disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore”, con l’’ultimo report sotto accusa del 13.1.2012 col  quale  S&P,  decretò il declassamento del rating dell’Italia di due gradini, auspichiamo siano accolte.

Condivisibile la richiesta di condanna per manipolazione del mercato a due anni di reclusione e 300 mila euro di multa per Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P, e a 3 anni di reclusione ciascuno e 500 mila euro di multa per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per la società Standard e Poor’s è stata chiesta la condanna alla sanzione pecuniaria di 4,647 mln di euro.

Adusbef e Federconsumatori, auspicando la condanna al processo del secolo, come inversione di tendenza di uno Stato di diritto, che non fa decidere il proprio destino  da tecnocrati e cleptocrati, ricordano la prova provata nella telefonata di Pierdicchi ad alcuni analisti (di S&P, ndr), che dice:  “non hanno le capacità adeguate per poter gestire il rating sovrano dell’ Italia”, bazooka fumante che si salda con la mail di Renato Panichi, il manager di S&P che in una mail interna aveva criticato  i giudizi di alcuni analisti di S&P sull’affidabilità del sistema creditizio italiano.

     Inopportuna la lettera di cleptocrazia europea e Troika firmata dai capi BCE, che ordinava al Governo Berlusconi piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali; privatizzazioni su larga scala; riforma dei contratti di lavoro e dei licenziamenti; l’anticipo del pareggio di bilancio al 2013 anziché al 2014, un vero e proprio diktat che impose il decreto legge approvato dal CDM il 13 agosto 2011, una manovra bis da 65 miliardi che si sommava a quella da 80 miliardi decisa appena un mese prima, scritta sotto dettatura della Bce, che con il concorso delle agenzie di rating sulla capacità creditizia di uno stato sovrano quale era l’Italia, portò alla destituzione dell’ultimo governo legittimamente eletto dal popolo italiano e l’insediamento del Governo Monti.

    Poiché nel 2011 (Pil, debito pubblico, occupazione, inflazione, potere di acquisto, redditi, capacità di spesa, export e bilancia commerciale), tutti gli indicatori economici erano migliori di oggi con l’Italia che stava messa molto meglio di altri Stati europei, grida giustizia la lettera Bce, firmata da Mario Draghi e Jean Claude Trichet del 5 agosto 2011, che innescò la speculazione sui titoli pubblici, la dittatura degli spread, la perdita della sovranità con un “golpe chiamato rating”.




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