Le collaudate arti rumene, i patrimoni volati all’est e il grullo che si fa chiamare Cicci

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C’è forse molto più di quel che appare ad una superficiale lettura nella polemica, apparentemente solo sessista, che ha fatto chiudere il programma di Paola Perego. Ci sono storie di soldi, c’è il dramma di interi patrimoni familiari finiti nelle casse di famiglie provenienti da Paesi dell’Est (mamme, nonni, zii, cognati…) che con uno stratagemma ormai super-collaudato – ma ancora efficace dopo vent’anni – riescono a sistemare due-tre generazioni in Romania, ma anche Albania, Polonia e soprattutto Ucraina, lasciando a bocca asciutta per i prossimi trent’anni figli e nipoti del malcapitato grullo nostrano, che a settant’anni e passa stravede se lei lo chiama Cicci.

Amore e sesso, la presunta sottomissione, l’abilità in cucina e nelle faccende domestiche, quella patina stirata di dolcezza, o il farsi trovare sempre disponibili per coccole e intimità: sono solo le parti ormai trite e ritrite di un copione che si ripete da anni e continua a mietere vittime – anche fisicamente – fra gli uomini anziani del nostro Paese.

Sarà interessante elaborare una statistica per capire a quanto ammontano i patrimoni familiari – piccoli, ma anche medi – trasmigrati dall’Italia ai Paesi da cui ogni anno partono migliaia di donnine per cercare in Italia il pollo da spennare a dovere. In genere bastano due-tre settimane, poi quasi sempre lo trovano. Condizione essenziale è naturalmente quella, una volta agganciato il “vecchio-che-si-sente-diversamente-giovane-e-incompreso”, di convincerlo con la dovuta “mitezza” a sottoscrivere già dopo il primo annetto di convivenza lasciti, donazioni, o intestazioni in vita, a favore della “fatina” che gli gira intorno la sera con abiti succinti. Le più abili arrivano addirittura al matrimonio. E lì come sappiamo, per la legge italiana, diventano il dominus di quel poco o tanto che “Cicci” aveva accumulato durante tutta la vita, quasi sempre con il lavoro di quella “vecchia ciabatta brontolante” che è diventata per lui la moglie.

A quel punto è fatta: la “Cicciolina” deve solo sedersi sul letto (del fiume) ed aspettare: il resto lo fa la natura.

Paola Perego

Paola Perego

Quanti ne ha sterminati in questi anni l’abuso di Viagra, nei settantenni, ma finanche sessanta e cinquantenni, già in cura da tempo con farmaci per l’ipertensione che abbatterebbero all’istante anche un falco rapace? Invece lei è lì, ti provoca, ammicca, mettendo su quel teatrino cui lui non sa resistere. Va avanti così per mesi, talvolta anche un paio d’anni. Fino a quando i figli vengono svegliati nel sonno da una telefonata in piena notte: il babbo è lì nel letto. Stecchito. Nessuno indaga sulla eventuale overdose di pillole blu, nemmeno quando indizi e prove del raggiro ci sono già tutti. Alla fine, forse, si tratta di un reato tenue: è stato tanto imbecille da essersela cercata.

Così adesso, mentre l’Italia comincia ad aprire gli occhi – dopo aver ignorato per decenni le grida di mogli e figli depredati, scambiate per insulsi attacchi di gelosia – le famiglie dell’Est incassano. Anzi, hanno già incassato tanto, rimettendo su intere posizioni crollate fin dai tempi dello Zar.

Forse anche questa è globalizzazione. Stupisce solo che di giochini come questi, consumati quotidianamente dietro la porta di casa nelle famiglie italiane da almeno vent’anni, ci si cominci a rendere conto solo adesso.

Non è mai troppo tardi? Chissà. Di sicuro, se domani qualcuno comincerà a fare i calcoli sui patrimoni familiari da milioni di euro emigrati a rimpinguare conti correnti della Romania o di Kiev, un grazie dobbiamo dirlo. A Paola Perego.

Grazie Paola.

 

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